La storia

Sfida all'Italia da Medjugorje
La fede tra set e servizi

Marin Cilic e Ivan Dodig, impegnati con la Croazia contro gli azzurri in coppa Davis, sono nati nella località dove la Madonna è apparsa ("anche se ce lo chiedete soprattutto in Italia"). La maggioranza preferisce non mischiare politica e religione con lo sport, ma altri atleti non fanno mistero della loro fede: dalle sorelle Williams (Testimoni di Geova) a Djokovic, che sostiene il recupero dei siti sacri
di PAOLO ROSSI

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TORINO - Due croati di Medjugorje contro l'Italia. Nessuna blasfemia, per carità. Parliamo semplicemente di tennis. Coppa Davis, da oggi pomeriggio a Torino. Marin Cilic e Ivan Dodig sono entrambi nati a Medjugorje, e portano nel mondo tennistico la lieta novella del paesino dove la Madonna è apparsa. "Anche se siete soprattutto voi in Italia a chiedermelo, nel mondo c'è più disinteresse" precisa Cilic. Bisogna capirlo. Il tennis non è proprio uno sport di credenti. Anzi, la fede è nei tennisti. Lo ricordate lo scrittore, David Foster Wallace? E il suo libro, Roger Federer come esperienza religiosa? Perfino il grande Roger, a domanda diretta, rispose che tutte quelle domande che Wallace gli poneva gli suonavano strane, e mai pensava che il risultato avrebbe potuto essere quello...

Ad ogni modo, i tennisti di fede ci sono. Anche di diversa religione. Qualche anno fa un giovanotto promettente fu rapato a zero, vestito con una tunica bianca e issato su un elefante per sfilare a Bangkok fino alle porte del tempio buddista di Thung Sethi. Cerimonia di ordinazione, poi il novizio rimase qualche giorno a meditare fra incensi e sistri. Consuetudine per i maschi thailandesi entro i 25 anni, ma le cose cambiano se il novizio si chiama Paradorn Srichaphan, tennista promettente. Pardon, "Maha Viro" che significa forte e coraggioso. E le sorellone Williams? Venus e Serena seguono il credo dei Testimoni di Geova, tanto per sapere.

Il discorso è ampio, e c'è chi non vuole che sport-religione-politica si mischino. Il doppista pachistano, Qureshi, musulmano, giocò anni fa insieme all'israeliano Amir Hadad nonostante il parere contrario della sua federazione, e rispose duro: "Non è giusto che politica e religione interferiscano con lo sport". Poi ha giocato anche l'indiano Bopanna, ma qui c'entra solo la politica, ed è un'altra storia.

Per tornare ad Italia-Croazia, e alla religione, un altro croato non s'è vergognato di dire che Cristo gli aveva cambiato la vita: Mario Ancic. Alle prese con la mononucleosi, dopo la guarigione ha testualmente detto: "Credo che Dio abbia usato la mononucleosi per parlarmi, chiedendomi di seguirlo. Così ho vinto la mia partita spirituale". Non solo croati. Anche i serbi, credono. Mister Djoker, cioè il numero uno del mondo Djokovic, non fa solo le imitazioni. In privato crede e aiuta. Sostiene il recupero dei siti sacri. E il 7 gennaio scorso, giorno del Natale ortodosso, a Melbourne s'è messo alla ricerca di una chiesa che lo celebrasse (San Sava).

Speriamo che oggi il match sia solo sportivo (per l'Italia, ovvio), che Cilic e Dodig non abbiano in aiuto una qualche altra ispirazione. Altrimenti Seppi e Lorenzi (già, Fognini s'è alzato ancora con la febbre, oggi non gioca) potrebbero farsi aiutare in extremis da Mara Santangelo, ex vincitrice di uno Slam di doppio e di una Fed Cup. Anche lei è stata a Medjugorje. E' nata il 28 giugno dell'81, lo stesso anno della prima apparizione della Madonna di Medjugorje. Ci è andata in pellegrinaggio, ricevette un segnale, vide una luce. Lei saprebbe dire le parole giuste.