Un biglietto di sola andata per l'Inghilterra, dove il club di terza divisione inglese, il Brighton, lo attende per un provino. Due settimane di stage, il verdetto finale è duro: "Non è abbastanza forte e rapido per il calcio inglese". Lui è Sergio Torres, detto il Maradona dei tornei amatoriali, con un unico sogno nella vita: diventare calciatore e giocare contro un grande club. I sacrifici sono stati tanti, ma alla fine il desiderio di Torres si è trasformato in realtà, quando nel 2011 è sceso in campo con la maglia del Crawley Town all'Old Trafford, il 'Teatro dei sogni', per giocare contro il Manchester United un turno di FA Cup. Una storia avvincente, che lo stesso Torres ha voluto raccontare con l'amico Juan Manuel López, giornalista del Clarin, nel libro "El Teatro de los Sueños", appunto.
Sergio Torres, nato a Mar de La Plata, trascorre una vita senza sbocco nel mondo del calcio argentino. Ma, nel 2004, desideroso di cambiare, appena ventenne e con solo 300 euro in tasca, lascia l'Argentina per l'Inghilterra con grandi sogni e poche promesse. Ad attenderlo ci sono i dirigenti della squadra del Brighton di terza divisione. "Il mio agente aveva inviato dei dvd al Brighton. I dirigenti dopo aver visionato i filmati avevano deciso di provarmi per due settimane, avevo grandi speranze", dice l'argentino alla stampa inglese curiosa di conoscere la sua vita. Le aspettative di Torres nel nuovo Paese sono grandi, il mondo che lo accoglie meno. "Non sei abbastanza rapido e forte per il calcio inglese", lo liquida l'allenatore del Brighton. La delusione è enorme, tocca il cuore, ma non l'anima.
Tant'è, che con il biglietto in tasca per tornare a Buenos Aires, Torres decide, invece, di restare per imparare la lingua e per trasformarsi in un 'giocatore inglese': più aggressività e fisicità. Il suo modo di giocare e intendere il calcio si trasforma avvicinandosi al modello britannico e contemporaneamente riesce ad entrare in una squadra amatoriale. Di soldi non ce ne sono e per mantenersi, Torres, lavora in una farmacia occupandosi dell'inventario. Adattarsi non è facile: sveglia la mattina alle 5:30 per andare al lavoro in bicicletta, terminata la giornata di nuovo in sella alla bici e via di corsa agli allenamenti. "Non sapevo se restare o tornare in Argentina perché qui troppe cose erano diverse rispetto al mio Paese, la famiglia, gli amici e anche la cultura", dice il sudamericano in una intervista al The Telegraph. Ma, proprio nel momento più scuro, per lui arriva 'la gloria'. E' il 2005, la sua squadra, il Basingstoke, perde in amichevole 8-2 contro il Wycombe Wanderers. Nonostante il ko l'allenatore avversario, John Gorman, nota Torres e lo porta con sé al Wycombe, dove il ragazzo vive i momenti più belli: prima il gol del trionfo sul Derby County nella coppa di Lega, una vittoria che trascina la squadra alle semifinali di coppa contro il Chelsea (2008).
E' il suo momento, il suo anno. Viene notato e ingaggiato dal Peterborough (seconda divisione). Poi di nuovo giù nel girone degli amatori con il Crawley Town. Ed è con il piccolo club del Sud-Est dell'Inghilterra che finalmente Sergio Torres gioca contro il Manchester United all'Old Trafford, stadio ribattezzato dai tifosi con il nome di "Teatro dei sogni". Il sogno anche di Torres.
Sergio Torres, nato a Mar de La Plata, trascorre una vita senza sbocco nel mondo del calcio argentino. Ma, nel 2004, desideroso di cambiare, appena ventenne e con solo 300 euro in tasca, lascia l'Argentina per l'Inghilterra con grandi sogni e poche promesse. Ad attenderlo ci sono i dirigenti della squadra del Brighton di terza divisione. "Il mio agente aveva inviato dei dvd al Brighton. I dirigenti dopo aver visionato i filmati avevano deciso di provarmi per due settimane, avevo grandi speranze", dice l'argentino alla stampa inglese curiosa di conoscere la sua vita. Le aspettative di Torres nel nuovo Paese sono grandi, il mondo che lo accoglie meno. "Non sei abbastanza rapido e forte per il calcio inglese", lo liquida l'allenatore del Brighton. La delusione è enorme, tocca il cuore, ma non l'anima.
Tant'è, che con il biglietto in tasca per tornare a Buenos Aires, Torres decide, invece, di restare per imparare la lingua e per trasformarsi in un 'giocatore inglese': più aggressività e fisicità. Il suo modo di giocare e intendere il calcio si trasforma avvicinandosi al modello britannico e contemporaneamente riesce ad entrare in una squadra amatoriale. Di soldi non ce ne sono e per mantenersi, Torres, lavora in una farmacia occupandosi dell'inventario. Adattarsi non è facile: sveglia la mattina alle 5:30 per andare al lavoro in bicicletta, terminata la giornata di nuovo in sella alla bici e via di corsa agli allenamenti. "Non sapevo se restare o tornare in Argentina perché qui troppe cose erano diverse rispetto al mio Paese, la famiglia, gli amici e anche la cultura", dice il sudamericano in una intervista al The Telegraph. Ma, proprio nel momento più scuro, per lui arriva 'la gloria'. E' il 2005, la sua squadra, il Basingstoke, perde in amichevole 8-2 contro il Wycombe Wanderers. Nonostante il ko l'allenatore avversario, John Gorman, nota Torres e lo porta con sé al Wycombe, dove il ragazzo vive i momenti più belli: prima il gol del trionfo sul Derby County nella coppa di Lega, una vittoria che trascina la squadra alle semifinali di coppa contro il Chelsea (2008).
E' il suo momento, il suo anno. Viene notato e ingaggiato dal Peterborough (seconda divisione). Poi di nuovo giù nel girone degli amatori con il Crawley Town. Ed è con il piccolo club del Sud-Est dell'Inghilterra che finalmente Sergio Torres gioca contro il Manchester United all'Old Trafford, stadio ribattezzato dai tifosi con il nome di "Teatro dei sogni". Il sogno anche di Torres.