ROMA - Ha coronato il suo sogno Nicola Dutto: tornare in America, ma non da semplice turista, bensì gareggiando in sella a una moto nella mitica Baja 500 in Messico. E il 43enne campione cuneese è il primo pilota al mondo che ha partecipato a una gara di 800 km no stop valevole per il Mondiale Desert Race da paraplegico. "Come uomo sono molto felice di aver finito la gara e in buone condizioni fisiche, ma come atleta mi dispiace non averla conclusa con il crono che speravo". Queste le prime parole al traguardo del centauro piemontese, capace di scrivere una nuova pagina della storia dello sport in una competizione difficilissima anche per i migliori piloti normodotati.
QUELLA TERRIBILE CADUTA IL 20 MARZO 2010 - Dutto, per chi non lo sapesse, è paralizzato dal busto in giù per la lesione della settima vertebra dorsale causata da una caduta nella prima gara del campionato Baja 2010, il 20 marzo, a Pordenone. Prima dell'incidente era uno tra i migliori specialisti a livello mondiale di questa disciplina che unisce rally ed enduro, essendosi laureato due volte campione italiano ed europeo. Ma neppure nove mesi di ospedale e una lunghissima riabilitazione lo hanno fermato o gli hanno tolto la voglia di dare gas.
DUTTO: "SOLO LA MOTO SA DARMI UN SENSO DI LIBERTÀ" - "Ho rischiato di morire, ci sono volute quattro trasfusioni per salvarmi la vita - ricorda Nicola con una semplicità che fa quasi venire i brividi -. Ero andato a sbattere di testa contro una pietra, a 150 chilometri l'ora. L'urto ha causato la compressione della schiena e rotto tutte le vertebre dorsali: la settima è esplosa e ha procurato la lesione del midollo. In più, scafoide e radio del braccio destro si sono fratturati, come dieci costole e il dito medio della mano destra, che ha subìto anche lo strappo dei legamenti. Infine, la mentoniera del casco, piegandosi, mi ha aperto in due il viso tra il mento e il labbro inferiore. Si vedeva la gengiva senza che aprissi la bocca: 20 punti di sutura. Eppure nel gennaio 2012, a un anno circa dalla dimissione dall'ospedale, ho infilato di nuovo il casco. È stato come togliere le rotelle alla bici, da bambino: un misto di preoccupazione e agitazione. Che è svanito in 100 metri: una volta prese le misure con il nuovo baricentro, non ho avuto problemi e, in un attimo, ho riassaporato quelle sensazioni meravigliose che mi avevano fatto innamorare delle due ruote. La moto mi ha sempre dato un senso di libertà che non ho trovato in niente altro, figurarsi le emozioni che mi regala ora che sto in carrozzella! Non ci sono soluzioni alla lesione alla schiena: so che non potrò tornare a camminare. Però mi ritengo fortunato perché muovo le braccia e gran parte del busto: sarebbe potuta andare peggio...".
IL PRIMO PARAPLEGICO A TERMINARE LA BAJA 500 - Il rientro in gara nell'estate 2012, quando Dutto partecipa alla Baja España-Aragón, poi la primavera scorsa il ritorno sul 'luogo del delitto', ovvero nella stessa speciale sul Tagliamento dove la sua vita ha conosciuto una svolta, stavolta nei panni da apripista. E adesso l'agognato ritorno oltre Oceano, alla Baja 500 che aveva corso nel 2008 e 2009. Una sfida affrontata in sella alla KTM 500 Exc grazie alla filiale italiana della Casa austriaca e con il pieno supporto di KTM America. In corsa con lui il pilota di enduro Massimo Ravetta, pronto ad assisterlo in caso di necessità. Dutto ha concluso una gara massacrante (quasi 500 miglia nonstop su un tracciato segnalato da frecce e fettucce, senza l'ausilio di roadbook) impiegando 19 ore: è arrivato al traguardo in overtime, nel cuore della notte ma l'ha terminata, primo paraplegico a compiere una simile impresa.
"FELICE COME UOMO, UN PO' DISPIACIUTO COME ATLETA" - "Partenza alle 6.30 da Ensenada per affrontare 480 miglia - racconta Nicola - mi sono sentito bene da subito, la moto perfetta, c'erano tutte le condizioni per fare una bella gara. Il percorso è molto difficile, nulla a che vedere con quello della Baja Aragon a cui avevo partecipato un anno fa che invece è molto veloce. Qui ci sono tratti tecnici incredibili. Ad ogni Baja Pit, dove faccio rifornimento, sanno chi sono e mi accolgono con applausi e commozione, io bevo e riparto. Nelle fasi iniziali riesco a superare un po' di moto. Nei tratti più tosti mantengo un'andatura tranquilla, queste gare vanno gestite con intelligenza. Cado alcune volte e in questo tipo di competizioni è una cosa normalissima, ma ovviamente non mi posso rialzare da solo, mi deve aiutare Ravetta, ma che spesso da solo non ce la fa e deve attendere che si fermino altri piloti. Perdo tempo prezioso e arrivano i trophy truck. Facciamo passare i primi 3 che si giocano il podio e che vanno ai 200 all'ora , poi proseguiamo. Mancano 40 miglia al traguardo, mi sento bene, sono un po' stanco ma ho quasi finito la gara... Mi ero imposto di concluderla e avevo promesso a mia moglie Elena che sarei arrivato alla fine, ce la sto facendo!!! Siamo su una salita con tanto fesh fesh, un trophy mi sorpassa e solleva tantissima polvere. Esco dal tracciato perché non vedo nulla, andando troppo piano perdo l'equilibrio e cado. E' una caduta banalissima, non mi faccio un graffio, sto bene ma la moto è infossata, Ravetta da solo non riesce a riportarla sul tracciato e dobbiamo aspettare che qualcuno si fermi ad aiutarci, intanto passano minuti su minuti. Telefono a mia moglie con il satellitare e lei mi dà coraggio, mi dice di continuare. Risalgo in moto arrabbiato per il tempo perso e arrivo al traguardo in overtime. Come uomo sono molto contento perché non ho sofferto, sto bene, ci sono a livello sia fisico che mentale. Come pilota, come atleta, mi dispiace non avere fatto un crono migliore, all'altezza del mio potenziale. Gli americani e i messicani non sapevano cosa dire prima della gara, tanti complimenti, mi chiamavano Sir... Hanno perfino organizzato una festa per me a San Diego in un ristorante Italiano! Ringrazio di cuore Max Ravetta per avermi accompagnato in questa avventura non facile per lui, il mio tecnico Roberto Boasso che è sempre aiuto indispensabile ed Elena per aver creduto in me sempre".
LE PROSSIME SFIDE TRA LA POLVERE E LE STELLE - Già, la prima ad essere convinta della possibilità di Nicola di riaprire il cassetto dei sogni, che la vita sembrava drammaticamente aver richiuso. Per essere di nuovo protagonista di quell'avventura tra la polvere e le stelle. E gli appuntamenti in agenda non mancano: il 20-21 luglio la Baja Espana Aragon, poi dal 14 al 17 novembre la leggendaria Baja 1000, ancora in California.
QUELLA TERRIBILE CADUTA IL 20 MARZO 2010 - Dutto, per chi non lo sapesse, è paralizzato dal busto in giù per la lesione della settima vertebra dorsale causata da una caduta nella prima gara del campionato Baja 2010, il 20 marzo, a Pordenone. Prima dell'incidente era uno tra i migliori specialisti a livello mondiale di questa disciplina che unisce rally ed enduro, essendosi laureato due volte campione italiano ed europeo. Ma neppure nove mesi di ospedale e una lunghissima riabilitazione lo hanno fermato o gli hanno tolto la voglia di dare gas.
DUTTO: "SOLO LA MOTO SA DARMI UN SENSO DI LIBERTÀ" - "Ho rischiato di morire, ci sono volute quattro trasfusioni per salvarmi la vita - ricorda Nicola con una semplicità che fa quasi venire i brividi -. Ero andato a sbattere di testa contro una pietra, a 150 chilometri l'ora. L'urto ha causato la compressione della schiena e rotto tutte le vertebre dorsali: la settima è esplosa e ha procurato la lesione del midollo. In più, scafoide e radio del braccio destro si sono fratturati, come dieci costole e il dito medio della mano destra, che ha subìto anche lo strappo dei legamenti. Infine, la mentoniera del casco, piegandosi, mi ha aperto in due il viso tra il mento e il labbro inferiore. Si vedeva la gengiva senza che aprissi la bocca: 20 punti di sutura. Eppure nel gennaio 2012, a un anno circa dalla dimissione dall'ospedale, ho infilato di nuovo il casco. È stato come togliere le rotelle alla bici, da bambino: un misto di preoccupazione e agitazione. Che è svanito in 100 metri: una volta prese le misure con il nuovo baricentro, non ho avuto problemi e, in un attimo, ho riassaporato quelle sensazioni meravigliose che mi avevano fatto innamorare delle due ruote. La moto mi ha sempre dato un senso di libertà che non ho trovato in niente altro, figurarsi le emozioni che mi regala ora che sto in carrozzella! Non ci sono soluzioni alla lesione alla schiena: so che non potrò tornare a camminare. Però mi ritengo fortunato perché muovo le braccia e gran parte del busto: sarebbe potuta andare peggio...".
IL PRIMO PARAPLEGICO A TERMINARE LA BAJA 500 - Il rientro in gara nell'estate 2012, quando Dutto partecipa alla Baja España-Aragón, poi la primavera scorsa il ritorno sul 'luogo del delitto', ovvero nella stessa speciale sul Tagliamento dove la sua vita ha conosciuto una svolta, stavolta nei panni da apripista. E adesso l'agognato ritorno oltre Oceano, alla Baja 500 che aveva corso nel 2008 e 2009. Una sfida affrontata in sella alla KTM 500 Exc grazie alla filiale italiana della Casa austriaca e con il pieno supporto di KTM America. In corsa con lui il pilota di enduro Massimo Ravetta, pronto ad assisterlo in caso di necessità. Dutto ha concluso una gara massacrante (quasi 500 miglia nonstop su un tracciato segnalato da frecce e fettucce, senza l'ausilio di roadbook) impiegando 19 ore: è arrivato al traguardo in overtime, nel cuore della notte ma l'ha terminata, primo paraplegico a compiere una simile impresa.
"FELICE COME UOMO, UN PO' DISPIACIUTO COME ATLETA" - "Partenza alle 6.30 da Ensenada per affrontare 480 miglia - racconta Nicola - mi sono sentito bene da subito, la moto perfetta, c'erano tutte le condizioni per fare una bella gara. Il percorso è molto difficile, nulla a che vedere con quello della Baja Aragon a cui avevo partecipato un anno fa che invece è molto veloce. Qui ci sono tratti tecnici incredibili. Ad ogni Baja Pit, dove faccio rifornimento, sanno chi sono e mi accolgono con applausi e commozione, io bevo e riparto. Nelle fasi iniziali riesco a superare un po' di moto. Nei tratti più tosti mantengo un'andatura tranquilla, queste gare vanno gestite con intelligenza. Cado alcune volte e in questo tipo di competizioni è una cosa normalissima, ma ovviamente non mi posso rialzare da solo, mi deve aiutare Ravetta, ma che spesso da solo non ce la fa e deve attendere che si fermino altri piloti. Perdo tempo prezioso e arrivano i trophy truck. Facciamo passare i primi 3 che si giocano il podio e che vanno ai 200 all'ora , poi proseguiamo. Mancano 40 miglia al traguardo, mi sento bene, sono un po' stanco ma ho quasi finito la gara... Mi ero imposto di concluderla e avevo promesso a mia moglie Elena che sarei arrivato alla fine, ce la sto facendo!!! Siamo su una salita con tanto fesh fesh, un trophy mi sorpassa e solleva tantissima polvere. Esco dal tracciato perché non vedo nulla, andando troppo piano perdo l'equilibrio e cado. E' una caduta banalissima, non mi faccio un graffio, sto bene ma la moto è infossata, Ravetta da solo non riesce a riportarla sul tracciato e dobbiamo aspettare che qualcuno si fermi ad aiutarci, intanto passano minuti su minuti. Telefono a mia moglie con il satellitare e lei mi dà coraggio, mi dice di continuare. Risalgo in moto arrabbiato per il tempo perso e arrivo al traguardo in overtime. Come uomo sono molto contento perché non ho sofferto, sto bene, ci sono a livello sia fisico che mentale. Come pilota, come atleta, mi dispiace non avere fatto un crono migliore, all'altezza del mio potenziale. Gli americani e i messicani non sapevano cosa dire prima della gara, tanti complimenti, mi chiamavano Sir... Hanno perfino organizzato una festa per me a San Diego in un ristorante Italiano! Ringrazio di cuore Max Ravetta per avermi accompagnato in questa avventura non facile per lui, il mio tecnico Roberto Boasso che è sempre aiuto indispensabile ed Elena per aver creduto in me sempre".
LE PROSSIME SFIDE TRA LA POLVERE E LE STELLE - Già, la prima ad essere convinta della possibilità di Nicola di riaprire il cassetto dei sogni, che la vita sembrava drammaticamente aver richiuso. Per essere di nuovo protagonista di quell'avventura tra la polvere e le stelle. E gli appuntamenti in agenda non mancano: il 20-21 luglio la Baja Espana Aragon, poi dal 14 al 17 novembre la leggendaria Baja 1000, ancora in California.