La storia

Il Libano sogna i mondiali
col ct che voleva farsi rasta

Per la prima volta la nazionale partecipa alle qualificazioni mondiali: la guida Roda Bucker, ex calciatore del Borussia Dortmund e grande appassionato di Bob Marley. "Mia moglie era libanese, non c'è più, e qui la sento più vicina..."
di ENRICO SISTI

3 minuti di lettura
ALLENA i "cedri" a crescere: "A volte mi sento un mago". Scherza. "E' la persona più discreta che esista al mondo", racconta il suo giocatore Roda Antar, che da tre anni gioca in Cina ma si è formato in Europa, con Friburgo e Colonia. Si chiama Theo Bücker, tedesco, 64 anni, trapiantato a Beirut dopo la scomparsa di sua moglie, una donna libanese che lo aveva convinto a tornare in Germania per continuare ad allenare: "Ma è qui che adesso mi sento più vicino a lei che non c'è più".

E' il ct "sognatore con i piedi per terra" della nazionale di calcio del Libano che per la prima volta si sta giocando la qualificazione a un campionato del mondo (quello del 2014 in Brasile) e forse anche un po' esagerando è composta da ragazzi che si sentono proprio come gli alberi simbolo del loro paese: destinati a diventare sempre più grandi: "Con calma si possono fare tante cose, ma se mi ponete domande imbarazzanti, tipo se il mio gruppo è già pronto per sfidare la Spagna e non sfigurare, vi dico no, ancora no". Il Libano sgomita nel girone asiatico con Corea del Sud, Qatar, Iran e Uzbekistan. Non sarà una partita facile anche perché non sarà solo una partita. Hanno perso 3-0 a Seoul. Al debutto s'erano fatti infilzare dai romantici del Qatar davanti al proprio pubblico, allo Sports City di Beirut. Poi la rinascita, ovviamente nel segno di Bücker: la vittoria ottenuta contro il più blasonato Iran (l'11 settembre scorso), con una rete della star Antar, scuote gli animi, proprio come se fossero alberi di cedro. Ma non cadono foglie: bensì entusiasmo: "Durante le prime uscite abbiamo pagato l'inesperienza e la fatica del nostro viaggiare", ha ammesso il tecnico, uno che predica leggerezza e praticità: "Non esiste il calcio moderno, esiste un modo più moderno di ottenere dei risultati: sono i risultati l'eterna modernità di qualunque sport". A causa delle ristrettezze economiche la delegazione libanese si sposta in "economy": "Siamo arrivati in Corea letteralmente "sventrati" dopo 20 ore di viaggio con scalo a Doha. Dopo il match giocato in Uzbekistan ci siamo subito imbarcati". Il calcio piccolo che percorre grandi distanze non può che vivere low cost. Quand'era ragazzo Bücker giocava nel Borussia Dortmund, con cui ha disputato quasi 130 partite in quattro anni, dal '69 al '73 (poi si sarebbe spostato al Diusburg e allo Schalke 04): "Le gesta di Klopp e della sua squadra bi-campione di Germania mi fanno venire la termarella".

Ai suoi tempi la leggendaria Bvb (Ballspiel-Verein Borussia) aveva cominciato a flettere, a distaccarsi dalle glorie antecedenti alla creazione della Bundesliga, sino a precipitare nel periodo più buio della sua storia: "Eravamo piccoli e tenaci, giocavamo come se fossimo di serie B ma avevamo un cuore da serie A". Di questa dicotomia Bucker, in carica dall'agosto del 2011 come ct del Libano, ha fatto il suo credo: "Umiltà e convinzione non sono due concetti separati". Theo ha fatto proseliti. Ma nel farlo si è anche fatto qualche nemico: i dirigenti della federazione smaniano, cercano visibilità e qualcuno di loro ha pensato addirittura di esonerarlo per "eccesso di protagonismo": "Già, peccato che i miei superiori siano così esperti che per loro il 4-4-2 potrebbe anche essere un prefisso telefonico". Antar e Mohammed, giocatori chiave del suo modulo, hanno già dichiarato di essere pronti a lasciare il calcio: "Siamo ancora dei professionisti per lui". Il suo presidente Hashem Haider, che lo ha ingaggiato senza mai pagarlo, lo ama e lo detesta. Ogni tanto gli sbatte in faccia di essere stato un mediocre calciatore. Ce l'ha con lui perché un giorno tentò con ogni mezzo di regalargli una Mercedes, certo che da tedesco il suo coach avrebbe apprezzato: "Presidente, scusi tanto ma io mi sposto in bicicletta". Haider se l'è legata al dito. Bücker piuttosto si farebbe cacciare: "Sono verde, ecologista, cerco di non accendere mai la luce se proprio non mi serve". La prossima sfida a novembre in Qatar: "Capiremo se siamo in grado di fare bella figura anche in casa d'altri".

Nel 2013 i ritorni con Uzbekistan, Corea e Iran. Voleva farsi rasta. Il 21 maggio del 1981 era lì dove voleva essere, lì dove una squadra forte e agguerrita d'amore stava dando l'ultimo saluto a Bob Marley. Lì vicino a una bara dentro la quale riposava il suo mito, appena tornato in Giamaica con un volo da Miami, e dove mani gentili avevano riposto una Gibson Les Paul rossa e una Bibbia aperta al Salmo 23: "La morte non è niente". Lo pensa anche di sua moglie.