BARCELLONA - Sul circuito giapponese di Motegi vinse Capirossi sulla Ducati. Rossi arrivò secondo, terzo Melandri. Era il 24 settembre del 2006, la consacrazione dell'impero italiano delle moto. Valentino, Loris, "Macio", e qualche mese prima anche Max Biaggi. Sette anni fa, sembra una vita. Da allora è stata una parabola discendente, con il Dottore a dare luce ad una stella cometa che però piano piano s'è spenta. Se ci fosse ancora il Sic, forse sarebbe tutto diverso. Ma Simoncelli se n'è andato, la curva è sempre più lenta e la benzina sta per finire. Al Mugello il motociclismo made in Italy ha toccato il punto più basso da mezzo secolo, ed erano 17 anni consecutivi che almeno un pilota tricolore saliva sul podio del GP d'Italia. Non si vince più, e mica il mondiale perché con quello siamo fermi al 2009 (Rossi, chi altri?). L'ultimo successo in gara è di Iannone in Moto2, è già passato un anno. In questa stagione, nelle tre categorie l'unico podio come al solito lo ha fatto Valentino, secondo in Qatar. Poi, nulla.
Una crisi irreversibile cui fa da contraltare la sfacciata prepotenza spagnola, 13 podi su 15 nel 2013. Domenica ci sono buone probabilità che occupino tutti i gradini delle premiazioni. Carmelo Ezpeleta, boss della Dorna padrona del MotoGp, sta valutando seriamente di mettere delle "quote" per federazioni, in modo da limitare il dominio dei suoi connazionali. "Se continua così, tra un paio d'anni ce ne possiamo andare a casa", polemizza amaro Carlo Pernat, che negli anni belli seguiva tutti i nostri campioni. "Allora eravamo così ricchi e felici, che nessuno ha pensato al futuro". Valentino conferma, e aggiunge: "In Spagna, nonostante la crisi, gli sponsor continuano ad investire: nelle piste, nei team, nei campionati per i ragazzini". Invece da noi di soldi se ne vedono pochi, e per far correre il proprio figlio un genitore deve sborsare 30-40.000 euro l'anno.
E però alla Federazione italiana sono fiduciosi: "Dobbiamo aspettare tre o quattro anni ancora", dicono. Perché c'è un progetto in corso, e trenta piccoli Valentino Rossi sotto osservazione. Bambini di dodici-tredici anni, la maggior parte emiliani e veneti (ma anche lombardi e toscani: quelli del centro-sud sono una minoranza). Corrono nel Campionato italiano velocità. Che insieme alle mini-moto, miniGp e preGp è una delle categorie su cui la Fim investe tre milioni e mezzo di euro l'anno, cercando di recuperare il tempo perduto e la mancanza di sponsor. "Da due anni l'obiettivo è crescere giovani talenti mettendo un freno ai costi" - dalla prossima stagione ci saranno delle limitazioni tecniche - "e cercando di coinvolgere economicamente quelle aziende che non hanno pazienza".
San Carlo versa mezzo milione, Eni, una somma più bassa. Ma non basta. "Servono altri investimenti. Perché i ragazzini sono molto bravi. Ma devono poter diventare grandi, senza chiedere sacrifici impossibili alle loro famiglie". Sono un centinaio, i mini-piloti dagli 8 ai 13 anni. Tra di loro, la piccola Giorgia. Nove anni, romana, terza elementare. Numero 46, quello del suo idolo: il Dottore. "Quando abbasso la visiera del casco, nessuno si accorge che sono una femmina. E vado più veloce dei maschi", giura. Piccoli Valentino crescono. Speriamo in fretta.
Una crisi irreversibile cui fa da contraltare la sfacciata prepotenza spagnola, 13 podi su 15 nel 2013. Domenica ci sono buone probabilità che occupino tutti i gradini delle premiazioni. Carmelo Ezpeleta, boss della Dorna padrona del MotoGp, sta valutando seriamente di mettere delle "quote" per federazioni, in modo da limitare il dominio dei suoi connazionali. "Se continua così, tra un paio d'anni ce ne possiamo andare a casa", polemizza amaro Carlo Pernat, che negli anni belli seguiva tutti i nostri campioni. "Allora eravamo così ricchi e felici, che nessuno ha pensato al futuro". Valentino conferma, e aggiunge: "In Spagna, nonostante la crisi, gli sponsor continuano ad investire: nelle piste, nei team, nei campionati per i ragazzini". Invece da noi di soldi se ne vedono pochi, e per far correre il proprio figlio un genitore deve sborsare 30-40.000 euro l'anno.
E però alla Federazione italiana sono fiduciosi: "Dobbiamo aspettare tre o quattro anni ancora", dicono. Perché c'è un progetto in corso, e trenta piccoli Valentino Rossi sotto osservazione. Bambini di dodici-tredici anni, la maggior parte emiliani e veneti (ma anche lombardi e toscani: quelli del centro-sud sono una minoranza). Corrono nel Campionato italiano velocità. Che insieme alle mini-moto, miniGp e preGp è una delle categorie su cui la Fim investe tre milioni e mezzo di euro l'anno, cercando di recuperare il tempo perduto e la mancanza di sponsor. "Da due anni l'obiettivo è crescere giovani talenti mettendo un freno ai costi" - dalla prossima stagione ci saranno delle limitazioni tecniche - "e cercando di coinvolgere economicamente quelle aziende che non hanno pazienza".
San Carlo versa mezzo milione, Eni, una somma più bassa. Ma non basta. "Servono altri investimenti. Perché i ragazzini sono molto bravi. Ma devono poter diventare grandi, senza chiedere sacrifici impossibili alle loro famiglie". Sono un centinaio, i mini-piloti dagli 8 ai 13 anni. Tra di loro, la piccola Giorgia. Nove anni, romana, terza elementare. Numero 46, quello del suo idolo: il Dottore. "Quando abbasso la visiera del casco, nessuno si accorge che sono una femmina. E vado più veloce dei maschi", giura. Piccoli Valentino crescono. Speriamo in fretta.