Era capodanno e lo sarà ancora, loro non hanno smesso di correre e di farlo a modo loro. Un ex calciatore, un'ex maestra d'asilo. Un ingegnere che fa il dottorato, una mamma che ha scoperto l'atletica da grande. Mezzofondo e maratona, da Pisa e Alessandria a Londra 2012. Daniele Meucci e Valeria Straneo: "Le olimpiadi sono un'esperienza che ti rimane inchiodata dentro". I due azzurri saranno ancora una volta al nastro di partenza della seconda edizione della maratona ''We Run Rome'', organizzazione a cura del Comitato Regionale Fidal Lazio con la sponsorizzazione della Nike, il prossimo 31 dicembre. Lei: "Sembra marginale, e invece non lo è il posto dove corri. Roma è un luogo incantevole, la sua bellezza condiziona anche le prestazioni agonistiche: in senso positivo".
Valeria è arrivata ottava alle Olimpiadi londinesi, chiudendo la gara in 2 ore, 25 minuti e 27 secondi, quarta classificata tra le atlete europee. Qualche anno fa neanche stava in piedi. Ha 36 anni, una laurea in lingue e letteratura straniera, due figli e una malattia genetica, la sferocitosi, che modifica la forma dei globuli rossi e provoca l'anemia. Nel 2010 le hanno tolto la milza, un anno dopo ha cominciato a vincere tutto. Primato italiano a Rotterdam in 2 ore, 23 minuti e 44 secondi arrivando seconda dietro alla neo campionessa olimpica Tiki Gelana, qualche mese dopo le qualificazioni ai Giochi. "Prima la corsa era un passatempo, adesso una necessità". L'anno scorso Valeria ha passato la serata di San Silvestro a Roma, correndo e vincendo: "Una città fantastica, un museo a cielo aperto. E anche se quando si gareggia la concentrazione è massima, la bellezza di un percorso come quello della capitale aiuta a sentire meno la fatica". Che adesso Valeria sente dopo un'estate da batticuore: "Non sono in una forma tale da poter ripetere la gara dell'anno scorso, ho qualche problema di usura, in particolare un edema osseo al ginocchio destro e un fastidio alla caviglia sinistra. Nel 2013 farò solo una maratona, e non sono ancora certa che sarà quella dei prossimi mondiali di Mosca. Devo prendermela con calma, ho 36 anni e devo dare un po' di tregua al mio fisico. Il vero obiettivo sono gli Europei del 2014 in cui voglio salire almeno sul podio". Si porta dietro lo stordimento di Londra, e anche amarezza. Per il caso Schwazer: "Sono rimasta malissimo. Perché, Alex? Non me lo spiego. L'ho incontrato in un paio di occasioni, non l'avrei mai detto che era dopato. Forse aveva troppe pressioni, angoscia dell'allenamento. Ma perché sporcarsi così?".
Il maratoneta oro olimpico a Pechino, squalificato per doping poche ore prima della partenza per Londra, ha scosso tutti e in particolare il mondo dei runners. Daniele Meucci, 27enne di Pisa, a Londra in gara nei 5mila e nei 10mila: "Le Olimpiadi sono state incredibili, mi ritengo fortunato per aver partecipato e vissuto emozioni che porterò con me per tutta la vita. La vicenda di Alex mi ha toccato nel profondo. Lui ha sbagliato, non voglio difenderlo, ma credo non sia stato capito e aiutato. L'atletica può portarti a non avere più stimoli, fare 30 km non può essere un sacrificio ma una gioia. Alex non ce la faceva più, io ho avuto l'impressione che l'unico modo per uscire dal meccanismo di dover sempre dimostrare di vincere sia stato doparsi". Daniele giocava a calcio e studiava ingegneria e automazione, ha cambiato sport, si è laureato e fa un dottorato (motori subacquei). E corre a più non posso. "La maratona di Roma? Lo scorso hanno era nato mio figlio da due giorni, ero distratto. Nel 2013 farò 5 e 10 mila metri puntando ai mondiali di Mosca". Studia, corre, fa il papà. "Un consiglio ai più giovani? Correre e avere meno pensieri, per pensare meglio".
Valeria è arrivata ottava alle Olimpiadi londinesi, chiudendo la gara in 2 ore, 25 minuti e 27 secondi, quarta classificata tra le atlete europee. Qualche anno fa neanche stava in piedi. Ha 36 anni, una laurea in lingue e letteratura straniera, due figli e una malattia genetica, la sferocitosi, che modifica la forma dei globuli rossi e provoca l'anemia. Nel 2010 le hanno tolto la milza, un anno dopo ha cominciato a vincere tutto. Primato italiano a Rotterdam in 2 ore, 23 minuti e 44 secondi arrivando seconda dietro alla neo campionessa olimpica Tiki Gelana, qualche mese dopo le qualificazioni ai Giochi. "Prima la corsa era un passatempo, adesso una necessità". L'anno scorso Valeria ha passato la serata di San Silvestro a Roma, correndo e vincendo: "Una città fantastica, un museo a cielo aperto. E anche se quando si gareggia la concentrazione è massima, la bellezza di un percorso come quello della capitale aiuta a sentire meno la fatica". Che adesso Valeria sente dopo un'estate da batticuore: "Non sono in una forma tale da poter ripetere la gara dell'anno scorso, ho qualche problema di usura, in particolare un edema osseo al ginocchio destro e un fastidio alla caviglia sinistra. Nel 2013 farò solo una maratona, e non sono ancora certa che sarà quella dei prossimi mondiali di Mosca. Devo prendermela con calma, ho 36 anni e devo dare un po' di tregua al mio fisico. Il vero obiettivo sono gli Europei del 2014 in cui voglio salire almeno sul podio". Si porta dietro lo stordimento di Londra, e anche amarezza. Per il caso Schwazer: "Sono rimasta malissimo. Perché, Alex? Non me lo spiego. L'ho incontrato in un paio di occasioni, non l'avrei mai detto che era dopato. Forse aveva troppe pressioni, angoscia dell'allenamento. Ma perché sporcarsi così?".
Il maratoneta oro olimpico a Pechino, squalificato per doping poche ore prima della partenza per Londra, ha scosso tutti e in particolare il mondo dei runners. Daniele Meucci, 27enne di Pisa, a Londra in gara nei 5mila e nei 10mila: "Le Olimpiadi sono state incredibili, mi ritengo fortunato per aver partecipato e vissuto emozioni che porterò con me per tutta la vita. La vicenda di Alex mi ha toccato nel profondo. Lui ha sbagliato, non voglio difenderlo, ma credo non sia stato capito e aiutato. L'atletica può portarti a non avere più stimoli, fare 30 km non può essere un sacrificio ma una gioia. Alex non ce la faceva più, io ho avuto l'impressione che l'unico modo per uscire dal meccanismo di dover sempre dimostrare di vincere sia stato doparsi". Daniele giocava a calcio e studiava ingegneria e automazione, ha cambiato sport, si è laureato e fa un dottorato (motori subacquei). E corre a più non posso. "La maratona di Roma? Lo scorso hanno era nato mio figlio da due giorni, ero distratto. Nel 2013 farò 5 e 10 mila metri puntando ai mondiali di Mosca". Studia, corre, fa il papà. "Un consiglio ai più giovani? Correre e avere meno pensieri, per pensare meglio".