Ci prova l'Inter a violare lo stadio della Juve, dove Conte non ha mai conosciuto una sconfitta. E la casa bianconera è nata proprio con lo scopo di mettere soggezione all'avversario. Ne parliamo con Gino Zavanella, architetto, l'uomo che ha disegnato quel teatro capace di contenere emozioni, sospiri, fatto apposta per regalare qualche punto in più allo squadrone bianconero.
Architetto Zavanella, possiamo dire che anche lei ha contribuito, sta contribuendo, alle fortune della Juve?
"Potete dire che io sono stato il capogruppo di un grandissimo progetto, il primo firmatario, ma anche che ho avuto la possibilità e la fortuna di lavorare con una equipe straordinaria".
A quando risale il primo disegno di questo stadio?
"Il primo progetto risale ormai a metà anni Novanta. Ne è passato del tempo...".
E poi cosa è successo?
"E' successo che sono cambiate molte cose. Pensate che nella prima convenzione non c'era la demolizione del Delle Alpi, ma uno studio che prevedesse uno stadio dentro lo stadio".
Poi però, ed è il senso di questa chiacchierata, è nato uno stadio che con Conte è diventato inviolabile.
"Ma questo era lo spirito, sin dal primo giorno. E' nato proprio così: uno stadio dove si sentisse il fiato dello spettatore, dove gli schizzi di sudore dei giocatori si sentissero fino in tribuna. Uno stadio che avrebbe dovuto portare, come è successo, punti in più alla Juventus. Per questa atmosfera magica".
Il famoso dodicesimo.
"Sì, il famoso dodicesimo. Ho parlato con i giocatori della Juve, ma ho parlato anche con altri calciatori, che sono andati lì da avversari. Mi hanno confessato che l'atmosfera è incredibile, pazzesca".
Anche per una questione di acustica.
"Giustissimo. La Juve sin dal primo giorno ha pensato, immaginato, che lì non dovessero mai svolgersi concerti. Per questo ha studiato un'acustica particolare. Il rimbombo? Meglio, molto meglio, per far sentire il fiato addosso all'avversario".
Lei ha studiato tutto questo...
"Non io, non soltanto io. La Juve mi ha messo a disposizione una equipe pazzesca, di valore mondiale. Sto facendo altri progetti. Ma quello che ho avuto la fortuna di guidare alla Juve è incredibile".
Lo dice anche perché lei è tifoso della Juve.
"A me piace il calcio, ora sto lavorando per il Palermo e mi sento molto vicino alle fortune del Palermo".
Lei, mi vuole dire, non è juventino?
"Mia madre, che ha 93 anni, è torinese e vive a Mantova, mi telefona tutti i giorni per parlare della Juve. Potrei dirle che non sono juventino?".
Già, non potrebbe dirlo.
"Mio nonno è stato per 30 anni nel Consiglio d'Amministrazione della Juve. Sono nato all'ombra della Juve".
E ha avuto l'incarico da Umberto Agnelli
"Sì, lui ha voluto questo stadio. E pensare che adesso il presidente sia un altro Agnelli, suo figlio Andrea, mi commuove e mi riempie d'orgoglio".
Ma avrebbe mai pensato che l'imbattibilità, con Conte sarebbe durata così a lungo?
"Non lo avrei pensato. Ma il dottor Umberto sì, lui sapeva che sarebbe diventato quasi impossibile vincere in quello stadio".
Anche perché, nel frattempo, è diventato uno stadio da tutto esaurito.
"Ha ragione. Prima c'era una media di spettatori bassissima. Adesso è quasi impossibile trovare un posto. E' davvero uno stadio magico".
Però adesso arriva l'Inter. Stramaccioni ha detto che a Torino va per vincere.
"Se ci riuscirà, vorrà dire che è stato più forte della Juve. Io non credo, ma se l'Inter dovesse vincere sarò pronto a fare i complimenti. Certo, bisogna essere bravi, ma bravi veramente, per vincere lì".
Architetto Zavanella, possiamo dire che anche lei ha contribuito, sta contribuendo, alle fortune della Juve?
"Potete dire che io sono stato il capogruppo di un grandissimo progetto, il primo firmatario, ma anche che ho avuto la possibilità e la fortuna di lavorare con una equipe straordinaria".
A quando risale il primo disegno di questo stadio?
"Il primo progetto risale ormai a metà anni Novanta. Ne è passato del tempo...".
E poi cosa è successo?
"E' successo che sono cambiate molte cose. Pensate che nella prima convenzione non c'era la demolizione del Delle Alpi, ma uno studio che prevedesse uno stadio dentro lo stadio".
Poi però, ed è il senso di questa chiacchierata, è nato uno stadio che con Conte è diventato inviolabile.
"Ma questo era lo spirito, sin dal primo giorno. E' nato proprio così: uno stadio dove si sentisse il fiato dello spettatore, dove gli schizzi di sudore dei giocatori si sentissero fino in tribuna. Uno stadio che avrebbe dovuto portare, come è successo, punti in più alla Juventus. Per questa atmosfera magica".
Il famoso dodicesimo.
"Sì, il famoso dodicesimo. Ho parlato con i giocatori della Juve, ma ho parlato anche con altri calciatori, che sono andati lì da avversari. Mi hanno confessato che l'atmosfera è incredibile, pazzesca".
Anche per una questione di acustica.
"Giustissimo. La Juve sin dal primo giorno ha pensato, immaginato, che lì non dovessero mai svolgersi concerti. Per questo ha studiato un'acustica particolare. Il rimbombo? Meglio, molto meglio, per far sentire il fiato addosso all'avversario".
Lei ha studiato tutto questo...
"Non io, non soltanto io. La Juve mi ha messo a disposizione una equipe pazzesca, di valore mondiale. Sto facendo altri progetti. Ma quello che ho avuto la fortuna di guidare alla Juve è incredibile".
Lo dice anche perché lei è tifoso della Juve.
"A me piace il calcio, ora sto lavorando per il Palermo e mi sento molto vicino alle fortune del Palermo".
Lei, mi vuole dire, non è juventino?
"Mia madre, che ha 93 anni, è torinese e vive a Mantova, mi telefona tutti i giorni per parlare della Juve. Potrei dirle che non sono juventino?".
Già, non potrebbe dirlo.
"Mio nonno è stato per 30 anni nel Consiglio d'Amministrazione della Juve. Sono nato all'ombra della Juve".
E ha avuto l'incarico da Umberto Agnelli
"Sì, lui ha voluto questo stadio. E pensare che adesso il presidente sia un altro Agnelli, suo figlio Andrea, mi commuove e mi riempie d'orgoglio".
Ma avrebbe mai pensato che l'imbattibilità, con Conte sarebbe durata così a lungo?
"Non lo avrei pensato. Ma il dottor Umberto sì, lui sapeva che sarebbe diventato quasi impossibile vincere in quello stadio".
Anche perché, nel frattempo, è diventato uno stadio da tutto esaurito.
"Ha ragione. Prima c'era una media di spettatori bassissima. Adesso è quasi impossibile trovare un posto. E' davvero uno stadio magico".
Però adesso arriva l'Inter. Stramaccioni ha detto che a Torino va per vincere.
"Se ci riuscirà, vorrà dire che è stato più forte della Juve. Io non credo, ma se l'Inter dovesse vincere sarò pronto a fare i complimenti. Certo, bisogna essere bravi, ma bravi veramente, per vincere lì".