La storia

Renard, papà del miracolo Zambia,
i 99 splendidi colpi di Jessica Rossi

Dal caos Mourinho al doping di Schwazer: la terza puntata del viaggio tra i 100 protagonisti, non solo sportivi, del 2012. La prima puntata - La seconda

3 minuti di lettura
Mourinho José
(allenatore)
Temperatura a Madrid: -16 (dal Barcellona). Casillas in panchina per castigo. Tifoseria divisa. Spogliatoio spaccato. Grande è il disordine sotto il cielo. Lunga vita al presidente Mao(urinho). Voto: no, troppo facile adesso, un minimo di eleganza glissante ci vuole.

Muriel Luis
(calciatore)
Meglio di Sanchez al primo anno, potenzialmente. Se Guidolin ha il tempo e se il giocatore ha voglia di imparare, crescerà ancora. 7,5.

Natobuono Francesco
(allenatore)
Allena in Lombardia la Nino Ronco. Chiede all'arbitro l'espulsione di un suo giocatore per un fallo di reazione non visto. La ottiene: 8.

Nazionale italiana
(pallavolo maschile)
Altra bella medaglia olimpica, brilla anche se è di bronzo. 8.

Nerello
(vitigno)
Mascalese e Cappuccio, che spesso gli fa da spalla, l'Etna come patria. Confesso pubblicamente la mia crescente passione per un vino che, ben fatto, nelle sue espressioni migliori, ha passo e fascino da Pinot nero. 8,5.

Nieuwenhuizen Richard
(dirigente sportivo e guardalinee)
Il 2 dicembre ad Almere, nel corso di un'amichevole tra quindici-sedicenni (Buitenboys e Nieuw Sloten) viene ammazzato di botte da tre giocatori ospiti. Aveva 41 anni. Siamo nella civilissima Olanda, siamo tutti coinvolti.

Nobel
(istituzione svedese)
Il premio per la pace attribuito all'Unione Europea è una barzelletta che non fa ridere nessuno: 3.

Omolade Akeem
(calciatore)
Nigeriano, attualmente tesserato per il Ribera (serie D), massima notorietà nel maggio 2001, quando il suo ingresso viene contestato a Terni da tifosi del Treviso, la sua squadra. Cori razzisti e poi escono, a rendere più palese il disprezzo. La domenica dopo, per Treviso-Genoa, tutti i giocatori del Treviso scendono in campo con la faccia dipinta di nero, come l'allenatore Sandreani e i panchinari. Assegnato il Premio Fairplay dell'Uefa. Perché ne riparlo? Perché ritrovo questa storia nell'ultimo libro di Eduardo Galeano ("I figli dei giorni", ed. Sperling & Kupfer), che consiglio, e perché la considero la più seria, civile e compatta manifestazione del calcio italiano (dal di dentro) contro il tifo razzista, e vale un 10.

Petkovic Vladimir
(allenatore)
Nelle interviste postpartita più che un allenatore sembra un ambasciatore e in un certo senso lo è. Di un altro calcio, che funziona anche nel nostro passionale calderone ma rispetta i ruoli, la buona educazione e non è incline a sceneggiate: 8.

Pistorius Oscar
(atleta)
Abbiamo fatto un po' tutti il tifo perché potesse partecipare alle Olimpiadi, ma la corsa in Qatar contro un cavallo, il purosangue arabo Maserati, una baracconata del genere non gliela perdono: 5. Anche se ha battuto il cavallo.

Poretti Giacomo
(attore e scrittore)
Prima reazione: che palle, ancora il libro di un comico. Poi si comincia a leggerlo, "Alto come un vaso di gerani" (ed. Mondadori), e si va volentieri avanti. È una sorta di Spoon River legnanese, un piccolo mondo (non così antico) che sarebbe piaciuto a Guareschi. Scrittura leggera ma non superficiale, agrodolce umana, che finisce per avvolgere come una sciarpa. Bella sorpresa: 8.

Prandelli Cesare
(ct)
Italia al quarto gradino mondiale, buon lavoro: 8. Ma il difficile viene adesso e lui lo sa.

Provenzali Alfredo
(giornalista)
Se n'è andato un galantuomo di bellissima, inconfondibile voce. Le sue radiocronache andrebbero studiate nelle scuole di giornalismo, per evitare la proliferazione degli urlatori.

Renard Hervé
(ct Zambia)
Volpe (vedi cognome), altrui colpe (Gyan e Drogba, rigori sbagliati) e golpe (calcistico). I parenti poveri battono la Costa d'Avorio. Confesso che ho tifato. Complimenti: 8,5.

Ricordi Nanni
(discografico)
Ha fatto da levatrice e balia a quasi tutti i più bravi cantautori del secolo scorso. Senza di lui, 9, la canzone italiana e le nostre vite sarebbero state più povere.

Rossi Jessica
(tiratrice)
La ragazza della porta accanto, freddissima nel colpire 99 piattelli su 100. Cento, ci è nata. Crevalcore, ci abita. Forza dei nomi. E splendida, quasi incredibile naturalezza sua: 9,5.

Rovelli Franca
(giornalista)
La chiamavo Tigre quando lavoravamo a "Epoca", direttore Silvio Bertoldi. Appassionata, combattiva (il sindacato, i diritti delle donne), di schiena dritta sempre, anche quando scriveva di moda. È morta appena prima di Natale una delle persone per cui valeva la pena di coltivare una rosa bianca. O anche rossa.

Roversi Roberto
(libraio e poeta)
Se n'è andato sei mesi dopo Dalla, cui ha regalato testi di struggente bellezza. Non gliel'hanno riconosciuto in tanti, ma è stato uno dei poeti più versatili e profondi del nostro 900. E dirglielo adesso non serve. Meglio rileggerlo: "Ascoltiamo le grida d'amore/ o le grida d'aiuto, / il tempo trascinato nella polvere del mondo. / Se ti fermi e ascolti non sarai mai perduto".

Rudisha David
(atleta)
Mai vista né forse immaginata una finale olimpica degli 800 corsa con altro passo, da distanza minore. Il Masai in testa dall'inizio alla fine. Regale: 9.

Sau Marco
(calciatore)
Tonara, il paese del torrone (buono) è anche il paese di Sau, attaccante di quelli che una volta si definivano sguscianti. Cioè veloce e con i piedi buoni. 7,5.

Schwazer Alex
(marciatore)
Mannaggia al doping, questa brutta storia non ci voleva proprio. Ma non è casuale, non è piovuta dal cielo. Per questo, 4. Con l'augurio di voltar pagina, la vita è sempre altrove.
(3. - continua)