E' UNA STORIA di pub fumosi, traversate dall'altra parte del mondo, di imperi e di colonie. Di leoni, barbari, capitani coraggiosi, di zuffe e di sbronze. Una storia che sembra uscita da un romanzo di Stevenson. Invece è una partita di rugby. La più suggestiva di tutte, giocata da due squadre che non sono club e nemmeno nazionali: diciamo due circoli, però molto esclusivi. E nella mischia ci sono finiti anche quattro italiani. L'umida e appiccicosa Hong Kong ospita sabato la sfida tra i British and Irish Lions, selezione dei migliori atleti britannici, ultima rappresentazione vittoriana vivente, e i Barbarians, formazione ad inviti che raccoglie i migliori giocatori del mondo e sarà guidata dall'azzurro Sergio Parisse.
Non è un'amichevole, perché con la palla ovale non ci sono amichevoli. E' il primo test per i "Leoni", protagonisti di un tour che per un mese e mezzo li porterà a battersi in Australia con i Wallabies - sono in programma 3 incontri con la nazionale dei canguri - e le migliori formazioni dell'isola (Western Force, Queensland Reds, New South Wales, Waratahs, Brumbies, Melbourne). L'evento sportivo più importante dell'estate britannica - quasi quarantamila i tifosi al seguito e settecento milioni di euro in fatturato per questa che è stata ribattezzata "the Legendary Journey" - , che Oltremanica sta già scatenando feroci polemiche perché "in ballo c'è l'onore di una nazione e i ragazzi non si sono allenati abbastanza". Warren Gatland, coach neozelandese dei Lions, è inevitabilmente fiducioso: può contare sui fuoriclasse di un'Inghilterra che tra due anni ospiterà il Mondiale per vincerlo (Tuilagi, Cole, Farrell), sul blocco gallese (15 su 32 convocati: con Halfpenny, North, Warburton, Cuthbert tra gli altri), poi 10 irlandesi e 3 scozzesi. Ci sarà Brian O'Driscoll, 34 anni, il migliore di tutti. Il vecchio gigante, Paul O'Connell, calvo e brutale, e quello giovane, biondo e bello, Richie Gray. Il solo vero problema sarà tenerli lontani dai bar, ricordando i pasticci combinati - soprattutto dagli inglesi - nell'ultima Coppa del mondo, in Nuova Zelanda.
Sabato affronteranno un gruppo stranamente assortito ma micidiale. I Barbarians sono nati due secoli fa in un pub di Bradford, davanti a una zuppa e qualche pinta di birra (la leggenda parla di ostriche, ma non è vero). Una squadra che non ha una sede, che convoca misteriosamente i suoi giocatori con lettere personali spedite da chissà dove. Barbari, vagabondi, pronti a rispondere subito all'appello: in ballo non c'è un centesimo, solo l'orgoglio di far parte di questa "setta" di campioni. Che gioca con una antica maglia a striscioni orizzontali bianco e neri, ma permette a ciascuno di indossare i calzettoni con il colore del club di appartenenza. L'altra settimana hanno affrontato l'Inghilterra a Twickenham, perdendo con orgoglio. Tra qualche giorno si danno appuntamento dall'altra parte del mondo per una nuova battaglia. Con Parisse, altri tre azzurri: Martin Castrogiovanni, Leonardo Ghiraldini e Andrea Lo Cicero. Per scrivere un'altra pagina di un romanzo, che invece è una partita di rugby.
Non è un'amichevole, perché con la palla ovale non ci sono amichevoli. E' il primo test per i "Leoni", protagonisti di un tour che per un mese e mezzo li porterà a battersi in Australia con i Wallabies - sono in programma 3 incontri con la nazionale dei canguri - e le migliori formazioni dell'isola (Western Force, Queensland Reds, New South Wales, Waratahs, Brumbies, Melbourne). L'evento sportivo più importante dell'estate britannica - quasi quarantamila i tifosi al seguito e settecento milioni di euro in fatturato per questa che è stata ribattezzata "the Legendary Journey" - , che Oltremanica sta già scatenando feroci polemiche perché "in ballo c'è l'onore di una nazione e i ragazzi non si sono allenati abbastanza". Warren Gatland, coach neozelandese dei Lions, è inevitabilmente fiducioso: può contare sui fuoriclasse di un'Inghilterra che tra due anni ospiterà il Mondiale per vincerlo (Tuilagi, Cole, Farrell), sul blocco gallese (15 su 32 convocati: con Halfpenny, North, Warburton, Cuthbert tra gli altri), poi 10 irlandesi e 3 scozzesi. Ci sarà Brian O'Driscoll, 34 anni, il migliore di tutti. Il vecchio gigante, Paul O'Connell, calvo e brutale, e quello giovane, biondo e bello, Richie Gray. Il solo vero problema sarà tenerli lontani dai bar, ricordando i pasticci combinati - soprattutto dagli inglesi - nell'ultima Coppa del mondo, in Nuova Zelanda.
Sabato affronteranno un gruppo stranamente assortito ma micidiale. I Barbarians sono nati due secoli fa in un pub di Bradford, davanti a una zuppa e qualche pinta di birra (la leggenda parla di ostriche, ma non è vero). Una squadra che non ha una sede, che convoca misteriosamente i suoi giocatori con lettere personali spedite da chissà dove. Barbari, vagabondi, pronti a rispondere subito all'appello: in ballo non c'è un centesimo, solo l'orgoglio di far parte di questa "setta" di campioni. Che gioca con una antica maglia a striscioni orizzontali bianco e neri, ma permette a ciascuno di indossare i calzettoni con il colore del club di appartenenza. L'altra settimana hanno affrontato l'Inghilterra a Twickenham, perdendo con orgoglio. Tra qualche giorno si danno appuntamento dall'altra parte del mondo per una nuova battaglia. Con Parisse, altri tre azzurri: Martin Castrogiovanni, Leonardo Ghiraldini e Andrea Lo Cicero. Per scrivere un'altra pagina di un romanzo, che invece è una partita di rugby.