La vedi la tua borsa? No. La vedi l'asticella? No. Lo vedi il saccone? La vedi la buca? No. Allora via, Charlotte, vai! Salta! Papà Ian è lì a bordo pedana. Sa cosa dice, sa a chi lo dice e soprattutto sa che tutto questo ha un senso. Per vedere il mondo come lo vede Charlotte Brown, immaginate di guardare da una cannuccia stretta, togliete tutti i colori e la profondità e provate a usare soltanto l'occhio destro che non riesce a distiguere una forma da un'ombra. La ragazza col mondo stretto in una cannuccia afferra un un bastone flessibile, corre per venti metri e si lancia verso l'alto. Charlotte Brown ha 15 anni, è cieca e il suo sport è il salto con l'asta. "Quando me l'hanno detto pensavo che mi stessero prendendo in giro", ha detto Elena Isinbaeva, da anni la regina incontrastata della disciplina. "E' un esempio per tutti, Charlotte fa capire a tutti che la forza di volontà è una specie di visione più intensa", riconosce Jenn Suhr, l'americana che da poco ha stabilito il nuovo record del mondo indoor (5,02) insidiando il trono della russa.
La Isinbaeva ha ragione. Si stenta a crederlo. Non tornano i conti. Charlotte Brown, legalmente una non vedente, è fra le migliori astiste del Texas, ha raggiunto già la ragguardevole misura di 3,51. "Spettacolare e misterioso, il suo gesto", chiosa Michael Johnson, uno che di eccellenze ha vissuto. La difficoltà della disciplina è nota. Charlotte Brown, a causa delle complesse combinazioni motorie su cui, è il caso di dirlo, si arrampica il salto con l'asta, che chiede a chi lo pratica, forza, velocità, equilibrio, scioltezza, capacità acrobatiche, conoscenza del proprio corpo, non può (anche se sembra un paradosso) neppure considerarsi un'atleta paralimpica. E non per colpa sua. Più semplicemente perché il salto con l'asta, per i motivi assortiti di cui sopra, non rientra nel programma paralimpico. "Lo credo bene", prosegue Johnson, "hanno pensato che fosse troppo complicato per un disabile di qualunque livello". Ma non per Charlotte. "Ho sempre desiderato vivere di adrenalina", racconta la ragazza, "molti pensano che sia una folle, ma a me diverte e non avverto il pericolo". Incredibile. Si lancia al massimo della (sua) velocità verso un oggetto o una fettuccia posizionata più o meno a un metro dalla buca in cui va appoggiata l'asta per slanciarsi. "Mi consola e mi eccita il fatto di non essere la sola". In effetti, in Arizona, c'è anche la 17enne Aria Ottmüller. Charlotte vive a Emory, a un centinaio di chilometri da Dallas. E' nata vedente. Le sono state fatali le cataratte accusate dopo 16 settimane di vita. Gli interventi chirurgici non sono stati sufficienti, né il tentativo di porre un freno alla cecità con delle lenti artificiali. Sino a 11 anni vedeva ancora qualcosa. Poi il crollo che neppure i medici hanno saputo spiegarsi. All'inizio voleva giocare a football americano, spinta dai due fratelli maggiori. Poi ha iniziato a correre il cross, con le compagne che portavano dei campanellini alle caviglie. Poi è diventata velocista, correva i 100 e i 200 in prima corsia dove per le sue ridottissime capacità visive era più agevole distinguere la pista dall'erba del campo. Suo padre: "Quando ha deciso di dedicarsi all'asta ero letteralmente paralizzato dal terrore. Le dicevo: non vedi niente, Charlotte, non farmi preoccupare". Ma nessuno se l'è sentita di fermarla. "La persona che dovrebbe avere più paura non ha nessuna paura: come faccio a impedirle di andare avanti?".
La sua rincorsa è di quattordici appoggi, lei conta i sette del piede sinistro, il piede di stacco. Una volta sconfitta paura è "solo un problema di andare su e tornare giù". Semplice a dirsi. "Una cosa è certa: se ci vedessi avrei molti più timori". Ovviamente non possono mancare gli errori, i salti sbagliati, le imbucate (l'asta che finisce esattamente dove deve finire), gli schianti. Solo una volta, all'inizio, ha rischiato di farsi male: "Adesso", disse, "ho capito cosa non devo fare". Per andare dritta durante la rincorsa, stende una striscia di erba sintetica a bordo pedana: ciò assicura un contrasto forte che si può percepire anche dalla "cannuccia" in cui è racchiuso il suo mondo visibile. Molte delle ragazze che gareggiano con lei neppure si accorgono che Charlotte è cieca. Non porta occhiali scuri, tranne quando gareggia. Non cammina col bastone. "Le astiste contano su tutti i sensi per gareggiare. Lei ha un surplus di confidenza col proprio corpo e una perfetta percezione della ritmica del gesto", aggiunge la Suhr. Vuole un cane per correre insieme nelle gare di cross, che continua a disputare. "Cavolo, però, deve essere un cane in formissima...".
La Isinbaeva ha ragione. Si stenta a crederlo. Non tornano i conti. Charlotte Brown, legalmente una non vedente, è fra le migliori astiste del Texas, ha raggiunto già la ragguardevole misura di 3,51. "Spettacolare e misterioso, il suo gesto", chiosa Michael Johnson, uno che di eccellenze ha vissuto. La difficoltà della disciplina è nota. Charlotte Brown, a causa delle complesse combinazioni motorie su cui, è il caso di dirlo, si arrampica il salto con l'asta, che chiede a chi lo pratica, forza, velocità, equilibrio, scioltezza, capacità acrobatiche, conoscenza del proprio corpo, non può (anche se sembra un paradosso) neppure considerarsi un'atleta paralimpica. E non per colpa sua. Più semplicemente perché il salto con l'asta, per i motivi assortiti di cui sopra, non rientra nel programma paralimpico. "Lo credo bene", prosegue Johnson, "hanno pensato che fosse troppo complicato per un disabile di qualunque livello". Ma non per Charlotte. "Ho sempre desiderato vivere di adrenalina", racconta la ragazza, "molti pensano che sia una folle, ma a me diverte e non avverto il pericolo". Incredibile. Si lancia al massimo della (sua) velocità verso un oggetto o una fettuccia posizionata più o meno a un metro dalla buca in cui va appoggiata l'asta per slanciarsi. "Mi consola e mi eccita il fatto di non essere la sola". In effetti, in Arizona, c'è anche la 17enne Aria Ottmüller. Charlotte vive a Emory, a un centinaio di chilometri da Dallas. E' nata vedente. Le sono state fatali le cataratte accusate dopo 16 settimane di vita. Gli interventi chirurgici non sono stati sufficienti, né il tentativo di porre un freno alla cecità con delle lenti artificiali. Sino a 11 anni vedeva ancora qualcosa. Poi il crollo che neppure i medici hanno saputo spiegarsi. All'inizio voleva giocare a football americano, spinta dai due fratelli maggiori. Poi ha iniziato a correre il cross, con le compagne che portavano dei campanellini alle caviglie. Poi è diventata velocista, correva i 100 e i 200 in prima corsia dove per le sue ridottissime capacità visive era più agevole distinguere la pista dall'erba del campo. Suo padre: "Quando ha deciso di dedicarsi all'asta ero letteralmente paralizzato dal terrore. Le dicevo: non vedi niente, Charlotte, non farmi preoccupare". Ma nessuno se l'è sentita di fermarla. "La persona che dovrebbe avere più paura non ha nessuna paura: come faccio a impedirle di andare avanti?".
La sua rincorsa è di quattordici appoggi, lei conta i sette del piede sinistro, il piede di stacco. Una volta sconfitta paura è "solo un problema di andare su e tornare giù". Semplice a dirsi. "Una cosa è certa: se ci vedessi avrei molti più timori". Ovviamente non possono mancare gli errori, i salti sbagliati, le imbucate (l'asta che finisce esattamente dove deve finire), gli schianti. Solo una volta, all'inizio, ha rischiato di farsi male: "Adesso", disse, "ho capito cosa non devo fare". Per andare dritta durante la rincorsa, stende una striscia di erba sintetica a bordo pedana: ciò assicura un contrasto forte che si può percepire anche dalla "cannuccia" in cui è racchiuso il suo mondo visibile. Molte delle ragazze che gareggiano con lei neppure si accorgono che Charlotte è cieca. Non porta occhiali scuri, tranne quando gareggia. Non cammina col bastone. "Le astiste contano su tutti i sensi per gareggiare. Lei ha un surplus di confidenza col proprio corpo e una perfetta percezione della ritmica del gesto", aggiunge la Suhr. Vuole un cane per correre insieme nelle gare di cross, che continua a disputare. "Cavolo, però, deve essere un cane in formissima...".