Da Fiorentina-Inter, al derby di Calcutta. Criticati in patria per un fuorigioco di dieci centimetri o per un rigore negato che nemmeno le tante moviole riescono poi a chiarire, ecco che gli arbitri italiani trovano soddisfazione e considerazione all'estero. L'architetto bolognese Nicola Rizzoli, classe 1971, numero 1 fra gli arbitri di casa nostra (è in rampa di lancio anche per i Mondiali 2014), dirigerà infatti il derby di Calcutta, East Bengal-Mohun Bagan. Appuntamento al 23 febbraio (ma la data potrebbe slittare per motivi di ordine pubblico, sono previste 120.000 persone...). E' la prima volta che un arbitro europeo dirige in India: e la Federazione locale ha puntato proprio sugli arbitri italiani. ''E' un onore e anche un piacere essere invitato da un'altra Federazione, è un riconoscimento per tutta la categoria, capita a me perché ho la fortuna di essere ai vertici del movimento arbitrale italiano'', ha spiegato un raggiante Rizzoli. ''Ci fa molto piacere e quelle poche volte che ci riconoscono dei meriti li prendiamo volentieri. Grazie al lavoro dei vari Collina, Braschi, Rosetti, il movimento sta crescendo e il fatto che ci siano tanti italiani che lavorano all'estero vuol dire che la categoria è apprezzata''.
In India Rizzoli andrà con i suoi guardalinee, ma non avrà gli arbitri di porta come in Europa e in Italia. ''Dovrò fare senza, ma io sono sempre stato dell'idea che non bisogna mai dimenticare le origini, gli arbitri di porta deve essere d'ausilio, ma il direttore di gara deve sempre essere uno e mantenere l'abitudine a prendere le decisioni da solo'', ha aggiunto. Lo aspetta una gara sicuramente diversa rispetto a quelle che è abituato a dirigere da noi, in campionato, e anche in Champions League dove sovente è protagonista. "E' vero - ha spiegato ancora Rizzoli - ci sono differenze sostanziali, il calcio africano come quello asiatico è molto fisico, l'approccio deve essere quello di cercare di conoscere il più possibile le squadre e cercare di capire che tipo di gioco vogliono mettere in campo: l'arbitro deve anche abituarsi''.
Un'esperienza nuova, in una Nazione sconfinata che ultimamente ha cercato di rilanciare il football e voleva ingaggiare, anche se per un breve periodo, campioni europei del presente e del passato, come Fabio Cannavaro, oro ai Mondiali 2006 in Germania. I nostri arbitri sono solitamente molto richiesti all'estero e non sempre l'Aia (associazione italiana arbitri) può soddisfare le tante richieste per motivi di organico. In passato gli italiani sono stati impegnati soprattutto in Africa, in gare particolarmente difficili come il derby del Cairo, oppure in Medio Oriente. "Ma ce li chiedono anche dalla Bulgaria, dalla Romania: quando c'è una gara impegnativa, chiamano subito la nostra Federazione. Per noi è un motivo di soddisfazione, ma non sempre possiamo accontentare tutti", spiega Nicchi, presidente dell'Aia (associazione italiana arbitri). All'estero i nostri fischietti sono considerati fra i più affidabili: merito anche della loro preparazione internazionale e del fatto che all'Uefa hanno un maestro che ben li conosce, Pierluigi Collina. Rizzoli, poi, ha una caratteristica: rende di più in campo internazionale che in Italia. Il motivo? Ci sono molte meno proteste da parte di allenatori e calciatori. Da noi ogni fischio scatena discussioni e moviole. Già, a proposito: chissà se in India lo aspetta anche la moviola?
In India Rizzoli andrà con i suoi guardalinee, ma non avrà gli arbitri di porta come in Europa e in Italia. ''Dovrò fare senza, ma io sono sempre stato dell'idea che non bisogna mai dimenticare le origini, gli arbitri di porta deve essere d'ausilio, ma il direttore di gara deve sempre essere uno e mantenere l'abitudine a prendere le decisioni da solo'', ha aggiunto. Lo aspetta una gara sicuramente diversa rispetto a quelle che è abituato a dirigere da noi, in campionato, e anche in Champions League dove sovente è protagonista. "E' vero - ha spiegato ancora Rizzoli - ci sono differenze sostanziali, il calcio africano come quello asiatico è molto fisico, l'approccio deve essere quello di cercare di conoscere il più possibile le squadre e cercare di capire che tipo di gioco vogliono mettere in campo: l'arbitro deve anche abituarsi''.
Un'esperienza nuova, in una Nazione sconfinata che ultimamente ha cercato di rilanciare il football e voleva ingaggiare, anche se per un breve periodo, campioni europei del presente e del passato, come Fabio Cannavaro, oro ai Mondiali 2006 in Germania. I nostri arbitri sono solitamente molto richiesti all'estero e non sempre l'Aia (associazione italiana arbitri) può soddisfare le tante richieste per motivi di organico. In passato gli italiani sono stati impegnati soprattutto in Africa, in gare particolarmente difficili come il derby del Cairo, oppure in Medio Oriente. "Ma ce li chiedono anche dalla Bulgaria, dalla Romania: quando c'è una gara impegnativa, chiamano subito la nostra Federazione. Per noi è un motivo di soddisfazione, ma non sempre possiamo accontentare tutti", spiega Nicchi, presidente dell'Aia (associazione italiana arbitri). All'estero i nostri fischietti sono considerati fra i più affidabili: merito anche della loro preparazione internazionale e del fatto che all'Uefa hanno un maestro che ben li conosce, Pierluigi Collina. Rizzoli, poi, ha una caratteristica: rende di più in campo internazionale che in Italia. Il motivo? Ci sono molte meno proteste da parte di allenatori e calciatori. Da noi ogni fischio scatena discussioni e moviole. Già, a proposito: chissà se in India lo aspetta anche la moviola?