La storia

In 10 mila in bici nelle Dolomiti
"Un sorriso tra le valli per salvare il mondo"

La Maratona si snoda con lunghezze diverse (138, 106 e 55 km) attraverso valli e passi noti in tutto il mondo: Pordoi, Gardena, Sella, Campolongo e ancora Giau, Falzarego, Valparola. "Ogni anno c'è un tema", dice Michil Costa, anima della manifestazione: "Quest'anno è il sorriso: una catena di contatti umani che si snoda per le nostre montagne"
di ANGELO MELONE

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"Cos'è la Maratona delle Dolomiti? Un sorriso". E' così Michil Costa, albergatore e tante altre cose, anima di una delle più famose gran fondo in bicicletta del mondo e insieme interprete di uno spirito autentico di vivere la montagna e le sue valli. Michil ti spiazza, e ti coinvolge. Così come tenta di coinvolgere in una sorta di avventura spirituale - oltre che di fatica e sudore - i quasi dicimila che anche quest'anno spingeranno sui pedali (dalle sei del mattino di domenica) per inanellare alcuni dei passi montani più belli del mondo. Con un sorriso, verrebbe da concludere.

Ma per Michil quel sorriso è molto di più.  "Ogni anno diamo un tema a questa nostra manifestazione", dice. Quest'anno è il sorriso, e ha una storia bellissima: "Nel 2004 fa abbiamo fondato, con i soldi raccolti con la Maratona, una associazione per i bimbi tibetani esuli. Abbiamo realizzato - direttamente noi - un istituto, poi un collegio, poi un ospedale, in collaborazione anche con la sorella del Dalai Lama. Che ho incontrato quest'anno. Una giornata insieme. Incredibile: mentre parli lui ti tocca e, cosa rara, ti ascolta. Ma soprattutto mi ha sorpreso la serenità con cui raccontava gli eventi drammatici del Tibet, sorridendo. Mi sembrava impossibile". E per risposta alla sua incredulità, racconta Michil Costa, dal Dalai Lama gli arrivano tre insegnamenti. "No, tre suggerimenti - dice -. Solo gli ignoranti pretendono di insegnare". E i suggerimenti sono: "Se la cosa è così non può essere diversa, accettala. Tutto passa. Un sorriso salverà il mondo".

Siamo arrivati al sorriso senza ancora parlare della bicicletta, che dovrebbe poi essere il centro della Maratona. E lo è. Ma è chiaro che la bici, le montagne, le persone che le affolleranno sono per Michil solo una parte del suo modo di pensare lo stare al mondo. "Un sorriso salverà il mondo - dice. Una catena di sorrrisi immette energia positiva. A pensarci è così semplice: ecco, io vedo la Maratona come una catena di contatti umani che si snoda lungo le nostre valli. Sembra troppo?".

Sembra troppo, ma propobabilmente non lo è. O, almeno, è abbastanza per spiegare lo spirito che ha accompagnato la crescita di una manifestazione "nata intorno a un tavolo con vino e speck". Era l'87, il gruppo di amici innamorati delle loro bici e delle loro montagne coinvolse 166 cicloamatori. Poi ogni anno di più fino alla decisione di chiudere alcune valli dolomititiche per un giorno e lasciarle solo al brusio delle biciclette ("E non crediate che sia stato facile metter d'accordo tre Provincie, due Regioni..."). Nascono i tre "famosi" percorsi che - con lunghezze (138, 106 e 55km) e difficoltà diverse - si snodano attraverso valli e passi noti in tutto il mondo: Pordoi, Gardena, Sella, Campolongo e ancora Giau, Falzarego, Valparola. Attraversati da quasi novemila ciclisti provenienti da tutto il mondo sulle decine di migliaia che hanno fatto richiesta. Anche un'ottima occasione turistica che centri già rinomati certo non si fanno scappare. Insomma, la Maratona è anche un grande affare.

"Certo. Per alcuni aspetti sono disincantato - risponde Michil -, arriva un sacco di gente che quasi mi spaventa. Ma se tutto si fermasse qui faremmo solo 'sviluppismo', un turismo 'porno-alpino'. Non c'è alcuna nostalgia in quello che dico, ma so che la Natura non può essere usata come una schiava, ed è questo che noi cerchiamo di comunicare a chi viene. Sai che abbiamo scritto una lettera a Napolitano per capire come si può importare in Italia la fondamentale legge dell'Equador che trasforma i luoghi naturali in persone giuridiche?".

"Ci si chiede che relazione ha tutto questo con la bicletta e la Maratona? Totale. Praticamente una simbiosi. Quello che noi vogliamo trasmettere è la capacità di farsi assorbire da quel che c'è intorno. E come, se non in bici o a piedi? E di farlo con dolcezza, non sono con passione. Noi amiamo questo sport e queste montagne e abbiamo l'obbligo di trasmettere questo amore a chi viene a trovarci, condividere la bellezza e arricchirci l'un l'altro".

E' un grande sogno, o appare così. "Non solo un sogno, qualcosa accade. Sul muro del mio albergo ho fatto scrivere una frase per chi inizierà a pedalare. E' di Rudyard Kipling e più o meno dice: Qualcosa è nascosto dietro le montagne, vai... questa cosa aspetta te". La cercheranno in diecimila, pedalando. La speranza di Michil Costa è che la trovino in molti.