La storia

Giacomo Agostini, un ragazzo di 71 anni
"Ho rischiato tanto, ma non ci ho mai pensato"

Il più grande motociclista italiano di sempre si racconta in un libro fotografico: "Adesso la MotoGp è un'altra cosa. Non dico sia peggio o meglio, ma ai miei tempi la passione era tutto" foto
di MASSIMO CALANDRI

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"HO RISCHIATO tante volte la vita. Ma ero così innamorato di questo sport che non ci ho mai pensato. Ho fatto quello che ho sempre desiderato: correre. E ho avuto tutto. Sarei un vigliacco, se avessi dei rimpianti". Giacomo Agostini, un ragazzo di 71 anni. Quindici titoli mondiali nelle classi 350 e 500, prima Morini e poi la consacrazione con la MV Agusta 500 a quattro cilindri, quindi la Yamaha a due tempi. Diciotto tricolori (175, 250, 350 e 500 cc), 311 vittorie di cui dieci sul mitico TT di Assen, l'università della moto.

Il più grande di tutti, una leggenda consacrata da "Immagini di una vita", titolo di un suggestivo libro fotografico (Giorgio Nada Editore) che sarà presentato venerdì pomeriggio nell'hospitality Yamaha del circuito dedicato a Marco Simoncelli. Un fuoriclasse per sempre, anche attraverso una serie di straordinari ritratti e scatti in gara. Roba da restare ipnotizzati, e non riuscire più a smettere di sognare. Venerdì a Misano ci sarà anche Ago, un uomo generoso, sempre disponibile e inevitabilmente felice - con la moglie, i due figli (Vittoria, Piergiacomo) e tantissimi amici -, irrimediabilmente innamorato delle moto: "Adesso la MotoGp è un'altra cosa: ci sono tecnologia, sponsor, eserciti di meccanici. Non dico sia peggio o meglio, ma ai miei tempi la passione era tutto: prima delle gare mettevo i piedi in una bacinella d'acqua bollente, per scaldarmeli, e il casco me lo pulivo con una spugnetta ficcata dentro una pallina da tennis svuotata. Mangiavo e dormivo coi miei meccanici, eravamo una mezza dozzina di persone in tutto: ci si riposava sotto gli alberi, qualcuno portava pane e salame e si mangiava così, sull'erba. Erano tempi di grandi imprese, ecco tutto". Uno che sembra sempre lo stesso, a parte i capelli bianchi. "Non molto tempo fa ho incontrato Berlusconi, che mi ha stretto la mano: 'Lei magari non sa chi sono, ma io non posso non riconoscere il grande Agostini'. Però. Non me l'aspettavo".