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Rugby, tre Burgess su quattro in nazionale
La mamma: "Ma ora salvate il mio Luke"

Il primogenito di quattro fratelli è stato lasciato fuori dal team inglese per i prossimi mondiali di rugby a 13. Convocati invece gli altri tre, George, Tom e Sam. Ma la mamma non ci sta: "Contenta per tutti e tre, ma delusa che Luke sia rimasto fuori"
dal corrispondente ENRICO FRANCESCHINI

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LONDRA - Salvate il rugbista Luke. Questa volta non si tratta di riportare a casa un soldato americano dal fronte della seconda guerra mondiale, dopo che tre dei suoi fratelli sono morti sulle spiagge dello sbarco in Normandia, in modo che la madre non sia privata di tutti i suoi figli, come racconta il regista Steven Spielbger in "Salvate il soldato Ryan", una favola cinematografica che ha toccato milioni di cuori in tutto il mondo. E tuttavia anche quella del rugbista Luke è una fiaba su quattro fratelli, molto meno drammatica, ma senza lieto fine.

Luke Burgess è infatti il primogenito 26enne dei quattro fratelli Burgess, tutti bravissimi giocatori inglesi di rugby. Solo che mentre George e Tom, gemelli 21enni, e Sam, 24 anni, sono stati appena convocati in nazionale per i Mondiali di rugby a 13 che si giocano in Inghilterra il mese prossimo, il 26enne Luke è stato lasciato fuori squadra. "Luke sarà rimasto deluso, ma sono certo che sarà contento della convocazione dei suoi tre fratelli", ha detto l'allenatore Steve McNamara. "Certo, sarebbe stata una bella favola se fossero stati convocati tutti e quattro. Ma non è mio compito scrivere favole".

Quella che non è contenta è Julie Burgess, la madre dei quattro fustoni inglesi. La quale, intervistata dalla Bbc, ha espresso il suo disappunto: "Naturalmente sono felice per George, Tom e Sam. Ma sono delusa che Luke sia rimasto fuori. Penso che se lo sarebbe meritato anche lui. E comunque, come madre, mi dispiace, i figli per una mamma sono tutti uguali". Ecco dunque, morale della storia, da chi bisogna cercare di salvare il rugbista Luke: dall'eccessivo amore materno. I rugbisti sono, o almeno sembrano, uomini tutti di un pezzo, forse più uomini dei partecipanti a ogni altro sport, non solo per la durezza della loro disciplina ma anche per il fair-play con cui accettano, con stoicismo degno della famosa poesia "If" di Kipling, una sconfitta allo stesso modo di una vittoria. E invece la mamma di Luke si lamenta che il ct della nazionale non gli abbia dato un posto. Forse farà arrossire il suo figliolo. Ma avrà dimostrato che non c'è niente come l'amore di una mamma. Anche sui campi di rugby.