La storia

Dal calciomercato al thriller
Bonan e quella 'voce' inquietante

Il popolare conduttore della trasmissione su Sky si cimenta in un racconto da brivido. "Anatomia di una voce" è un romanzo ambientato in una Milano lunare, remota, misteriosa. Una ricerca tortuosa dell'enigma, dove non mancano colpi di scena
di MAURIZIO CROSETTI

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Strani tipi, i giornalisti. Strani e imprevedibili. Occhio a catalogare chi scrive e parla di sport: perché si tratta di una razza strana, e le sorprese potrebbero mettere molta paura. O grondare sangue, alla lettera.
Alessandro Bonan, noto televolto Sky, è la perfetta dimostrazione di questa teoria. Quasi ogni sera conduce un programma seguitissimo sul calcio mercato, e la domenica raddoppia su Cielo insieme a Teo Teocoli e ad una bella banda di calciofili disincantati e a volte bizzarri. Quello che accade per il resto della settimana nella sua testa, e sulla tastiera del suo computer, poteva rimanere un mistero: ma l'ha svelato lui, dopo averlo tenuto a lungo nascosto. Mica per niente stiamo parlando di un giallista di classe.

Perché Alessandro Bonan ha appena pubblicato un romanzo che con lo sport non c'entra nulla, ma con Alessandro Bonan probabilmente sì. Si intitola "Anatomia di una voce" e lo manda alle stampe Urbano Cairo: pure lui, uomo di calcio e di tv come Bonan (presidente del Toro, nuovo padrone di La7), ma questa è una remotissima trasferta per entrambi. Una partita giocata fuori casa, e - bisogna dire - vinta.

Il libro, dunque. Visto il genere non è il caso di svelare molto. Se non che Enrico Ruggeri, nel corso della presentazione milanese del volume, ha confessato di avere finito di leggerlo con l'aiuto di qualche tranquillante: e Ruggeri non sembra un tipo troppo impressionabile. Il territorio è quello del giallo psicologico classico, anche se è soprattutto un romanzo di scrittura costruito dapprima per accumulo, e poi per sottrazione: quello che resta è il cuore a volte acido delle cose, bollente come una fornace e gelido come un cristallo.

C'è un protagonista, Carlo Maria Ortani, scrittore in crisi creativa, c'è la sua donna e c'è un innesco niente male: una festa notturna dove ciascuno può ascoltare le parole degli altri attraverso un sistema di cuffie e microfoni, senza però poter abbinare volti e voci. Un gioco intrigante e pericoloso. Sarà proprio una misteriosa voce femminile a condurre lo scrittore dentro territori inimmaginabili. Una caduta libera nel male assoluto: sempre dentro di noi, quasi mai fuori, al contrario di qualsiasi apparenza. Tra pagine e parole, la morte e la follia lasciano tracce ambigue: auguri a chi le vorrà inseguire.

Lo sfondo su cui si svolge l'azione è duplice: la mente dei personaggi ma soprattutto una Milano lunare e remota, città inquieta e inquietante come certi spaccati metropolitani che la letteratura contemporanea di solito va a cercare lontano, preferibilmente in America, mentre in questo caso l'abisso è oltre la soglia di casa. Oppure, forse, è proprio dentro casa. Il viaggio del protagonista non sarà privo di sorprese, e neppure la sua caccia alla voce. Egli dovrà fare, di quella voce, una specie di studio anatomico, come indica il titolo. Un'autopsia: ma chi taglia chi? Sarà una caccia al tesoro senza nulla di prevedibile: i labirinti nei quali Carlo Maria si troverà a muoversi avranno solo l'apparenza di un luogo sconosciuto, e saranno lastricati di specchi. Perché il Male, quello che si deve scrivere con la maiuscola, è meglio non cercarlo troppo lontano, non serve fare molta strada per incrociarlo.

Personaggio poliedrico e a suo modo sfuggente, Alessandro Bonan non sorprende meno del personaggio che la sua fantasia (un poco turbata?) è riuscita a creare. Siamo abituati a seguire le sue conduzioni sportive sul filo di un'ironia molto british, ma con scarti laterali che lasciano intuire le sfaccettature di un carattere complesso: come le interpretazioni delle ultime sigle di "E' sempre calcio mercato", scritte e cantate da Alessandro insieme ai suoi complici televisivi in maschera, il super esperto di compravendite Gianluca Di Marzio e l'arguto Faina, al secolo Valerio Spinella, nel suo genere un genio della tv e della Rete. Sono gli indizi abbandonati dall'autore lungo il suo passaggio: forse dovevamo capirlo prima, con chi avevamo a che fare. Così, invece, il colpo può essere fatale. Come un certo tipo di morte. Come una follia.