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Tennis, la nobile arte del raccattapalle

Un piccolo libro, ironico e tecnico al tempo stesso, racconta una realtà dei courts troppo spesso ignorata. Eppure McEnroe fu il ball boy di Bjorn Borg...di GIOVANNI MARINO
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Inevitabilmente, dietro ogni giocatore di tennis professionista, medio o forte che sia, si cela un ex raccattapalle. Un ex ragazzino intimidito ed entusiasta al tempo stesso, che ha passato ore a bruciarsi sotto al sole o a resistere agli spifferi di un tempo instabile. Saltando giorni di scuola, rinunciando ad altri svaghi con gli amici o semplicemente all'ozio. In cambio di nulla, se non di un panino e una bibita e della promessa che potrai tenere la felpa (quasi sempre più larga di due taglie) col nome dello sponsor, se non combinerai grossi guai.

Le foto/La tecnica, i disegni

Negli States li chiamano ball boys e già il nome contiene una rozza approssimazione del loro ruolo e del loro compito. Perché senza quei giovani a costo zero ogni torneo serio non sarebbe più tale e i tempi di gioco si dilaterebbero in modo estenuante. Ma anche nello sport, come nella vita di tutti i giorni, l'apparire conta più dell'essere e la categoria dei ra…
Inevitabilmente, dietro ogni giocatore di tennis professionista, medio o forte che sia, si cela un ex raccattapalle. Un ex ragazzino intimidito ed entusiasta al tempo stesso, che ha passato ore a bruciarsi sotto al sole o a resistere agli spifferi di un tempo instabile. Saltando giorni di scuola, rinunciando ad altri svaghi con gli amici o semplicemente all'ozio. In cambio di nulla, se non di un panino e una bibita e della promessa che potrai tenere la felpa (quasi sempre più larga di due taglie) col nome dello sponsor, se non combinerai grossi guai.

Le foto/La tecnica, i disegni

Negli States li chiamano ball boys e già il nome contiene una rozza approssimazione del loro ruolo e del loro compito. Perché senza quei giovani a costo zero ogni torneo serio non sarebbe più tale e i tempi di gioco si dilaterebbero in modo estenuante. Ma anche nello sport, come nella vita di tutti i giorni, l'apparire conta più dell'essere e la categoria dei raccattapalle - specie transitoria destinata, come detto, a tramutarsi in quella di giocatori più o meno bravi, dai dilettanti in su - non ha mai avuto lo spazio che merita.

Un libro, piccolo, ma carico di ironia, tecnica (eh sì, ci vuole anche quella) e sensibilità, riscatta questo ingiusto anonimato. Lo ha scritto un maestro di tennis - ma oggi è più corretto e più giusto dire tecnico nazionale - Riccardo Fortunati (rikytennis@libero.it), dal 1995 tra i responsabili della Scuola tennis del Tc Napoli. Ed è, nel suo genere, un vero gioiellino, impreziosito dai bozzetti (che riproducono le azioni in campo) di Vittorio Fortunati, padre dell'autore e maestro anch'egli, ma di arte contemporanea.

In poche pagine c'è tutto quello che dovreste sapere sul sorprendentemente complesso mondo del raccattapalle e di chi lo organizza. Un esempio? Eccolo: "Sapete cosa è che crea veramente dei problemi al maestro? Le interferenze(...)quella piccola variazione al programma che circa 300 persone chiedono sempre un attimo dopo che tu lo hai preparato(...)sì, circa 300 perché se calcolate almeno un papà, una mamma, un nonno, una tata, un direttore di torneo moltiplicati per i 57 raccattapalle in media impiegati si otterranno 285 richieste di cambiamento e non sto mettendo nel conto gli imprevisti".

Fortunati, con pazienza, amore e rispetto per tutto quello riguarda la sua professione, prepara ogni anno una sessantina di ragazzi e ragazze per il torneo internazionale di Napoli che si disputa sui campi di viale Dohrn. Un Atp challenger carico ormai di gloria sportiva e tradizione perché, nel suo svolgersi, ha "battezzato", di stagione in stagione, atleti che poi sarebbero diventate stelle assolute. Solo qualche nome: Andy Murray, David Ferrer, Richard Gasquet, Marat Safin, Gustavo Kuerten, Gaston Gaudio, Thomas Johansson, solo per citare i grandissimi. 
 
Nel volumetto si susseguono spiegazioni assolutamente approfondite sulla "tecnica" corretta per essere dei perfetti ball boys (prova del nove, il tie break, capitolo in cui  si legge, tra l'altro: "Le palle vanno e vengono perciò ogni 2 punti, dopo il primo, consiglio ad uno a rete di "quelli bravi" di trattenere ad ogni cambio battuta una palla per servirla immediatamente verso il lato giusto"), alternate a riflessioni sul gioco del tennis e a divertenti siparietti legati a situazioni che, di volta in volta, vengono a crearsi. Piccoli grandi problemi che circondano la macchina organizzativa di un evento sportivo di carattere internazionale e che tocca risolvere bene e, soprattutto, in fretta.

"Manuale del raccattapalle e qualche considerazione sull'insegnamento di uno sport chiamato tennis" è un libro che merita un editore (per la eccessiva discrezione dell'autore e perché si vivono tempi difficili ancora non lo ha) e uno spazio nella libreria dei testi che raccontano le varie sfaccettature dello sport. Anche perché, nel suo genere, è un pezzo assolutamente unico.

Chi segue il tennis avrà forse ancora memoria delle ormai introvabili immagini di una lontana edizione degli Open Usa. Si giocava ancora sulla terra grigia di Forest Hills e un ragazzotto lentigginoso, riccioluto, mancino e un po' rotondetto, consegnava le palline da tennis al mito assoluto degli anni Settanta, Bjorn Borg. Quel ragazzotto aveva un nome irlandese ma era newyorchese nell'agitatissimo animo: si chiamava John Patrick McEnroe. Sarebbe diventato una leggenda imperitura del grande tennis. Basta e avanza per restituire qualità e importanza alla troppo spesso ignorata categoria dei raccattapalle, o no?

g.marino@repubblica.it
Twitter:@jmarino63