La storia

Giro delle Fiandre, 100 anni di memorie
Domenica l'emozione della "Retroronde"

Per celebrare i 100 anni della classica fiamminga, gli amatori si cimenteranno sui mitici muri. Per il Belgio una festa nazionale, tanto da far dichiarare al grande Freddy Maertens: "Mi chiedo perché siamo così appassionati e non riesco ancora a trovare una risposta" LE FOTO
di ANGELO MELONE

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E' uno dei "monumenti" (si chiamano proprio così) del ciclismo, un nome che accende passioni antiche ancora ai nostri giorni, in cui una gara in bici non ferma più intere nazioni davanti a poche tv in bianco e nero o attorno a una radio. Talmente evocativa da far passare alla storia Fiorenzo Magni - uno dei più grandi, coraggiosi e "sfortunati" (per aver incrociato sulle strade Bartali e Coppi insieme) ciclisti italiani come "Il Leone delle Fiandre". E', appunto, la "Ronde", il terribile giro delle Fiandre che ha compiuto i suoi cento anni.
Intendiamoci: ancora adesso e sempre di più gli appassionati di tutto il mondo nella prima domenica d'aprile (quest'anno il 31 marzo) stanno con l'orecchio teso, e ancora c'è una intera nazione - il Belgio - che si ferma considerando quel giorno una sorta di festa nazionale. Raccontandosi in un reportage della rivista "Cycle!" Freddy Maertens, il campione maledetto degli anni settanta, confessa: "E' difficile spiegare cosa proviamo noi fiamminghi nel giorno della Ronde. Mi chiedo perché siamo così appassionati di ciclismo e non riesco ancora a trovare una risposta". E anche quest'anno oltre mezzo milione di persone si è assiepato nei punti strategici del tracciato tra stradine, campagne e mulini percorso per la prima volta da 37 pionieri nel 1913: i celebri "muri", gli strappi di poche centinaia di metri con pendenze proibitive pavimentati in pavè dove spesso anche i professionisti, se perdono il ritmo, sono costretti a fermarsi.

Ecco, quest'anno per le Fiandre e per il Belgio la festa nazionale si ripete domenica 26 maggio per l'edizione più attesa della "Retroronde", il giro del centenario nel cuore del percorso storico al quale si partecipa solo in sella a biciclette d'epoca, in tutto simile all'Eroica di casa nostra. Sarà dunque una folla di appassionati a cimentarsi per la settima volta su salite dai nomi magici - Koppenberg, Paterberg, Molenberg, Kwaremont, Taaienberg e il mitico Grammont -, stradine di campagna che uniscono le valli delle Fiandre ma lo fanno salendo quasi dritte per ripide scarpate. E' proprio sul Paterberg - l'ultimo "muro" della gara - che quest'anno Fabian Cancellara ha staccato tutti per andare a conquistare per la seconda volta il titolo di Re delle Fiandre, quella del centenario.

Penseranno a lui - ma non certo a imitarlo - le migliaia che domani parteciperanno al rito di riportare in vita la Ronde delle origini, con l'obiettivo di arrivare in fondo e la sicurezza di una fatica che passerà presto e una emozione che non si cancellerà più. Intorno una grande festa: del ciclismo e di un intera Regione, delle sue città d'arte - da Bruges a Gand, da Anversa - e della sua passione "inspiegabile" alla quale ha dedicato ben due musei, le immagini (in bianco e nero o a colori) dei ciclisti che qui hanno dimostrato di essere campioni o grandi lottatori, una rete di ben 830 km di strade e pavè (con o senza "muri") che costituiscono un richiamo affascinante per i cicloturisti di tutto il mondo.