La storia

Tofiq Bakhramov, l'Inter a Baku
nello stadio del 'guardalinee di Wembley'

I nerazzurri giocheranno in Azerbaigian contro il Neftchi nell'impianto dedicato all'ex arbitro azero, passato alla storia per aver convalidato (faceva l'assistente) il gol fantasma di Hurst nella celebre finale dei Mondiali del 1966 lanciando di fatto gli inglesi verso il titolo
di ANDREA SORRENTINO

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Tofiq Bakhramov, chi era costui? Per gli inglesi, dal 1966 e per l'eternità, è "the russian linesman", il guardalinee russo, ma in realtà non era né l'una né l'altra cosa: perché non era russo ma azero, dato che a Baku nacque e morì, ed era un arbitro di calcio, cui però capitò di fare il guardalinee in una delle partite più celebri della storia, una partita che proprio lui contribuì a rendere leggendaria. Ecco perché giovedì l'Inter giocherà in Europa League a Baku, capitale dell'Azerbaigian, contro il Neftchi, in uno stadio intitolato proprio a Bakhramov: caso unico al mondo, quello di un impianto che prende il nome da un arbitro.

Ma la fama di Bakhramov, per così dire, è meritatissima, visto che di lui in qualche modo si parla ancora, anzi si parlerà per sempre. Il buon Tofiq, ex calciatore poi arbitro internazionale molto stimato (fu impegnato in due edizioni dei Mondiali, 1966 e 1970, e diresse parecchie gare nelle coppe europee), è passato alla storia perché fu lui a convalidare il famoso gol fantasma di Geoffrey Hurst nella finale mondiale tra Inghilterra e Germania, il 30 luglio dell'anno di grazia 1966.

Sul 2-2 e all'11' del primo tempo supplementare, Hurst riceve palla in area, si gira e di destro la scaglia in porta, dal basso verso l'alto: traversa interna, rimbalzo pochi centimetri al di qua o al di là della linea, poi fuori. Gli inglesi chiedono il gol, i tedeschi negano che la palla sia entrata. L'arbitro svizzero Gottrfied Dienst è perplesso, non ha visto granché. Così va a chiedere a Bakhramov, il guardalinee più vicino all'azione (all'epoca, in campo internazionale, gli arbitri di ruolo facevano anche i guardalinee): un breve consulto è sufficiente, perché Bakhramov è certissimo, non ha dubbi, e dice che la palla è entrata. Dienst convalida e Wembley esplode in un ruggito, i calciatori tedeschi protestano, ma la decisione è presa. Gol del 3-2, di fatto decisivo, perché alla fine arriverà anche il quarto gol (ancora di Hurst) e l'Inghilterra vince il campionato del mondo, per la prima e unica volta nella sua storia. Da quel giorno, e sono passati 46 anni, le immagini del gol fantasma sono state riproposte migliaia di volte, e ogni volta il dubbio rimane, perché all'epoca non c'erano di certo le telecamere e i satelliti in funzione oggi. Per i tedeschi, che da quella volta chiamano "Wembley-Tor" ogni gol fantasma, la palla non era entrata, perché a sentire i giocatori in campo si vide nitidamente uno sbuffo di gesso alzarsi da terra quando la palla rimbalzò; per gli inglesi, ovviamente, era gol netto. Se ne discuterà per sempre, anche se uno studio dell'università di Oxford a metà anni Novanta decretò che la palla era rimbalzata in parte sulla linea, esattamente per sei centimetri, quindi il gol avrebbe dovuto essere annullato.

In una storia come questa è facile che si mischino realtà e immaginazione, o leggenda. Così è realtà storica che alla fine della partita, contravvenendo al cerimoniale secondo cui l'arbitro della finale mondiale dovesse essere premiato con un fischietto d'oro, il premio venne assegnato a sorpresa a tutti e tre i componenti della terna arbitrale; è forse leggenda, ma chissà, che la Regina Elisabetta disse a Bakhramov che il fischietto d'oro gli veniva offerto per i "servizi resi all'Inghilterra". E' realtà che il fischietto d'oro è ancora custodito con orgoglio dalla famiglia Bakhramov, dopo la scomparsa di Tofiq avvenuta nel 1993. E' realtà assoluta che durante la Seconda Guerra Mondiale l'uomo combatté con l'esercito sovietico contro gli invasori tedeschi, mentre potrebbe essere un'ardita deduzione quella secondo cui Bakhramov odiasse a morte la Germania proprio per averla combattuta da soldato. Quando scrisse un libro con le memorie della sua vita, Bakhramov affermò alcune cose, tutte ovviamente in difesa del suo operato. La prima fu che per lui il problema non era stato capire se la palla avesse o meno superato la linea, perché era convinto che la palla prima di cadere a terra avesse toccato la parte superiore della rete, non la traversa, quindi era già gol in ogni caso, però è una ricostruzione assai personale, e che in parte contravviene alle leggi della fisica: il rimbalzo violento del pallone a terra fa pensare che avesse colpito proprio la traversa, perché se avesse toccato la rete non sarebbe ricaduto con quella forza. Inoltre, Bakharov rivelò che nel party di fine Mondiale al Royal Garden Hotel di Londra, poche ore dopo la partita, l'attaccante tedesco Uwe Seeler gli si avvicinò e gli disse: "Signor Bakhramov, accetti le mie scuse: in campo ho sbagliato a protestare con lei. Ho visto il replay e il gol era valido".

Insomma, non se ne uscirà mai. Ma proprio per questo motivo, Bakhramov rimarrà per sempre lo sportivo più celebre dell'Azerbaigian al punto che gli è stato dedicato lo stadio di Baku. Nel 2004, quando l'Inghilterra andò a giocare laggiù per una gara di qualificazione ai Mondiali del 2006, suo figlio ricevette i ringraziamenti di Geoffrey Hurst in persona: l'ex attaccante gli regalò una maglietta con scritto "Cox Sag Ulun", cioè "grazie" in azero. Poi inaugurarono la statua in onore di Tofiq davanti allo stadio di Baku, e c'erano anche gli immancabili Blatter e Platini. Per lo sportivo azero più celebre di sempre, questo e altro.