La storia

Scommesse illecite come il doping
Lo sport pensa a un'agenzia mondiale

Le autorità sportive stanno muovendo i primi passi per la creazione di un organismo simile alla Wada, che ha cambiato la lotta all'uso delle sostanze illegali. Ma non mancano le resistenze, da quelle dei paesi con regime fiscale vantaggioso per alcuni operatori a quegli 'stati-canaglia' dove le organizzazioni criminali prosperano
di STEFANO SCACCHI

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MILANO - Una nuova agenzia mondiale contro combine e accordi nel mondo dello sport che sono alla base del gigantesco fatturato criminale delle scommesse illecite. Le autorità sportive stanno muovendo i primi passi per la creazione di una nuova versione della Wada, l'organismo del Cio che ha cambiato la lotta al doping. Ci sono già state due riunioni a Losanna, ma la strada verso l'istituzione di questo nuovo strumento operativo non è facile. "E' più complesso rispetto a quello che è successo con la Wada - spiega il professor Lucio Colantuoni, arbitro al Tas di Losanna e organizzatore da alcuni anni del Corso di perfezionamento in diritto e giustizia sportiva presso l'Università statale di Milano - perché si tratta di armonizzare tante legislazioni diverse. Con le sostanze illecite è stato più agevole perché solo pochi sistemi giuridici hanno introdotto il reato di doping. Senza dimenticare i delicati raccordi da effettuare tra vari livelli di forze di polizia e inquirenti sportivi".

Ma non solo: entrano in gioco anche le resistenze di alcuni Paesi che stanno ottenendo benefici economici dall'offerta di un regime fiscale particolarmente vantaggioso ad alcuni operatori delle scommesse, ad esempio Malta e Cipro. E alcuni Stati del Centro America sono diventati il porto franco per chi vuole sottrarsi al controllo degli enti regolatori. Senza dimenticare l'intreccio delle concessioni che valgono solo all'interno dei confini nazionali. Alcuni operatori sono autorizzati in un Paese, ma non in un altro. All'ombra di questo sistema, non mancano le scappatoie. In Italia, ad esempio, esistono associazioni di aziende internazionali del settore che, dietro l'ombrello della loro sigla, permettono di fatto di operare ad associati privi di concessione da parte delle nostre autorità.

Di questi aspetti si è parlato ieri a margine del workshop "Betting, sport & match fixing", organizzato dall'Associazione stampa sportiva internazionale e dalla Gazzetta dello Sport a Milano. Il fatturato delle scommesse illecite ormai è spaventosamente alto. Così come molto elevato (circa 2 miliardi di euro) è il contributo allo sport europeo che invece arriva dalle aziende che operano correttamente sul mercato dei giochi. Un doppio binario che spinge le società che si muovono secondo le regole a contrastare le derive criminali: "Lavorare con i gruppi privati è facile perché sanno benissimo qual è la loro missione - dice Christian Kalb, consulente di CK, società specializzata nella consulenza in materia di sport e scommesse - più complicato farlo con le autorità sportive che spesso sono colte da una certa schizofrenia. Da un lato, vogliono combattere le combine, ma dall'altro non vogliono gettare una luce eccessivamente fosca sul mondo del calcio. La componente più preoccupante di chi scommette è rappresentata proprio dai calciatori".

Il comparto criminale può prosperare grazie ai numerosi stati-canaglia ("L'ultimo rapporto dell'Europol certifica 45 nazioni in mano alla criminalità organizzata", dice Thierry Puyol, responsabile sicurezza della World Lotteries Association) e alla possibilità di utilizzare internet. "Lo sport è stato pesantemente rivoluzionata da due eventi: la diffusione dell'Epo sotto forma di doping e le scommesse on line - aggiunge Kalb - ogni giorno va in scena una partita di calcio truccata nel mondo. Ma nemmeno gli altri sport sono immuni. In Francia è stata truccato addirittura un incontro di badminton. Il problema è che solo calcio e tennis monitorano i flussi illegali. Ormai i paradisi fiscali sono diventati paradisi criminali".

E' difficilissimo intervenire proprio a causa della possibilità di spostarsi da un angolo all'altro del pianeta con un clic. La nuova frontiera è quella di ridurre i rischi puntando sull'1 di una partita in Europa, sull'X in Sud America e sul 2 in Asia, seguendo le quote più vantaggiose. E nemmeno le partite delle categorie giovanili sono immuni. L'Aams (l'Amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato) conferma l'esistenza di flussi sempre più consistenti di scommesse sulle partite dei campionati Primavera e Berretti in arrivo da Singapore e dal Sud-est asiatico. Il fenomeno è stato segnalato alle autorità sportive (la Lega Serie A aveva già raccolto qualche allarme nei mesi scorsi), anche se è difficile monitorarlo con precisione perché le quote vengono proposte da operatori non autorizzati, quindi dal sottobosco che alimenta gli scandali. La speranza è che la reazione del mondo del calcio sia più tempestiva rispetto a quella degli anni scorsi: "Dal 2008-09 iniziammo a segnalare alcuni flussi anomali su gare specifiche dei massimi campionati - racconta il dirigente dell'Aams, Luca Turchi - riferiti anche da concessionari di sala che improvvisamente vedevano arrivare gente mai venuta prima per puntare cifre importanti sul risultato esatto di una partita". Indice di qualcosa di poco limpido. Ma poi sono servite le inchieste della magistratura per iniziare a intervenire con decisione.

Mentre nei Paesi più poveri si verificano fenomeni di scouting criminale. E' successo che alcuni giovani calciatori siano stati avvicinati da faccendieri facoltosi. In un primo momento queste persone aiutano la crescita sportiva del ragazzo, sollevando la famiglia da spese difficilmente sostenibili. Ma lo fanno con l'unico scopo di chiedere conto in futuro in modo da assicurarsi un elemento in grado di condizionare le partite di campionati professionistici. Le scommesse illecite ormai fanno male allo sport come il doping: per questo motivo qualcuno sta pensando a una Wada anti-combine.