La storia

Tomba, tra ricordi trionfali e un rimpianto: "Ho smesso giovane, ma ero stressato..."

L'ex fuoriclasse riavvolge il nastro della sua straordinaria carriera con una punta di rammarico: "Avrei dovuto prendere una pausa e ricominciare. Nel 2002 a Salt Lake potevo esserci". Ora è un personaggio ricercatissimo all'estero: "Qui vincevo, ma contava solo il trofeo lanciato al fotografo..." video
di STEFANO VALENTI

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Ieri pomeriggio ha ritirato il premio "Città di San Lazzaro", dove risiede, alle porte di Bologna; nel weekend era stato a Sestola, tra la gente dell'Appennino, per celebrare Calgary 1988, lui sul palco e dietro le immagini di quei trionfi. Ad omaggiare Alberto Tomba, c'era pure Giuliano Razzoli, a sua volta campione olimpico ventidue anni dopo AT. "Gliel'ho detto subito, Razzo hai cominciato con l'oro, ora sono cavoli tuoi... Ma a Campiglio era lì con i migliori, tornerà".

VIDEO La prima medaglia d'oro a Calgary 25 anni fa

Tomba, quel che non è mai più tornato è il pettorale con l'1 di quel gigante d'oro.
"Rubato. A Bormio sparirono gli sci con cui vinsi la Coppa nel '95. Poi capirono che il cimelio era troppo famoso e lo restituirono".

Si dice: tutto iniziò a Calgary. O forse finì, Tomba. La spensieratezza.
"A 21 anni era un delirio, uno sogno avveratosi molto presto. Per questo mi sono goduto di più Albertville, lì mi aspettavano".

Una carriera esaltante, le 5 medaglie olimpiche, le 4 ai Mondiali, una Coppa del Mondo, 8 di specialità tra gigante e slalom, 50 gare vinte. Ma bruciata in appena dieci anni.
"Ho smesso giovane e stressato, avrei dovuto fare una pausa e poi tornare. Nel 2002 a Salt Lake City ad esempio".

Avrebbe perso posizioni nel ranking in uno sci che stava cambiando.
"Durante quelle Olimpiadi ero al Sestriere a provare i nuovi sci, i carving. Feci cinque discese, perfette. E dire che avevo smesso già da quattro anni. Poi è vero che qui non è come la F1, dove torni ed hai sotto un motore. Ti trovi col pettorale 70 ed è una giungla".

Oggi Hirscher domina lo slalom: alla vigilia dello speciale dei Mondiali lascia Schladming e va a dormire dalla fidanzata. L'avesse fatto lei?
"Ai miei tempi era un delirio il solo avere la fisioterapista donna. Avevo tutti gli occhi addosso, discoteca, ore piccole, donne. Una volta puoi farlo, la seconda sei fottuto se esci dai locali alle tre e devi essere in piedi alle sei per allenarti".

E dire che la donna giusta non l'ha ancora trovata.
"O forse non mi sono fatto trovare. Mia mamma vorrebbe un Tombino, ma c'è da aspettare vent'anni... Con la Deborah fu un miniflirt".

Lei era un preda appetibile per i media.
"No, ero come il secchione a scuola, antipatico. L'ho avvertito dopo la terza Olimpiade a medaglia. Troppe vittorie: allora scaviamo".

Fortunatamente non girò troppo quella sua foto rasato a zero. Chi fu l'autore?
"Era l'85, io promosso dalla squadra B a quella A. Edalini, Erlacher, Pramotton e Holzer mi inseguirono con le forbici. Mi chiusi in bagno. Poi cedetti. Tagliarono malissimo e fui costretto a rasarmi a zero con schiuma e rasoio. Matricola Tomba insomma".

Perché Tomba, oggi, è più cercato all'estero che in Italia?
"In Bulgaria c'è una pista col mio nome, mi vogliono in Turchia, Libano, nel nord Europa, in Corea m'hanno voluto per la candidatura olimpica. Qui vincevo, ma contava solo il trofeo lanciato al fotografo. I sacrifici? Non interessavano più. Tomba è nato grazie a mio padre che mi portava a Cortina e sull'Appennino. Poi c'ho messo del mio".

Quali sono le sue passioni, oggi?
"Faccio tante cose, viaggio da ottobre a marzo, eventi, sponsor, beneficienza. Ma non inseguo giornali e tv per farlo vedere. So che ho smesso quindici anni fa, ed oggi potevo avere la stazza di Galeazzi. Invece faccio atletica e nuoto. Bode Miller è stato forte, ma per quanti anni? Il campione non è quello che vince, ma quello che rivince. Io l'ho fatto per dodici stagioni in fila. Ed ora continuo a farmi trovare in forma, per onorare i miei impegni".

Ghedina lavora nello staff di Kostelic. Perché non abbiamo visto Tomba al fianco di qualcuno?
"Kristian ha fatto bene. Ma a me direbbero "perché non con un italiano?" Per non sbagliare, non lo faccio. Ho invece accettato la proposta di Flavio Roda (presidente Fisi) di lavorare per FuturFisi, nuovo progetto di scouting per giovani di talento tra i 15 ed i 20 anni".

Ma lo sci è sport di squadra o individuale?
"Individuale. Al cancelletto sei tu e nessun altro. Io ho avuto uno staff per me, con Gustavo Thoeni, ma dopo le medaglie e le vittorie in Coppa. Vero, c'è la squadra, ma non serve se crea invidia. Io ero uno di Bologna che ha sbalordito tutti, ma non è detto che i migliori sciatori nascono in montagna. Prima di me e Razzoli c'è stato Colò, un altro uomo dell'Appennino, no?".

Come sciano quelli di oggi?
"In slalom s'è passati da sci di 2.05 ad 1.55. Non vedi più lo stile, oggi guardi i pali e non capisci il tracciato. Una cosa è migliorata, la preparazione delle piste".

Lei fece polemica sull'inversione dei trenta.
"A Kranjska Gora, prima manche, sono secondo dietro Jagge. Sarei partito da ventinovesimo, una follìa, me ne tornai in albergo. Hujara mi inseguì: "Vai a sciare nei boschi, allora!" mi disse. Gli risposi che m'ero fatto un mazzo tanto per entrare nel primo gruppo, come veniva tutelato? Jagge poi, da primo, finì venticinquesimo. I diritti degli atleti non erano difesi, ma nella polemica mi seguì solo Girardelli. Gli altri no, avrebbero perso gli sponsor".

La forza mentale di essere l'ultimo a partire, dovendo difendere un primo posto.
"C'è chi se la fa sotto. Io, da primo, sono saltato solo due volte nella seconda manche. Ero il più forte del mondo, in una disciplina dove vai fuori per un nulla. E di colpo diventi un coglione".

No, era un idolo: venticinque anni fa interruppero Sanremo per lei.
"Non so quanti videro per la prima volta lo sci, grazie al fuso orario col Canada. La Fis non l'ha capito, le notturne sono una risorsa inestimabile. Invece continuano a far alzare gli atleti alle sei, che è ancora notte. E la prima manche, a quell'ora del mattino, la vedono solo gli appassionati".

Tomba testimonial dei Mondiali di sci nordico. Dov'è l'errore?
"Spero che l'Italia torni presto ad ospitare un grande evento. In Norvegia hanno Svindal e lo organizzano, in Croazia hanno Kostelic e fanno lo slalom a Zagabria. I Mondiali più belli sono stati quelli di Sierra Nevada, su cui si faceva ironia dicendo che erano vicini all'Africa. A noi non manca nulla. È solo questione di voglia".

L'anno prossimo di nuovo Olimpiadi, a Sochi. Che Italia si aspetta?
"Una medaglia nella velocità, tra Paris, Innerhofer, Marsaglia. Negli slalom confido ancora in Razzoli, deve solo sbloccarsi, gli serve un podio. Moelgg scia sereno, per questo è stato il migliore. Anche Simoncelli può dare il colpo di coda. Mi piace anche Nani, vorrei vederlo pure in gigante, come altri. Ora siamo più competitivi nella velocità e se si pensa che lì siamo migliori dell'Austria si capisce che è una ruota che gira".