"NON PUOI più fare il Pirlo". Tradotto: sei bollito, finito, rottamato. Erano questi, per citare i più eleganti, gli aggettivi attribuiti ad Andrea Pirlo al termine della stagione 2010/2011, l'ultima con la casacca rossonera del Milan, contraddistinta da due fastidiosi infortuni e tante panchine. Allegri non ci puntava più, il contratto era troppo ricco per un panchinaro e l'età, 32 anni, avanzava. Passa un anno e lo stesso Pirlo si trova a festeggiare lo scudetto con la Juventus, a sfiorare la conquista dell'Europeo con la Nazionale e a essere il vero e proprio leader dei bianconeri. Alla faccia di chi pensava che fosse pronto ad appendere le scarpe al chiodo. Una rivincita troppo grande per non dedicargli l'apertura de "Penso quindi gioco', primo libro autobiografico del centrocampista nato a Brescia 34 anni fa, scritto con il giornalista Alessandro Alciato ed edito da Mondadori.
Pirlo e il Milan non si sono lasciati benissimo, eppure dieci anni di grandissimi successi non si possono scordare. Per questo, l'eleganza con cui tocca il pallone è la stessa riscontrabile nel racconto della fine del rapporto con i rossoneri. Ma qualche inevitabile stoccata a Galliani e a chi non puntava più su di lui non manca. Il libro inizia con la prefazione scritta dal ct della Nazionale, Cesare Prandelli, che definisce Andrea "l'essenza del calcio". Un leader silenzioso, paragonabile al grande Gaetano Scirea, uno che parla poco ma che quando lo fa tutto lo spogliatoio si zittisce e soprattutto un fedelissimo della Nazionale. Tanti gli spunti interessanti rintracciabili nei 20 capitoli: nel ripercorrere le tappe della sua carriera, il centrocampista ricorda gli esordi negli Allievi del Brescia, dove era il più piccolo, ma anche il punto di riferimento della squadra e per questo già invidiato e preso di mira da compagni e avversari. In più la difficile parentesi all'Inter: un 'manicomio', come lo ha definito lo stesso Pirlo. Poi i trionfi e le gioie, su tutte ovviamente la vittoria del Mondiale nel 2006, ma anche le scottanti delusioni come la clamorosa finale di Champions League del 2007 persa ai rigori dal Milan contro il Liverpool. I problemi del calcio moderno: dalla violenza negli stadi al calcio scommesse nelle categorie inferiori fino all'ostinazione dei vertici del calcio mondiale ed europeo contro l'ingresso della moviola in campo.
Infine, gli aneddoti e le indiscrezioni che solitamente non si trovano nelle televisioni e nei giornali. Come gli imminenti passaggi al Real Madrid nel 2006 o al Chelsea nel 2009, sfumati per i veti di Galliani e Berlusconi; il segreto dei suoi calci di punizione (ispirati a Juninho Pernambucano); l'amicizia fraterna con Nesta, compagno delle sfide 'Barca vs Barca' alla playstation; gli scherzi a Rino Gattuso; le scaramanzie di Gilardino; l'ipocondria di Matri e il sofferto addio di Del Piero alla Juventus. 140 pagine tra passato, presente e un futuro ancora tutto da scrivere, con un'unica certezza (ora messa in dubbio dal rapporto con Antonio Conte): "Non farò mai l'allenatore".
Pirlo e il Milan non si sono lasciati benissimo, eppure dieci anni di grandissimi successi non si possono scordare. Per questo, l'eleganza con cui tocca il pallone è la stessa riscontrabile nel racconto della fine del rapporto con i rossoneri. Ma qualche inevitabile stoccata a Galliani e a chi non puntava più su di lui non manca. Il libro inizia con la prefazione scritta dal ct della Nazionale, Cesare Prandelli, che definisce Andrea "l'essenza del calcio". Un leader silenzioso, paragonabile al grande Gaetano Scirea, uno che parla poco ma che quando lo fa tutto lo spogliatoio si zittisce e soprattutto un fedelissimo della Nazionale. Tanti gli spunti interessanti rintracciabili nei 20 capitoli: nel ripercorrere le tappe della sua carriera, il centrocampista ricorda gli esordi negli Allievi del Brescia, dove era il più piccolo, ma anche il punto di riferimento della squadra e per questo già invidiato e preso di mira da compagni e avversari. In più la difficile parentesi all'Inter: un 'manicomio', come lo ha definito lo stesso Pirlo. Poi i trionfi e le gioie, su tutte ovviamente la vittoria del Mondiale nel 2006, ma anche le scottanti delusioni come la clamorosa finale di Champions League del 2007 persa ai rigori dal Milan contro il Liverpool. I problemi del calcio moderno: dalla violenza negli stadi al calcio scommesse nelle categorie inferiori fino all'ostinazione dei vertici del calcio mondiale ed europeo contro l'ingresso della moviola in campo.
Infine, gli aneddoti e le indiscrezioni che solitamente non si trovano nelle televisioni e nei giornali. Come gli imminenti passaggi al Real Madrid nel 2006 o al Chelsea nel 2009, sfumati per i veti di Galliani e Berlusconi; il segreto dei suoi calci di punizione (ispirati a Juninho Pernambucano); l'amicizia fraterna con Nesta, compagno delle sfide 'Barca vs Barca' alla playstation; gli scherzi a Rino Gattuso; le scaramanzie di Gilardino; l'ipocondria di Matri e il sofferto addio di Del Piero alla Juventus. 140 pagine tra passato, presente e un futuro ancora tutto da scrivere, con un'unica certezza (ora messa in dubbio dal rapporto con Antonio Conte): "Non farò mai l'allenatore".