La storia

Federer serve la 'ciambella' avvelenata
Ma una volta anche la Navratilova...

Lo svizzero ha battuto il tedesco Zverev con un inequivocabile 6-0, 6-0. Punteggio, che in gergo viene chiamato cappotto o bagel, dal nome di un dolce della cucina giudaica. Non ne sono immuni neanche i fuoriclasse, la ceca ne beccò uno dalla Evert. E persino Maria Sharapova ne ha conosciuto il sapore
di ENRICO SISTI

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Si chiama volgarmente cappotto e Gogol, salvo notizie dell'ultimora, non c'entra. E' l'incubo dei professionisti del tennis, il doppio 6-0 6-0, o addirittura triplo, di cui si segnalano, ad alti livelli, solo tre casi. A riaprire l'indumento agonistico ci ha pensato Roger Federer non lasciando né scampo né, malignamente, alcun game a Mischa Zverev, nome e origini russe, passaporto tedesco, nei quarti di finale di Halle, torneo sull'erba che si gioca pensando a due cose: vincerlo, se sei Federer, e preparare Wimbledon, anche se non sei Federer

"Meglio perdere 6-0 6-0 nei quarti con Federer che uscire al primo turno", ha ammesso Zverev. Nel mondo il "cappotto" è più noto come "bagel", doppio o triplo, ossia come una ciambella di pasta lievitata in cui il buco ha un ruolo fondamentale, sia in chiave gastronomica (proviene dalla cucina giudaica) che, a quanto si vede, sportiva. Non ci sono molti casi nella storia del tennis recente, del tennis di cui si ha memoria e documentazione. Di sicuro Federer è al suo secondo cappotto. Il primo lo inflisse, o per meglio dire lo infilò, a Gaston Gaudio nel Masters di Shanghai del 2005. Due "bagel" non sono poca cosa. Come Federer, anche Andy Murray può "vantarsi" di aver fatto sparire per due volte il proprio avversario: nel 2006 a Newport la vittima fu l'americano Kendrick, nel 2011 pagò pesantemente il lussemburghese Bram, triplo 6-0, 6-0, 6-0.

Non è che l'altro non abbia giocato, ma nella storia ridotta a numeri non si contano i 40, i 30, i vantaggi. Niente. C'è soltanto il buco della ciambella dell'infamia. E se i set sono tre è ovviamente peggio (chiedete anche allo svedese Eriksson o al francese Champion che persero per 6-0 6-0 6-0 da Edberg e Bruguera). Che non sia una consuetudine questo ammazzare numericamente l'avversario (Federer stesso ha ammesso in passato di non amare molto quel punteggio, che a suo dire umilia chi lo subisce) lo dimostra il fatto che sino a questo momento di simili turbamenti Djokovic ne ha provocati soltanto uno (al ceco Hernych a Basilea nel 2009) e Nadal nessuno. Quando accadde a due argentini, sempre nel 2009, sia il vincitore (Monaco) che lo sconfitto (Roitman) si meravigliarono di come fosse stato possibile: "Ho messo il 33% delle prime in campo eppure Sergio non è riuscito mai a strapparmi un servizio". Cose che capitano una volta su cento.

Anche Marion Bartoli è stata costretta a passare sotto l'arco della vergogna (battuta 6-0 6-0 dalla Henin a Madrid nel 2007): il padre Walter, suo allenatore e sua principale ossessione esistenziale, disse che per due giorni la figlia non emise alcun suono. Incredibile, forse, che anche Maria Sharapova, non una qualsiasi, abbia conquistato il diritto a raccontare ai nipoti cosa si prova a perdere 6-0 6-0. Le capitò nel 2005, è vero che aveva 18 anni ma è anche vero che aveva già vinto Wimbledon: precipitò in semifinale a Indian Wells sotto i colpi di Lindsay Davenport. Succede di rado ma nessuno è immune dunque: basta incappare nella giornata storta, lasciarsi trascinare dai nervi, battere solo di rabbia, accecati dal sole della frenesia di riscatto immediato. La prova è Martina Navratilova: nel 1981, ad Amelia Island, in Florida, Martina rimase impigliata nella rete della sua eterna rivale Chris Evert: 6-0 6-0. Giocarono una contro l'altra 80 partite. Martina ne vinse 43 e ne perse 37: inutile chiedersi quale dei 37 incontri vinti ricorda con più piacere misto a stupore l'ex moglie di Connors. Rimarrà per sempre, più degli altri, il 6-0 6-0 che Steffi Graf rifilò in appena 32 minuti a Natasha Zvereva (da Zverev a Zvereva...) nella finale del Roland Garros del 1988, dove la povera tennista sovietica (era bielorussa) racimolò appena 13 punti. Fu il secondo 6-0 6-0 nella finale di uno Slam. L'altro è recentissimo: del 1911. L'inglese Douglass Chambers prese a pallate la connazionale Boothby. Altri tempi, stessi risultati.