ROMA - Quel nome che sembra di un ristorante fuori porta, l'altro che ricorda un vitigno, l'altro che potrebbe nascondere un gruppo vocale tradizionale, l'altro che sembrerebbe quello di uno sciroppo: piccoli, coraggiosi, nulla da perdere, pochi soldi, solo pane amore e fantasia. Squadre del nulla, si direbbe, ma orgogliose vincitrici del loro campionato. Non importa se armeno, di San Marino, di Andorra, delle Far Oer, non importa se il loro paese va dal 50° al 53° posto del ranking e non importa se in pratica incarnano l'esatto contrario della "testa di serie". Oggi con due sfide importantissime per chi le sosterrà (ritorno il 9 luglio) inizia ufficialmente la Champions League 2013/14.
Possibile? Certo. Come ogni anno. Un evento straordinario, forse l'evento di maggior richiamo del pallone contemporaneo dopo i mondiali, che comincia sempre sottotraccia, in sordina, esaltando i perdenti abituali, i piccoli punti nell'immensa galassia dalla quale ad un certo punto, un giorno lontano nel tempo, usciranno le due che si giocheranno la finale a Lisbona. Tutto così ovattato e silenzioso che gli arbitri di siffatti incontri, come accade in categoria, rischiano di non trovare la strada. Tutto talmente presto, rispetto al calendario che conta, che forse qualche spettatore è ancora lì sugli spalti di Wembley, a cercare gli occhiali perduti durante Bayern-Borussia. Sempre per dire: ieri ha debuttato in amichevole il Bayern di Guardiola campione in carica (15-1 ai dilettanti del Wildenau).
Due partite dunque come antipasto dell'antipasto dell'antipasto, primo turno preliminare: Shirak-Tre Penne (finita 3-0) e Lusitanos-Streymur. Le ultime quattro del plotone, là sul fondo della scatola. Quella che vincerà fra Tre Penne e Shirak andrà a sfidare i lettoni del Daugavpils, la vincente dell'altro match si ritroverà di fronte i maltesi del Birkirkara. Anche loro, anche questi invisibili applicatori di schemi, vera ma sorridente mensa dei poveri del calcio europeo, hanno una storia importante. I faroesi dello Streymur, tanto per dire, fondati esattamente 100 anni fa con un altro nome, nel 2008 vennero sorteggiati per giocare contro il Manchester City nel preliminare di Coppa Uefa e ben figurarono perdendo 2-0 sia all'andata che al ritorno (che venne vissuto ovviamente come una sorta di viaggio premio della migliore rappresentanza di Lilliput a casa di Gulliver). Il Tre Penne, squadra campione di San Marino, ci ha già provato. Lo scorso anno, come scrisse "Romagna Noi" sul proprio sito, c'era da risolvere la pratica Dudelange, avversario ostico, lussemburghesi coriacei che nel 2006 riuscirono ad approdare nientemeno che al secondo turno eliminando i bosniaci dello Zrinjski: e ostici furono.
Il Tre Penne ci rimise tutte e tre le penne: 7-0 all'andata al Jos Nosbaum, 4-0 al ritorno allo Stadio Olimpico di Serravalle. Al Gyumri City Stadium tutto è pronto (si gioca alle 15 ora italiana) per il fischio d'inizio della prima delle 213 partite che porteranno alla finale di Lisbona (Estadio Da Luz) del 24 maggio 2014. E il coach Vardan Bichakhchyan ha avvertito i suoi di non abbassare la guardia: "Siamo favoriti, ma niente scherzi, nessuno già pensi al prossimo turno". I ragazzi del Tre Penne sono arrivati in Armenia domenica scorsa. Il coach è Marco Protti: "Giocheremo come sappiamo ma sappiamo anche che dovremo difenderci e ripartire". C'è un catenaccio di Mourinho e uno di Protti. Nei sanmarinesi in porta ha debuttato Gianmarco Pazzini.
Per i Lusitanos di Andorra la doppia sfida contro i faroesi più blasonati dello Streymur è "come una finale". Formatisi appena 14 anni fa intorno a un gruppo di espatriati portoghesi, come suggerisce il nome, i Lusitanos sono allenati dallo spagnolo Carlos Sanchez. Hanno già giocato sei partite europee o com'è facile intuire sono ancora in cerca della prima vittoria. In più i faroesi hanno anche la condizione: il campionato delle Far Oer è in pieno svolgimento (dopo 15 turni lo Streymur è terzo a nove punti dalla vetta). Le due vincenti si aggiungeranno alle 32 del secondo turno preliminare (16-17 e 23-24 luglio). Poi entreranno in scena altre quaranta squadre. Dal basso e dall'alto, calcio bello o brutto, stadi grandi o invisibili, questa è sempre una cosa sola: la Champions dalle grandi orecchie. Anche se pochi la vedono tanti la giocano.
Possibile? Certo. Come ogni anno. Un evento straordinario, forse l'evento di maggior richiamo del pallone contemporaneo dopo i mondiali, che comincia sempre sottotraccia, in sordina, esaltando i perdenti abituali, i piccoli punti nell'immensa galassia dalla quale ad un certo punto, un giorno lontano nel tempo, usciranno le due che si giocheranno la finale a Lisbona. Tutto così ovattato e silenzioso che gli arbitri di siffatti incontri, come accade in categoria, rischiano di non trovare la strada. Tutto talmente presto, rispetto al calendario che conta, che forse qualche spettatore è ancora lì sugli spalti di Wembley, a cercare gli occhiali perduti durante Bayern-Borussia. Sempre per dire: ieri ha debuttato in amichevole il Bayern di Guardiola campione in carica (15-1 ai dilettanti del Wildenau).
Due partite dunque come antipasto dell'antipasto dell'antipasto, primo turno preliminare: Shirak-Tre Penne (finita 3-0) e Lusitanos-Streymur. Le ultime quattro del plotone, là sul fondo della scatola. Quella che vincerà fra Tre Penne e Shirak andrà a sfidare i lettoni del Daugavpils, la vincente dell'altro match si ritroverà di fronte i maltesi del Birkirkara. Anche loro, anche questi invisibili applicatori di schemi, vera ma sorridente mensa dei poveri del calcio europeo, hanno una storia importante. I faroesi dello Streymur, tanto per dire, fondati esattamente 100 anni fa con un altro nome, nel 2008 vennero sorteggiati per giocare contro il Manchester City nel preliminare di Coppa Uefa e ben figurarono perdendo 2-0 sia all'andata che al ritorno (che venne vissuto ovviamente come una sorta di viaggio premio della migliore rappresentanza di Lilliput a casa di Gulliver). Il Tre Penne, squadra campione di San Marino, ci ha già provato. Lo scorso anno, come scrisse "Romagna Noi" sul proprio sito, c'era da risolvere la pratica Dudelange, avversario ostico, lussemburghesi coriacei che nel 2006 riuscirono ad approdare nientemeno che al secondo turno eliminando i bosniaci dello Zrinjski: e ostici furono.
Il Tre Penne ci rimise tutte e tre le penne: 7-0 all'andata al Jos Nosbaum, 4-0 al ritorno allo Stadio Olimpico di Serravalle. Al Gyumri City Stadium tutto è pronto (si gioca alle 15 ora italiana) per il fischio d'inizio della prima delle 213 partite che porteranno alla finale di Lisbona (Estadio Da Luz) del 24 maggio 2014. E il coach Vardan Bichakhchyan ha avvertito i suoi di non abbassare la guardia: "Siamo favoriti, ma niente scherzi, nessuno già pensi al prossimo turno". I ragazzi del Tre Penne sono arrivati in Armenia domenica scorsa. Il coach è Marco Protti: "Giocheremo come sappiamo ma sappiamo anche che dovremo difenderci e ripartire". C'è un catenaccio di Mourinho e uno di Protti. Nei sanmarinesi in porta ha debuttato Gianmarco Pazzini.
Per i Lusitanos di Andorra la doppia sfida contro i faroesi più blasonati dello Streymur è "come una finale". Formatisi appena 14 anni fa intorno a un gruppo di espatriati portoghesi, come suggerisce il nome, i Lusitanos sono allenati dallo spagnolo Carlos Sanchez. Hanno già giocato sei partite europee o com'è facile intuire sono ancora in cerca della prima vittoria. In più i faroesi hanno anche la condizione: il campionato delle Far Oer è in pieno svolgimento (dopo 15 turni lo Streymur è terzo a nove punti dalla vetta). Le due vincenti si aggiungeranno alle 32 del secondo turno preliminare (16-17 e 23-24 luglio). Poi entreranno in scena altre quaranta squadre. Dal basso e dall'alto, calcio bello o brutto, stadi grandi o invisibili, questa è sempre una cosa sola: la Champions dalle grandi orecchie. Anche se pochi la vedono tanti la giocano.