La storia

L'amore mai nato tra Messina e il Real
Il nuovo capitolo finisce tra i fischi

Nel marzo del 2011 il tecnico italiano lasciò la panchina della squadra di Madrid, secondo in campionato e primo in Eurolega. Ma il rapporto non decollava. E' tornato per la prima volta da avversario, alla guida del CSKA di Mosca. E' il nemico: ed è uscito battuto, dopo una grande partita. "Ma siamo sulla strada giusta per essere tra le prime quattro d'Europa" dice lui. Ora lo vuole la Turchia
di STEFANO VALENTI

3 minuti di lettura
MADRID - Per lui è stato un po' come tornare in Italia, quella che aveva lasciato nel 2005 perché degli insulti in giro sui campi non ne poteva più. I madridisti hanno dato fiato ai fischi poi, quando la partita s'è accesa, hanno debordato in lingua madre (la nostra). Perché Ettore Messina, con tutto il suo mestiere di parole, pose e sguardi torvi, stava riportando in partita la sua squadra che a ripetizione perdeva il filo con la gara. I suoi dialoghi con la terna arbitrale (insufficiente) non piacevano. E allora il pubblico ha "aiutato" Pablo Laso, in chiara soggezione, a parare il colpo. Al termine di una partita nella quale entrambe hanno avuto più volte il pallone della vittoria, e con emozioni forti e prolungatesi fino al supplementare, l'ha spuntata il Real (86-78) che resta l'unica squadra imbattuta nella seconda fase di Eurolega, dopo sei partite. Per il CSKA il rammarico ma anche sensazione di una buona prova generale su uno dei campi più difficili (13.000 spettatori e si sono sentiti), con l'obiettivo di essere pronti quando la stagione si farà e cioè nei playoff di aprile.

Il fatto
- Due anni fa, erano i primi di marzo del 2011, Ettore Messina secondo in Liga e primo in Eurolega lasciava la guida del Real. Dove era approdato nell'estate del 2009. L'avrebbe comunicato il giorno 4, all'indomani di una pesante quanto ininfluente sconfitta casalinga contro Siena. Dopo aver operato un gesto anomalo, comunicarlo alla squadra nell'intervallo di quella stessa partita, in uno spogliatoio che aveva appena riaperto le sue porte ai "blancos" trovandoli sotto di ventitrè. Partita andata, allenatore pure. Alle parole ufficiali fece poi seguire quelle a repubblica.it che fecero molto parlare. A distanza di due anni ne ha riassunto il significato in una frase, contenuta nel suo ultimo libro ("Basket, uomini ed altri pianeti"): "Ero la persona sbagliata nel posto sbagliato, io non ero adatto a loro, loro non erano adatti a me". Riconoscendo l'errore della scelta, che pure aveva abbracciato con entusiasmo perché dopo i quattro anni esaltanti quanti grigi (meteorologicamente parlando) al CSKA, approdando a Madrid aveva scelto un appartamento dominato dalla luce e dal bianco, non solo in onore al suo nuovo club. Ma al CSKA gli avevano concesso di tagliare i veterani della squadra, al Real trovò veterani intoccabili. E gli hanno fatto la guerra, vincendola.

L'accoglienza - Il pittoresco speaker del Real presenta le squadre, partendo dagli ospiti. Ed al nome di Messina il palazzo fischia, soprattutto la curva più calda, i Berserkers (i guerrieri vikinghi). Gli stessi che alla prima senza Messina avevano disertato il loro settore in segno di protesta. Ma, come si dice, Messina è il passato ed il Real resta. Ed è un bel Real quello di Laso, corre, segna, diverte, vince (31 su 35, sommando Liga e coppa). Prima della palla a due però Mirotic, Suarez e Llull si avvicinano e lo abbracciano. Sono tre dei giovani che Messina lanciò, tre anni fa. E mostrano riconoscenza.

La partita - L'attenzione dovrebbe spostarsi sulla gara, nella quale il CSKA parte meglio. Poi però l'aria cambia a favore dei bianchi di Laso e quando la terna emette fischi poco graditi al pubblico il "mandante" è Messina. A legare Spagna ed Italia non è solo la crisi economica. Nel finale, punto a punto, ogni fischio è vivisezionato. Ma fortunatamente decidono i giocatori: sbagliano Carroll, Teodosic e Lull e si va al supplementare; in coda al quale esce la tripla di Erceg e Micov perde un pallone. Il killer è JC Carroll con 4 liberi e la tripla del suo punto numero 31, in una serata nella quale ha segnato 16 dei 21 tiri tentati, da tutte le posizioni del campo. Incontenibile. Durante il regno di Messina fu trattato dal Real ma poi non se ne fece nulla: "Messina non lo riteneva di livello per l'Eurolega" hanno scritto a Madrid, evidenziando la vendetta sportiva dell'americano che Teramo ebbe il merito di portare per prima in Europa.

Le parole - "E' stata una partita dura, nel momento chiave loro sono stati più bravi con Carroll, mentre noi abbiamo perso due palloni e rimbalzi" ha detto Messina. Che non si è sottratto al commento a quanto accaduto nell'arena. "I fischi? Il pubblico ha il diritto di esternare le sue opinioni. La cosa che mi ha fatto piacere è stata l'accoglienza di coloro con i quali ho lavorato, compreso il presidente Florentino Perez che mi è venuto a salutare". Navigato com'è ha subito ricordato che una partita di Eurolega giocata a fine gennaio non vale mai quanto la posta che c'è in palio alla fine: "Dopo stasera sono convinto che siamo sulla strada giusta per il nostro obiettivo, che è arrivare alla Final Four di Londra". E se il suo obbligo è esserci, perché guida uno squadrone, attende di vedere se ci sarà anche il Real di Laso. Messina, nel frattempo, deve guarire i suoi dalla sindrome spagnola: finora tre sconfitte, in Europa, con Barcellona, Malaga ed appunto Real. E, giusto per averne la mani piene, potrebbe anche firmare a breve l'accordo come nuovo allenatore della Turchia. Agli Europei troverebbe nello stesso girone l'Italia di Pianigiani, ma anche la Grecia di Trinchieri.

Il Real non si lascia - Il peccato, qui, resta quello di aver lasciato lui il club, come mai era accaduto nella storia. "E' il Real che decide: quando chiama, non si può rifiutare. E quando la storia finisce, lo decide il Real" ci dice un collega, tra i seggiolini del Palacio, dopo avergli chiesto l'imputazione ideologica a Messina tra gli aficionados del "contro". Di quel gesto che pure spaccò le opinioni perché ci fu chi riconobbe a Messina di aver detto del Real ciò che nessuno aveva avuto il coraggio di dire. Senza necessariamente inseguire verità, che resterebbero inevitabilmente di parte, vediamo ora come fa a finire con Mourinho. Chi lascia e chi sarà lasciato.