ROMA - Lo stadio di Castel Rigone è uno scrigno di legno annunciato da un viale di siepi. Qui, in una minuscola frazione da 406 anime del comune di Passignano sul Trasimeno, Perugia, gioca la più piccola squadra professionistica d'Italia, in seconda divisione, la vecchia C2. "Se guardo giù, vedo la casa in cui sono nato e dove da contadino mi occupavo di pecore e maiali, una vita stupenda. Un giorno farò i soldi, mi dicevo, e costruirò un campo in erba vera", ricorda il presidente, Brunello Cucinelli, 60 anni fra un mese, che di soldi ne ha fatti molti e la promessa l'ha mantenuta. È il re del cachemire, ha un'azienda appena sbarcata in Borsa, un fatturato che ha toccato 279 milioni nel 2012, una sede fiabesca nel borgo medievale di Solomeo, 783 dipendenti cui ha regalato una tredicesima da 6mila euro. E una squadra fondata con 28 amici d'infanzia, nel 1998, che ora, dopo sei promozioni, sbarca nel calcio vero. Voleva starne alla larga: "Non sapete quanti imprenditori ho visto rovinarsi con il pallone - spiega Cucinelli - Io mi auguro che non venderemo la nostra anima e che porteremo sane novità. La prima è lo stadio: via le barriere, sul perimetro solo siepi e allori, 800 posti totali. Vogliamo giocare di sabato, la domenica lasciamola alle famiglie".
Geometra, ingegnere mancato ("ho dato solo uno scritto"), educato al bar del paese, una laurea honoris causa in filosofia a Perugia, Cucinelli cita Dostoevskij e Adriano imperatore, Socrate e San Benedetto, predica la riscoperta della spiritualità e della dignità umana, nel lavoro e nel pallone. Nel suo club vige un codice rigido. "Non si esulta in modo sguaiato, certe pagliacciate mancano di rispetto all'avversario che ha appena preso gol. Non voglio simulatori, fosse per me non butterei la palla fuori se non al fischio dell'arbitro. In trasferta, puliamo lo spogliatoio prima di uscire. E in casa offriamo sempre frutta fresca e una crostata all'altra squadra. Al botteghino niente omaggi: biglietti a 5 euro per tutti, per rispetto ai nostri 40 abbonati". Regole severe anche nel vivaio, per educare i genitori ultrà: da quest'anno, se un papà esagera in tribuna, il figlio va fuori rosa. E i premi partita sono insoliti: "Li pago quando perdiamo, se vedo che abbiamo dato tutto". L'ultima stagione in D è costata un milione e mezzo, il budget per la prossima è di due, ma con più tasse. I giocatori hanno accettato di ridursi lo stipendio con un sms al presidente. Che come allenatore ha scelto il debuttante Marco Di Loreto, ex Fiorentina e Perugia. "Gli auguro la carriera di Prandelli. Io scelgo sempre l'uomo, prima del professionista. Dodici giocatori passati nel club sono ora manager di primo livello nella mia azienda".
Miliardario per Bloomberg, amico di Agnelli e Della Valle, Brunello distribuisce il tè ai giocatori, firma le loro divise chic, siede in panchina. "Sono lì da sempre: da stopper non ero mai titolare, neppure dove pagavo". Prima della sfida decisiva a Scandicci, ha arringato lo spogliatoio citando Marco Aurelio: "O miei stimati uomini dell'impero romano, domani Roma ha bisogno di voi". A guidare la squadra, quel giorno, il ds tuttofare Luca Quarta, dopo gli esoneri di Bocchini e di Giunti (al primo ko in 18 gare). Neppure in collina i tecnici sono al sicuro. "Ma col primo eravamo in coda, e il secondo non aveva sposato la filosofia del club". Se chiude nelle prime otto, il Castel Rigone sale nella nuova divisione unica, a un passo dalla B. "Beh, in B almeno si gioca sempre di sabato", scherza il patron, che dopo il lavoro si allena con gli amici dirigenti, come da ragazzi sui campi di terra e polvere. "Questa non è una favola, è uno spaccato di vita. La mia".
Geometra, ingegnere mancato ("ho dato solo uno scritto"), educato al bar del paese, una laurea honoris causa in filosofia a Perugia, Cucinelli cita Dostoevskij e Adriano imperatore, Socrate e San Benedetto, predica la riscoperta della spiritualità e della dignità umana, nel lavoro e nel pallone. Nel suo club vige un codice rigido. "Non si esulta in modo sguaiato, certe pagliacciate mancano di rispetto all'avversario che ha appena preso gol. Non voglio simulatori, fosse per me non butterei la palla fuori se non al fischio dell'arbitro. In trasferta, puliamo lo spogliatoio prima di uscire. E in casa offriamo sempre frutta fresca e una crostata all'altra squadra. Al botteghino niente omaggi: biglietti a 5 euro per tutti, per rispetto ai nostri 40 abbonati". Regole severe anche nel vivaio, per educare i genitori ultrà: da quest'anno, se un papà esagera in tribuna, il figlio va fuori rosa. E i premi partita sono insoliti: "Li pago quando perdiamo, se vedo che abbiamo dato tutto". L'ultima stagione in D è costata un milione e mezzo, il budget per la prossima è di due, ma con più tasse. I giocatori hanno accettato di ridursi lo stipendio con un sms al presidente. Che come allenatore ha scelto il debuttante Marco Di Loreto, ex Fiorentina e Perugia. "Gli auguro la carriera di Prandelli. Io scelgo sempre l'uomo, prima del professionista. Dodici giocatori passati nel club sono ora manager di primo livello nella mia azienda".
Miliardario per Bloomberg, amico di Agnelli e Della Valle, Brunello distribuisce il tè ai giocatori, firma le loro divise chic, siede in panchina. "Sono lì da sempre: da stopper non ero mai titolare, neppure dove pagavo". Prima della sfida decisiva a Scandicci, ha arringato lo spogliatoio citando Marco Aurelio: "O miei stimati uomini dell'impero romano, domani Roma ha bisogno di voi". A guidare la squadra, quel giorno, il ds tuttofare Luca Quarta, dopo gli esoneri di Bocchini e di Giunti (al primo ko in 18 gare). Neppure in collina i tecnici sono al sicuro. "Ma col primo eravamo in coda, e il secondo non aveva sposato la filosofia del club". Se chiude nelle prime otto, il Castel Rigone sale nella nuova divisione unica, a un passo dalla B. "Beh, in B almeno si gioca sempre di sabato", scherza il patron, che dopo il lavoro si allena con gli amici dirigenti, come da ragazzi sui campi di terra e polvere. "Questa non è una favola, è uno spaccato di vita. La mia".