ROSALBA Forciniti la scorsa estate ha coronato il suo sogno: una medaglia di bronzo alle Olimpiadi di Londra, dopo anni di faticosi allenamenti e sacrifici. Per festeggiare si è regalata una vacanza, una bella crociera ai Caraibi. Forse la 26enne calabrese non si aspettava che avrebbe fatto tappa anche ad Haiti: e che lì, al di là della zona recintata per i turisti, avrebbe visto una folla di bambini che chiedevano qualcosa da mangiare. Sul momento Rosalba ha fatto quel che poteva e comprato nel vicino ristorante qualcosa per loro. Ma ritornata in Italia ha deciso che doveva fare qualcosa di più e si è messa alla ricerca su internet di un'associazione seria e fidata che operasse in Haiti. Ed è stato così che ha contattato la Fondazione Francesca Rava di Milano e che è nato il progetto "Un tatami per Haiti".
Si era mai interessata alla beneficenza prima?
"Credo di avere molta sensibilità in certe cose, soprattutto per quanto riguarda i bambini. E' una cosa che ho sempre voluto fare, ma per mancanza di tempo non ho mai potuto perché allenandomi due-tre volte al giorno era impossibile. Però, dopo le Olimpiadi finalmente e dopo anni e anni ho un po' di tempo per me. E sono stata io a chiamare la Fondazione Rava".
Il primo contatto con la Fondazione Rava a ottobre: Rosalba è partita 'in missione' subito, nel mese di novembre. E l'esperienza si è già ripetuta a inizio gennaio, in occasione del terzo anniversario del terremoto.
"Sono partita per Haiti proprio per dare qualcosa di mio e cioè la mia passione: il judo. E ho visto tanti di quei bambini felici sul tatami. La prima cosa che ti insegna il judo è cadere, cadere per poi sapersi rialzare. E ogni volta che cadi a rialzarti più forte di prima. Devo dire che questa cosa non sono stata io a insegnarla ai bambini ma loro a insegnarla a me. Hanno tanta energia e non sanno come sfogarla, erano pazzi di gioia; non ho mai visto una cosa del genere con i bambini che seguo nelle palestre italiane".
Qual è la cosa che più l'ha colpita quando è arrivata ad Haiti?
"La non realtà, lì non c'è niente. Ed è un posto che si trova a un'ora di volo da Miami".
Rosalba durante la sua visita di novembre ha adottato a distanza un orfano, Leon, abbandonato ancora in fasce dalla madre.
"E' il più piccolo dell'orfanotrofio, forse l'ho visto più indifeso e allora ho detto lo prendo io, questo è mio! Quando sono tornata a gennaio l'abbiamo battezzato. Mi sono sentita proprio mamma".
Per lei il 2012 è stato l'anno delle Olimpiadi e di Haiti. Due cose che l'hanno cambiata?
"Sì. Alle Olimpiadi ho preso una medaglia di bronzo. Invece ad Haiti la medaglia d'oro... ma non me la devono dare gli altri. Me lo sento io dentro".
E la preparazione per le prossime Olimpiadi?
"Per adesso mi preparo per tornare a marzo ad Haiti, poi ci penseremo".
La Fondazione Rava opera da anni in Haiti, ben prima che il terremoto sconvolgesse questo paese già poverissimo e che i riflettori del mondo venissero puntati sull'isola. In collaborazione con NPH ('Nuestros Pequenos Hermanos') e il supporto del medico Padre Rick Frechette ha già costruito 3 ospedali, scuole di strada per 8000 bambini, un centro di formazione professionale e tre case orfanotrofio. La Fondazione si occupa appunto di adozioni a distanza e periodicamente consente a 'padrini' e 'madrine' di fare visita ai propri figliocci.
Si era mai interessata alla beneficenza prima?
"Credo di avere molta sensibilità in certe cose, soprattutto per quanto riguarda i bambini. E' una cosa che ho sempre voluto fare, ma per mancanza di tempo non ho mai potuto perché allenandomi due-tre volte al giorno era impossibile. Però, dopo le Olimpiadi finalmente e dopo anni e anni ho un po' di tempo per me. E sono stata io a chiamare la Fondazione Rava".
Il primo contatto con la Fondazione Rava a ottobre: Rosalba è partita 'in missione' subito, nel mese di novembre. E l'esperienza si è già ripetuta a inizio gennaio, in occasione del terzo anniversario del terremoto.
"Sono partita per Haiti proprio per dare qualcosa di mio e cioè la mia passione: il judo. E ho visto tanti di quei bambini felici sul tatami. La prima cosa che ti insegna il judo è cadere, cadere per poi sapersi rialzare. E ogni volta che cadi a rialzarti più forte di prima. Devo dire che questa cosa non sono stata io a insegnarla ai bambini ma loro a insegnarla a me. Hanno tanta energia e non sanno come sfogarla, erano pazzi di gioia; non ho mai visto una cosa del genere con i bambini che seguo nelle palestre italiane".
Qual è la cosa che più l'ha colpita quando è arrivata ad Haiti?
"La non realtà, lì non c'è niente. Ed è un posto che si trova a un'ora di volo da Miami".
Rosalba durante la sua visita di novembre ha adottato a distanza un orfano, Leon, abbandonato ancora in fasce dalla madre.
"E' il più piccolo dell'orfanotrofio, forse l'ho visto più indifeso e allora ho detto lo prendo io, questo è mio! Quando sono tornata a gennaio l'abbiamo battezzato. Mi sono sentita proprio mamma".
Per lei il 2012 è stato l'anno delle Olimpiadi e di Haiti. Due cose che l'hanno cambiata?
"Sì. Alle Olimpiadi ho preso una medaglia di bronzo. Invece ad Haiti la medaglia d'oro... ma non me la devono dare gli altri. Me lo sento io dentro".
E la preparazione per le prossime Olimpiadi?
"Per adesso mi preparo per tornare a marzo ad Haiti, poi ci penseremo".
La Fondazione Rava opera da anni in Haiti, ben prima che il terremoto sconvolgesse questo paese già poverissimo e che i riflettori del mondo venissero puntati sull'isola. In collaborazione con NPH ('Nuestros Pequenos Hermanos') e il supporto del medico Padre Rick Frechette ha già costruito 3 ospedali, scuole di strada per 8000 bambini, un centro di formazione professionale e tre case orfanotrofio. La Fondazione si occupa appunto di adozioni a distanza e periodicamente consente a 'padrini' e 'madrine' di fare visita ai propri figliocci.