La storia

Camp Nou come opera d'arte
Il 'mosaico' compie venti anni

Era il 7 marzo del 1992 quando, mutuando un'idea nata negli stadi italiani, i tifosi del Barcellona idearono la prima coreografia corale, trasformando gli spalti in un quadro scomponibile. Da quel giorno se ne sono succedute ben 56, tutte spettacolari, la più costosa (100mila euro) in occasione del centenario

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La prima lampadina si accese da noi, fra Curva Sud dell'Olimpico e Curva B del San Paolo, tifosi dell'Atalanta, Inter, Milan. Ma il "mosaico" del Barcellona è diventato unico per bellezza, ampiezza e continuità, e ieri ha compiuto vent' anni: tutto lo stadio o quasi ammantato di colori e, si presume, d' amore. Per mosaico s' intende quella coreografia che attraverso un sempre crescente numero di foglietti colorati, o bandierine, con delle scritte al suo interno, trasforma le tribune in un quadro scomponibile, a volte cangiante. Un messaggio forte: siamo una cosa sola. Vent' anni fa, il 7 marzo del 1992, il primo esperimento al Camp Nou. Si giocava, guarda caso, contro il Real Madrid uno dei tanti "clasicos". Per iniziare ci provano in 17 mila. Si nascondono sotto il tetto di un pezzo di cartone ed emerge una parola stretta di cinque lettere attraverso la quale le persone coinvolte possono comunque spiegare il senso della vita: "Barça".

Il merito dell'acquisizione va ascritto a Jordi Sant, il fondatore del Penya Barcelonista Almogavèrs. Che durante una vacanza in Italia intuì che il piccolo fenomeno scoperto per caso sui campi di Bergamo e Napoli poteva essere importato e migliorato. Da quel giorno sono stati concepiti, grazie al supporto spontaneo e al sostegno economico degli abbonati sparsi fra 2000 fan club, i quali sono anche azionisti della società, pensati e tecnicamente realizzati 56 "mosaici" diversi. Sempre più grandi. In nome di quella "luccicanza" e "travolgenza" che caratterizza lo spirito del tifoso del Barcellona, noto anche come "culés": "Non posso nascondere l'orgoglio", riconosce il presidente Sandro Rosell.

"Questo modello di tifo è più di ogni altro la rappresentazione di uno spirito collettivo, di un amore che contagia e che al tempo stesso non si disperde". Dodici del venti "mosaici" prodotti in questi anni, quasi tre all'anno, hanno fasciato l'intero Camp Nou. Nessuno è mai riuscito a organizzare un evento tanto grande (e costoso) sovrapposto a un altro evento. Uno giustifica l'altro: "Noi calciatori", dice Andres Iniesta, "siamo la continuazione di quell'amore". Immaginate 90 mila cartoncini con i due colori della Catalogna (blau e grana) e quel tanto di giallo che serve, per esempio, a ricostruire la parola "Barça". Nove mosaici sono stati usati per delle finali (cinque di Champions League). Anche in trasferta dunque. Per 19 volte, a dimostrazione che l'amicizia conta come la rivalità, è apparso contro il Real Madrid. Per ottenere 56 mosaici c'è stato bisogno del coinvolgimento complessivo di quasi due milioni di persone. Se i cartoncini utilizzati venissero cuciti insieme si coprirebbe la distanza di 1.203 chilometri, quasi la distanza che separa Barcellona da Roma (1.300 chilometri). Più dello spazio che intercorre fra il Camp Nou e Wembley. Tanto poi ci pensano Messi & Co. a ridurre il gap.

Il "mosaico" più costoso venne realizzato per il centenario della squadra, quando in campo scese il Brasile (100 mila euro): in quell'occasione venne addirittura concepito e realizzato un mosaico reversibile, due immagini (per così dire) panoramiche dell'immenso popolo del Camp Nou. Cui apparteniamo un po' tutti. O almeno vorremmo. E quando poi lo stadio si svuota si fa l'ennesima scoperta. Che i seggiolini sono a loro volta un gigantesco mosaico. Con lo slogan più amato a troneggiare là davanti: "Mes que un club".