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La grande impresa dell'avvocato
Giro, Tour e Vuelta a quarantotto anni

Keith Tuffley, australiano di Svizzera, sta percorrendo tutte le tappe della corsa rosa. L'obiettivo è fare lo stesso nelle grandi manifestazioni di Francia e Spagna, impresa mai riuscita a nessun cicloamatore. L'anno scorso l'avvocato ha raccolto 33 mila dollari per la causa ambientalista. "Cercare di risvegliare la sensibilità delle persone, però, è molto più complesso"
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ROMA - Pedalare per la sostenibilità. Cioè per un ambiente non più devastato dal cosiddetto progresso dell'uomo, ma in sintonia con uno sviluppo sopportabile, sostenibile, appunto. Potrebbe essere il tema di una conferenza impegnata, ma per Keith Tuffley, australiano di Svizzera (risiede ad Aigle, la cittadina-sede dell'Uci, la federazione internazionale) è semplicemente realtà. 48 anni, avvocato, già manager della Goldman Sachs, fisico robusto e tenace, lo puoi vedere passare sulla sua Wilier fiammante qualche ora prima del plotone dei corridori, perché proprio per attirare l'attenzione sul problema della sostenibilità, sta "digerendo", per così dire, tutte, dicasi tutte, le frazioni della corsa rosa. Compreso il Sestrière, accuratamente evitato dai corridori nella tappa di Bardonecchia. "Ad un certo punto faceva così freddo - racconta - che mi sono dovuto fermare e cambiare di abbigliamen…
ROMA - Pedalare per la sostenibilità. Cioè per un ambiente non più devastato dal cosiddetto progresso dell'uomo, ma in sintonia con uno sviluppo sopportabile, sostenibile, appunto. Potrebbe essere il tema di una conferenza impegnata, ma per Keith Tuffley, australiano di Svizzera (risiede ad Aigle, la cittadina-sede dell'Uci, la federazione internazionale) è semplicemente realtà. 48 anni, avvocato, già manager della Goldman Sachs, fisico robusto e tenace, lo puoi vedere passare sulla sua Wilier fiammante qualche ora prima del plotone dei corridori, perché proprio per attirare l'attenzione sul problema della sostenibilità, sta "digerendo", per così dire, tutte, dicasi tutte, le frazioni della corsa rosa. Compreso il Sestrière, accuratamente evitato dai corridori nella tappa di Bardonecchia. "Ad un certo punto faceva così freddo - racconta - che mi sono dovuto fermare e cambiare di abbigliamento. Nevicava e in discesa lungo i primi chilometri era difficile anche semplicemente stare in sella". Più che opportuna, dunque, la decisione del direttore di corsa Mauro Vegni di bypassare quella salita.

Keith viaggia con una piccola tribù al seguito; un furgone con tutto il necessario per la bici, compresi i ricambi, un cameramen che lo segue passo passo riprendendo la sua azione sui pedali, un autista e la preziosa collaboratrice Martine, che dirige la Grand Tours Project, l'organizzazione che aiuta Keith a realizzare il suo progetto. Un progetto che definire ambizioso è un puro eufemismo: percorrere tutte le tappe del Giro nello stesso giorno in cui corrono i professionisti. Il che vuol dire mettersi in bici alle sei di mattina e smettere di pedalare alle tre del pomeriggio. Ma il Giro, esperienza già fatta la scorsa stagione e conclusa con successo, è solo una parte del programma che ha in mente l'australiano. Infatti l'obiettivo della stagione è quello di percorrere tutte le tappe anche del Tour e della Vuelta. Ovvero: 63 giorni in bici come i professionisti, 10.253 chilometri, per un tentativo che ha il vero e proprio sapore dell'impresa.

Una pazzia per un uomo normale, visto che nessun amatore ha mai neppure pensato di percorrere le strade dei tre Grandi Giri nella stessa stagione. E i professionisti che hanno realizzato tale tripletta sono solo 23 in tutta la storia centenaria del ciclismo. Intanto ha messo già alle spalle i primi 2.500 chilometri, pedalando per 97 ore e 25 minuti ad una media generale di circa 25 chilometri l'ora, salite comprese. "Ma su quelle dure vado molto piano e alle volte mi fermo. Come mi è capitato salendo verso il Vajont. Faceva freddo ed ero intirizzito, un gruppo di tifosi mi ha invitato al riparo del loro tendone e mi ha offerto un ottimo bicchiere di vino". Da quel momento Keith è divenuto un fanatico cultore del prosecco. E ci manca poco che lo metta in borraccia. Tutto per lanciare un messaggio forte sulla necessità di proteggere l'ambiente e gettare il seme di una nuova mentalità: quella del progresso sostenibile. "Raccogliere fondi per il WWF, lanciando una battaglia per la salvaguardia del panda è più semplice. Ma cercare di svegliare la mentalità della gente è molto più complesso", dice Keith.

L'anno scorso con la sua iniziativa ha raccolto 33.000 dollari divisi equamente fra WWF, appunto, e due organismi per la protezione dell'ambiente in Australia, il Great Berry Barrier Reef, che lavora per la salvaguardia della barriera corallina, e il Bush Heritage Australia. Non c'è davvero male come contributo considerando il fatto che Keith, a parte le bici (fornite dalla Wilier) e l'abbigliamento (Santini) copre le spese di tasca sua. Non è poco. "La bici - dice - è un simbolo meraviglioso, il mezzo ideale per aumentare la consapevolezza sulla necessità di proteggere l'ambiente. Mi piace pensare che il mio messaggio di quasi cinquantenne vada ai coetanei, magari uomini d'affari come me. Gente che ha in mano una piccola o grande fetta di potere, che si entusiasmi e spinga per cambiare l'attuale mentalità distruttiva e arrivare ad un uso intelligente della tecnologia. Il mondo ne ha bisogno. Se la mia iniziativa può servire a questo avrò centrato l'obiettivo".

In Italia Keith ha visto tutto il bene e il male possibile sul tema: "Il bene: le installazioni per sfruttare il vento o il sole come una nuova fonte di energia. Il male: la tanta spazzatura in giro per le strade". Ce la farà a portare a termine la prestigiosa ed inedita tripletta: "Dentro di me sento la forza mentale giusta per farcela, ma non ho mai fatto più di un Gran Tour in una stagione e l'unico problema è il ginocchio destro che ha già subito un intervento chirurgico. Se regge lui, ce la farò certamente. Comunque darò il meglio di me stesso". Con Keith, compagno di qualche tappa, anche il regista britannico Candida Brady, che ha diretto un interessante eco-documentario intitolato "Trashed".

Sul sito www. grandtoursproject. com, ci sono immagini e video quotidiani sull'impresa di Keith. Ci sono anche un blog e le citazioni di ambientalisti di vaglia: attivisti, scienziati, ecologisti, scrittori. E una interessante "storia eco" ogni giorno, sempre sul tema della sostenibilità, delle questioni ambientali, nonché i modi innovativi di rispondere ai cambiamenti climatici. La scrive Louise Southerden, scrittrice di viaggi notissima in Australia, più volte premiata.