Goffo, abile, avventuroso fortunato Goffin. Perde ma incontrerà Federer. Non per un caffé ma sul campo. Con tanto di arbitro e di pubblico. Non avrebbe dovuto neppure disputare le qualificazioni del Roland Garros. Aveva ceduto a Sousa. E nonostante questo domani giocherà i suoi primi ottavi di finale di un Grande Slam. Per di più sul campo centrale, il Philippe Chatrier. Cose dell'altro mondo. Qual è a volte il grande tennis.
Le cose vanno così. Goffin è n. 109 del mondo. Quattro forfait dei primi 104 aventi diritto lo avevano spinto sino al n. 105. Se Monfils si fosse ritirato a questo punto lui non avrebbe fatto nemmeno le qualificazioni. Insomma era il primo degli scartati dal tabellone principale. Quindi gioca le qualificazioni. Nel terzo turno delle "quali" le prende dal protoghese Sousa (6-3, 7-6). Lottando distratto. Ha le valigie pronte per tornarsene a casa. Ma una mattina Gael Monfils si sveglia e decide di ritirarsi per uno dei suoi tanti malanni fisici (a guardarlo sembrerebbe impossibile). David Goffin, belga di 21 anni, viene ripescato come "lucky loser". Perdente fortunato. Perdente che resta. Avrà contro quel Federer per il quale prova da sempre una specie di deferenza ossessiva: "La mia stanza era piena di suoi poster". Abita vicino Liegi, non lontano dalle terre di Justin Henin. Federer è ufficialmente il suo Messi. "C'è una giustizia a questo mondo", ha detto ieri dopo aver battuto il polacco Kubot al 3° turno in una partita in cui s'è dovuto, come da abitudine, arrampicare sugli specchi, sui sogni, sul servizio, sugli smash e raccomandarsi l'anima a qualche divinità con la racchetta.
Nel primo turno s'era liberato di quell'antipatico soggetto, mai un sorriso, sempre imbronciato, di Radek Stepanek. Era sotto due set a uno. Riesce a vincere al quinto permettendosi il lusso di cedere al ceco solo due games nelle ultime due partite (6-4, 6-2). Stessa storia anche al secondo turno col francese Clement, 34 anni, 15 Roland Garros alle spalle (questo sarà l'ultimo): sotto due set a uno. Il terzo lo aveva perso addirittura 6-0. Pareva finita. Finita davvero? No. Va allo stesso modo: negli ultimi due set Goffin è una macchina da guerra. Poi con Kubot addirittura si ferisce al mignolo della mano destra, al ginocchio e al gomito cadendo per terra. Scene da cinema: sangue nell'arena. Il fisioterapista scende in campo tre volte per cercare di arginare le emorragie. Ci riesce con strane manovre. Goffin è indistruttibile. Il n. 109 del mondo è un mostro di resistenza, è più forte dei guai e più forte del suo stesso talento. Mandando anche Kubot al check-in dello Charles De Gaulle, diventa così il primo lucky loser a netrare negli ottavi di Roland Garros dai tempi del suo connazionale Mignot, che ci riuscì nel '76, l'anno glorioso di Adriano Panatta. Particolare interessante: finora da giovane di belle o normali speranze, Goffin ha guadagnato, fra singoli e doppio, 196 mila dollari. In un colpo solo, anche se dovesse perdere, com'è altamente probabile, con Federer, ne incasserà 80 mila (lordi). Che per i piccoli del tennis, quelli che non sempre entrano nel tabellone, che spesso, fra "future", "challenger" e qualche turno nei tornei Atp (o inusitati exploit negli Slam), non riescono a rientrare con le spese e finiscono l'anno in rosso, è come trovare un tesoro in dobloni d'oro, in una pentola, in un tronco cavo. Una favola.
Le cose vanno così. Goffin è n. 109 del mondo. Quattro forfait dei primi 104 aventi diritto lo avevano spinto sino al n. 105. Se Monfils si fosse ritirato a questo punto lui non avrebbe fatto nemmeno le qualificazioni. Insomma era il primo degli scartati dal tabellone principale. Quindi gioca le qualificazioni. Nel terzo turno delle "quali" le prende dal protoghese Sousa (6-3, 7-6). Lottando distratto. Ha le valigie pronte per tornarsene a casa. Ma una mattina Gael Monfils si sveglia e decide di ritirarsi per uno dei suoi tanti malanni fisici (a guardarlo sembrerebbe impossibile). David Goffin, belga di 21 anni, viene ripescato come "lucky loser". Perdente fortunato. Perdente che resta. Avrà contro quel Federer per il quale prova da sempre una specie di deferenza ossessiva: "La mia stanza era piena di suoi poster". Abita vicino Liegi, non lontano dalle terre di Justin Henin. Federer è ufficialmente il suo Messi. "C'è una giustizia a questo mondo", ha detto ieri dopo aver battuto il polacco Kubot al 3° turno in una partita in cui s'è dovuto, come da abitudine, arrampicare sugli specchi, sui sogni, sul servizio, sugli smash e raccomandarsi l'anima a qualche divinità con la racchetta.
Nel primo turno s'era liberato di quell'antipatico soggetto, mai un sorriso, sempre imbronciato, di Radek Stepanek. Era sotto due set a uno. Riesce a vincere al quinto permettendosi il lusso di cedere al ceco solo due games nelle ultime due partite (6-4, 6-2). Stessa storia anche al secondo turno col francese Clement, 34 anni, 15 Roland Garros alle spalle (questo sarà l'ultimo): sotto due set a uno. Il terzo lo aveva perso addirittura 6-0. Pareva finita. Finita davvero? No. Va allo stesso modo: negli ultimi due set Goffin è una macchina da guerra. Poi con Kubot addirittura si ferisce al mignolo della mano destra, al ginocchio e al gomito cadendo per terra. Scene da cinema: sangue nell'arena. Il fisioterapista scende in campo tre volte per cercare di arginare le emorragie. Ci riesce con strane manovre. Goffin è indistruttibile. Il n. 109 del mondo è un mostro di resistenza, è più forte dei guai e più forte del suo stesso talento. Mandando anche Kubot al check-in dello Charles De Gaulle, diventa così il primo lucky loser a netrare negli ottavi di Roland Garros dai tempi del suo connazionale Mignot, che ci riuscì nel '76, l'anno glorioso di Adriano Panatta. Particolare interessante: finora da giovane di belle o normali speranze, Goffin ha guadagnato, fra singoli e doppio, 196 mila dollari. In un colpo solo, anche se dovesse perdere, com'è altamente probabile, con Federer, ne incasserà 80 mila (lordi). Che per i piccoli del tennis, quelli che non sempre entrano nel tabellone, che spesso, fra "future", "challenger" e qualche turno nei tornei Atp (o inusitati exploit negli Slam), non riescono a rientrare con le spese e finiscono l'anno in rosso, è come trovare un tesoro in dobloni d'oro, in una pentola, in un tronco cavo. Una favola.