E' passato poco meno di un anno, da quel 1° giugno che sconvolse il mondo come un fulmine a ciel sereno.
Shaquille O'Neal annunciava con un video su Twitter la decisione di ritirarsi dal basket, dopo 19 stagioni che gli sono valse uno posto d'onore nell'Olimpo del basket e che, a tutte le latitudini, hanno cambiato vizi e abitudini del gioco.
Oggi, l'uomo dai mille soprannomi (tutti rigorosamente inventati da lui), varca la soglia dei 40 anni, e se 'la mezza età che porta saggezza' appare come un luogo comune quantomeno veritiero, difficile dirlo per un personaggio simile che ha saputo fare dell'esubero e della sregolatezza un punto di forza inimitabile.
Un esubero, appunto, che tende a manifestarsi dopo un solo colpo d'occhio: un fisico senza eguali al mondo, e che trova degni paragoni solo negli atleti della WWE, uno su tutti Big Show. Un'altezza stimata in 2 metri e 16, diluita su di un peso più variabile del clima a Londra. Si comincia a ragionare da un minimo di 130 kg - con conseguenti addominali e 4 anelli Nba - ad un massimo di 190 kg, il peso delle ultime stagioni, che ha portato più debiti con l'ossigeno che risultati sul campo. Del resto - assicurano molti addetti ai lavori - con una forma fisica accettabile non compromessa da estati discutibili all'insegna di party e decine d'hamburger quotidiani, staremmo parlando con tutta probabilità del giocatore più vincente di sempre.
Già, perché sul dominio fisico e mentale non si comincia neanche a discutere. La controprova del primo fattore sono le due strutture completamente sradicate da "Big Shamrock" (il grande quadrifoglio, ribattezzato così nel periodo del suo approdo ai Boston Celtics) appendendosi al ferro con tutta la potenza donatagli da una Madre Natura indubbiamente in vena di generosità.
Artefice indiscusso del three-peat dei Lakers, ha fatto coppia con Dwayne Wade per una clamorosa cavalcata al titolo nel 2006, impresa sfiorata ma non compiuta tre anni dopo, quando sbarcò in quel di Cleveland al suono di "A ring for the King", promettendo (senza mai mantenere) un anello al giocatore autoproclamatosi re fin dai tempi del liceo, Lebron James.
Dentro e fuori dal campo, O'Neal è sempre stato un figlio di Hollywood, non per estremi anagrafici ma per personalità e senso scenico. Doti che ha sempre avuto in abbondanza, fin dall'infanzia passata nel New Jersey allevato dal padre illegittimo, il sergente della marina americana ora in pensione, Philip Harrison. Alla disciplina rigorosa che solo il figlio di un militare può ricevere, il giovane Shaquille (due gracili metri già a 14 anni) dimostra ben presto di abbinare una qual certa attitudine allo scherzo e alla giocosità. Le stesse caratteristiche che lo hanno portato, in tribunale, a disquisire per ore sulla legge di gravità e filosofia in pillole dopo aver steso con un colpo molto al di sopra della metaforica cintola un avversario decisamente più piccolo di lui. Udienza che gli valse il soprannome di "The Big Aristotele", paragone in seguito perpetrato e sostenuto da imperdibile conferenze stampa. Memorabile quella relativa all'All Star Game del 2005, quando un O'Neal piuttosto ispirato presenziò all'evento accompagnato da una sua scarpa, misura 57, modificata fino ad essere resa un telefono cellulare, con tanto di antenna all'estremità e tastierino numerico incastonato nella suola.
Negli ultimi quattro anni, ancora in attività, ha alternato al lavoro principale da giocatore Nba quello di poliziotto; varie esperienze scaglionate nel tempo che a Miami ancora ricordano e faranno fatica a dimenticare facilmente. Durante la sua prima prova in veste di sceriffo, Shaq ha preso il primo malcapitato nel suo raggio d'azione, colpevole di aver gettato una cartaccia per terra e "accompagnò" la sua testa dentro la tazza di un water. Sorte analoga per una seconda uscita notturna, quando un ragazzo mancò di prontezza di riflessi e l'agente O'Neal lo punì atterrandolo con un ginocchio - e che ginocchio - sulla schiena, nella migliore tradizione del film poliziesco americano.
E se la faccia chiara della luna è lì, soltanto da ammirare, non manca certo il relativo lato oscuro. Lo scorso anno, l'ex giocatore fu accusato dal gangster Robert Ross di essere un boss sanguinario che più di una volta ha commissionato omicidi, in particolare quello del membro dei Downtown Gangster Crips, reo di avergli mancato di rispetto di fronte alla moglie Shaunie. Se siano soltanto illazioni o meno, è ancora tutto da stabilire.
Nel frattempo, Shaq non sta certo con le mani in mano, districandosi giorno e notte tra film che lo vedono come attore, comparsate televisive e la sua vera passione, la musica Hip Hop. Sì, perché quello che Keon Clark ebbe a definire "un frigorifero pieno che non dovete spostare, perché vi attacca prima lui", è attualmente impegnato nella gestione della sua casa discografica, la Shaq Diesel©, da un soprannome tatuato e reperibile nel bicipite sinistro del campione, appena sopra il simbolo di Superman, il personaggio che più lo ha rappresentato sul campo in tutti questi anni.
Shaquille O'Neal annunciava con un video su Twitter la decisione di ritirarsi dal basket, dopo 19 stagioni che gli sono valse uno posto d'onore nell'Olimpo del basket e che, a tutte le latitudini, hanno cambiato vizi e abitudini del gioco.
Oggi, l'uomo dai mille soprannomi (tutti rigorosamente inventati da lui), varca la soglia dei 40 anni, e se 'la mezza età che porta saggezza' appare come un luogo comune quantomeno veritiero, difficile dirlo per un personaggio simile che ha saputo fare dell'esubero e della sregolatezza un punto di forza inimitabile.
Un esubero, appunto, che tende a manifestarsi dopo un solo colpo d'occhio: un fisico senza eguali al mondo, e che trova degni paragoni solo negli atleti della WWE, uno su tutti Big Show. Un'altezza stimata in 2 metri e 16, diluita su di un peso più variabile del clima a Londra. Si comincia a ragionare da un minimo di 130 kg - con conseguenti addominali e 4 anelli Nba - ad un massimo di 190 kg, il peso delle ultime stagioni, che ha portato più debiti con l'ossigeno che risultati sul campo. Del resto - assicurano molti addetti ai lavori - con una forma fisica accettabile non compromessa da estati discutibili all'insegna di party e decine d'hamburger quotidiani, staremmo parlando con tutta probabilità del giocatore più vincente di sempre.
Già, perché sul dominio fisico e mentale non si comincia neanche a discutere. La controprova del primo fattore sono le due strutture completamente sradicate da "Big Shamrock" (il grande quadrifoglio, ribattezzato così nel periodo del suo approdo ai Boston Celtics) appendendosi al ferro con tutta la potenza donatagli da una Madre Natura indubbiamente in vena di generosità.
Artefice indiscusso del three-peat dei Lakers, ha fatto coppia con Dwayne Wade per una clamorosa cavalcata al titolo nel 2006, impresa sfiorata ma non compiuta tre anni dopo, quando sbarcò in quel di Cleveland al suono di "A ring for the King", promettendo (senza mai mantenere) un anello al giocatore autoproclamatosi re fin dai tempi del liceo, Lebron James.
Dentro e fuori dal campo, O'Neal è sempre stato un figlio di Hollywood, non per estremi anagrafici ma per personalità e senso scenico. Doti che ha sempre avuto in abbondanza, fin dall'infanzia passata nel New Jersey allevato dal padre illegittimo, il sergente della marina americana ora in pensione, Philip Harrison. Alla disciplina rigorosa che solo il figlio di un militare può ricevere, il giovane Shaquille (due gracili metri già a 14 anni) dimostra ben presto di abbinare una qual certa attitudine allo scherzo e alla giocosità. Le stesse caratteristiche che lo hanno portato, in tribunale, a disquisire per ore sulla legge di gravità e filosofia in pillole dopo aver steso con un colpo molto al di sopra della metaforica cintola un avversario decisamente più piccolo di lui. Udienza che gli valse il soprannome di "The Big Aristotele", paragone in seguito perpetrato e sostenuto da imperdibile conferenze stampa. Memorabile quella relativa all'All Star Game del 2005, quando un O'Neal piuttosto ispirato presenziò all'evento accompagnato da una sua scarpa, misura 57, modificata fino ad essere resa un telefono cellulare, con tanto di antenna all'estremità e tastierino numerico incastonato nella suola.
Negli ultimi quattro anni, ancora in attività, ha alternato al lavoro principale da giocatore Nba quello di poliziotto; varie esperienze scaglionate nel tempo che a Miami ancora ricordano e faranno fatica a dimenticare facilmente. Durante la sua prima prova in veste di sceriffo, Shaq ha preso il primo malcapitato nel suo raggio d'azione, colpevole di aver gettato una cartaccia per terra e "accompagnò" la sua testa dentro la tazza di un water. Sorte analoga per una seconda uscita notturna, quando un ragazzo mancò di prontezza di riflessi e l'agente O'Neal lo punì atterrandolo con un ginocchio - e che ginocchio - sulla schiena, nella migliore tradizione del film poliziesco americano.
E se la faccia chiara della luna è lì, soltanto da ammirare, non manca certo il relativo lato oscuro. Lo scorso anno, l'ex giocatore fu accusato dal gangster Robert Ross di essere un boss sanguinario che più di una volta ha commissionato omicidi, in particolare quello del membro dei Downtown Gangster Crips, reo di avergli mancato di rispetto di fronte alla moglie Shaunie. Se siano soltanto illazioni o meno, è ancora tutto da stabilire.
Nel frattempo, Shaq non sta certo con le mani in mano, districandosi giorno e notte tra film che lo vedono come attore, comparsate televisive e la sua vera passione, la musica Hip Hop. Sì, perché quello che Keon Clark ebbe a definire "un frigorifero pieno che non dovete spostare, perché vi attacca prima lui", è attualmente impegnato nella gestione della sua casa discografica, la Shaq Diesel©, da un soprannome tatuato e reperibile nel bicipite sinistro del campione, appena sopra il simbolo di Superman, il personaggio che più lo ha rappresentato sul campo in tutti questi anni.