"Non ha prevalso solo il cuore, è stata anche l'unica scelta ragionevole. Essere padri è una responsabilità, non un gioco". Igor lo racconta tenendo per mano Maxim di 8 anni e Xenia di 6. Li accompagna alla fermata dello scuolabus, poi corre a preparare la borsa e va ad allenarsi con Mikhail Biryukov, il preparatore dei portieri. Il rituale si ripete ogni giorno, con la regolarità di un orologio svizzero. I tempi del resto vanno contingentati per Vyacheslav Malafeev, 33 primavere, numero uno dello Zenit di San Pietroburgo, e 29 gare disputate con la maglia della nazionale russa. E' stato il dramma a metterlo di fronte a una scelta obbligata e a stravolgergli la vita. Nel marzo dello scorso anno ha perso sua moglie Marina in un incidente stradale. Si è trovato da solo con due figli da tirare su. A Malafeev non mancano certo i soldi, ma il denaro non può sostituire l'amore di un padre. "Avrei potuto metterli in un collegio, nel migliore di tutta la Russia - racconta - ma sarebbe stata una decisione crudele e irresponsabile. Amo i miei figli, il calcio mi ha permesso una vita da privilegiato e ora posso staccare un po' la spina senza troppi problemi".
Malafeev ne ha parlato con Luciano Spalletti e l'allenatore italiano si è dimostrato molto sensibile. Gli è stato accordato di allenarsi in orari differenti rispetto al resto della squadra. Raggiunge il centro sportivo "Petrovsky" dopo aver accompagnato i bambini a scuola e al termine dell'allenamento si dirige a casa a preparare il pranzo, come una mamma premurosa. "Nel pomeriggio li aiuto a fare i compiti - racconta - e di sera un po' di tv e tutti a nanna presto. Loro sono bambini e io un atleta". Lo racconta come se volesse trovarci una chiave di lettura prescritta dalla serenità. "Non posso fare diversamente, Marina ci manca come l'aria. Però dobbiamo andare avanti e loro crescono a vista d'occhio". Domani sera prenderà posto tra i pali di San Siro nella sfida di Champions contro il Milan. Una gara che ormai vale soltanto per le statistiche. I rossoneri di Allegri sono già proiettati agli ottavi di finale, lo Zenit non si può neppure più appellare alla matematica per un posto di ripiego in Europa League. Quando Malafeev gioca i bambini stanno con i nonni.
"Solo per le partite - ci tiene a sottolineare - per giocarne il minor numero possibile ho rinunciato alle amichevoli e alla nazionale. Con Akinfeev e Gabulov la Russia è in buone mani". Anche in questo caso c'è di mezzo un altro allenatore italiano, Fabio Capello, dalla scorsa estate ct di una Russia che si sta avvicinando con sorprendente rapidità ai mondiali brasiliani. "E' una persona che mi ha colpito parecchio. Lo definiscono un duro, ma è ricco di umanità. Ha compreso le mie difficoltà, accettato la mia decisione, chiedendomi di dargli una mano solo in situazioni di emergenza". La porta della Russia può quindi aspettare, quella di casa no. Deve essere sempre aperta ad accogliere il ritorno da scuola di Maxim e Xenia. Orgogliosi di questo papà speciale che ha imparato a cucinare e a correggere i compiti. Un papà che in una notte di Champions si trasforma per i suoi bambini in supereroe, volando da un palo all'altro pur senza il mantello di Superman.
Malafeev ne ha parlato con Luciano Spalletti e l'allenatore italiano si è dimostrato molto sensibile. Gli è stato accordato di allenarsi in orari differenti rispetto al resto della squadra. Raggiunge il centro sportivo "Petrovsky" dopo aver accompagnato i bambini a scuola e al termine dell'allenamento si dirige a casa a preparare il pranzo, come una mamma premurosa. "Nel pomeriggio li aiuto a fare i compiti - racconta - e di sera un po' di tv e tutti a nanna presto. Loro sono bambini e io un atleta". Lo racconta come se volesse trovarci una chiave di lettura prescritta dalla serenità. "Non posso fare diversamente, Marina ci manca come l'aria. Però dobbiamo andare avanti e loro crescono a vista d'occhio". Domani sera prenderà posto tra i pali di San Siro nella sfida di Champions contro il Milan. Una gara che ormai vale soltanto per le statistiche. I rossoneri di Allegri sono già proiettati agli ottavi di finale, lo Zenit non si può neppure più appellare alla matematica per un posto di ripiego in Europa League. Quando Malafeev gioca i bambini stanno con i nonni.
"Solo per le partite - ci tiene a sottolineare - per giocarne il minor numero possibile ho rinunciato alle amichevoli e alla nazionale. Con Akinfeev e Gabulov la Russia è in buone mani". Anche in questo caso c'è di mezzo un altro allenatore italiano, Fabio Capello, dalla scorsa estate ct di una Russia che si sta avvicinando con sorprendente rapidità ai mondiali brasiliani. "E' una persona che mi ha colpito parecchio. Lo definiscono un duro, ma è ricco di umanità. Ha compreso le mie difficoltà, accettato la mia decisione, chiedendomi di dargli una mano solo in situazioni di emergenza". La porta della Russia può quindi aspettare, quella di casa no. Deve essere sempre aperta ad accogliere il ritorno da scuola di Maxim e Xenia. Orgogliosi di questo papà speciale che ha imparato a cucinare e a correggere i compiti. Un papà che in una notte di Champions si trasforma per i suoi bambini in supereroe, volando da un palo all'altro pur senza il mantello di Superman.