La storia

Campionati già decisi
E' l'ora dei saldi in tv

Le partite delle ultime giornate della Liga spagnola saranno trasmesse in diretta in Italia da un pool di emittenti locali su base regionale. E' una novità per un prodotto di così alto livello, ma c'è un motivo: quest'anno i tornei europei sono di fatto finiti da mesi, con vantaggi incolmabili per le capolista. Solo la Champions conserva il suo appeal
di ENRICO SISTI

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SI TORNA all'antico, ai tempi in cui le emittenti locali osavano trasmettere il campionato inglese, che ancora non si chiamava Premier League. Ma di fatto è una novità assoluta: perché mai era successo che tv locali offrissero un prodotto calcistico di così alto livello. Da domani la Liga spagnola verrà offerta su base regionale, in chiaro, da un pool di 18 tv, lo stesso che ha già trasmesso il programma di Santoro "Servizio pubblico". Si comincia alle 18 con Celta-Barcellona, alle 20 Real Saragozza-Real Madrid, domenica altri due match. Ma è solo per queste ultime giornate. La Liga aveva quasi raddoppiato le richieste a inizio stagione costringendo Sky, impegnata a una gestione delle proprie risorse, a rinunciare (aveva già rinunciato alla Bundesliga).

Per i prossimi due anni i diritti della Liga sono stati già acquistati da Pitch International, dietro cui c'è l'ombra (e forse qualcosa di più) di Al Jazeera, che in Italia si dovrebbe chiamare BeIn Sport. Sky si riprenderà la Bundesliga. Ma come mai la Publishare che raccoglie il pool di emittenti locali, pur non disponendo di budget paradisiaci, ha potuto realizzare il suo piccolo scoop di fine "temporada"? Per un motivo che non può sfuggire: per il crollo verticale dell'interesse. Quest'anno i principali campionati europei sono finiti presto, troppo presto per continuare a rappresentare un must dei palinsesti, pur con i loro Rooney, Van Persie, Messi, Ronaldo, Goetze, Reus, Ribery, Mandzukic. Già a fine gennaio, in pratica, il Manchester United aveva vinto la Premier, il Bayern la Bundesliga, il Barcellona la Liga e, anche se qualcuno potrebbe non essere d'accordo, la Juventus la Serie A. Distanze infinite (domani il Bayern potrebbe vincere il campionato con sette giornate d'anticipo) hanno separato le squadre leader dal resto del gruppo. Persino le più accreditate contendenti, di cui tre sono ancora detentrici del titolo in patria (Manchester City, Borussia Dortmund e Real Madrid), hanno gettato la spugna. Difficile, in questa sbilanciata situazione di valori in campo (una forte, le altre o mediocri o più impegnate in Champions, come è il caso di Real Madrid e Dortmund), immaginare che le dirette delle partite possano conservare il loro appeal. Non c'è più lotta, incertezza, e non bastano ovviamente la corsa ai posti Champions o la lotta per non retrocedere per pretendere che i diritti tv abbiano lo stesso peso sulla bilancia. Neppure in Francia, con il Psg staccato ormai di cinque punti dal Lione, c'è bagarre (la Ligue 1 viene trasmessa da Sportitalia).

Tale squilibrio, che quest'anno s'è manifestato prestissimo, ha trasformato la Champions League in una gemma assoluta, in uno spettacolo unico. Già lo è di suo, soprattutto dagli ottavi in poi, ma così la differenza fra Champions (e persino Europa League) e campionati nazionali è quasi imbarazzante. Da una parte ogni sera si scopre qualcosa di nuovo, dall'altra, televisivamente parlando, non c'è più (è proprio il caso di dirlo) partita. L'unico numero che non deflette e che in prospettiva un po' rincuora, sono gli spettatori di Inghilterra, Spagna e soprattutto Germania. Sempre gli stessi, con loro sempre stadi pieni. Ma il calcio dal vivo, nei paesi in cui la gente prova ancora dei sentimenti sinceri per lo sport e non vede l'ora di condividerli (non è il caso dell'Italia dunque...) è un'altra storia.