SALVADOR - Se pensate che per vincere la Confederations serva la mano del Signore, allora è il caso di rivolgersi a loro, gli angeli con la pettorina gialla, un esercito di oltre mille volontari sguinzagliati negli stadi della coppa. In missione per conto di Dio. L'obiettivo: convertire i tifosi nel tragitto che porta alla partita. E' l'altra faccia di questo torneo. Fuori dalla zona rossa, gli scontri dei manifestanti che chiedono investimenti per scuole, ospedali, trasporti. Dentro, nel deserto blindato dagli agenti, un manipolo di fedeli sorridenti, le facce dipinte con i colori delle squadre di turno. Fermano i tifosi sventolando un cartellino giallo, all'interno del quale ci sono salmi da recitare. "Amico, vuoi fare gol con Cristo?".
Ammessi dalla Fifa, in una zona inaccessibile senza accredito, sono benedetti pure dalla destra conservatrice. In bocca un fischietto da arbitro, sulle spalle il nome dell'evangelista Giovanni e il numero di un versetto (3.16). Tra i gadget, c'è un piccolo campo da calcio che in cinque passaggi riassume tutta la Bibbia, dalla Genesi alla Lettera ai Romani. Il progetto principale si chiama "Avança Brasil: chiesa, sport e missioni" e si propone di coniugare l'apostolato con il pallone, mobilitare le chiese battiste di evangelizzazione e fare proseliti fra brasiliani e stranieri che parteciperanno ai grandi eventi sportivi del prossimo triennio nel paese e a Rio in particolare. Confederations Cup, Coppa del Mondo, Olimpiadi e Paralimpiadi.
In Brasile ci sono oltre 160 milioni di cristiani: sono in calo i cattolici, aumentano i protestanti, che oggi rappresentano un quinto della popolazione. "Questa è un'occasione che non possiamo perdere - raccontano i volontari -, si può incontrare Gesù in ogni momento, in ogni strada della nostra vita. Anche quella che porta allo stadio. E tu, fratello, ti chiedi mai se la tua vita è in fuorigioco?". Solo a Fortaleza per Spagna-Italia c'erano oltre 200 apostoli del pallone nel perimetro dello stadio, con giochi floreali o luminosi a comporre la scritta J-E-S-U-S. Il rigore decisivo per gli spagnoli l'ha segnato Navas. Che di nome in effetti fa Jesus. Fonti piuttosto affidabili garantiscono che sia solo un caso di omonimia.
Ammessi dalla Fifa, in una zona inaccessibile senza accredito, sono benedetti pure dalla destra conservatrice. In bocca un fischietto da arbitro, sulle spalle il nome dell'evangelista Giovanni e il numero di un versetto (3.16). Tra i gadget, c'è un piccolo campo da calcio che in cinque passaggi riassume tutta la Bibbia, dalla Genesi alla Lettera ai Romani. Il progetto principale si chiama "Avança Brasil: chiesa, sport e missioni" e si propone di coniugare l'apostolato con il pallone, mobilitare le chiese battiste di evangelizzazione e fare proseliti fra brasiliani e stranieri che parteciperanno ai grandi eventi sportivi del prossimo triennio nel paese e a Rio in particolare. Confederations Cup, Coppa del Mondo, Olimpiadi e Paralimpiadi.
In Brasile ci sono oltre 160 milioni di cristiani: sono in calo i cattolici, aumentano i protestanti, che oggi rappresentano un quinto della popolazione. "Questa è un'occasione che non possiamo perdere - raccontano i volontari -, si può incontrare Gesù in ogni momento, in ogni strada della nostra vita. Anche quella che porta allo stadio. E tu, fratello, ti chiedi mai se la tua vita è in fuorigioco?". Solo a Fortaleza per Spagna-Italia c'erano oltre 200 apostoli del pallone nel perimetro dello stadio, con giochi floreali o luminosi a comporre la scritta J-E-S-U-S. Il rigore decisivo per gli spagnoli l'ha segnato Navas. Che di nome in effetti fa Jesus. Fonti piuttosto affidabili garantiscono che sia solo un caso di omonimia.