NEW YORK - Finalmente un po' di odio anche in NBA. Certo, nel basket "pro" a stelle strisce le rivalità non sono mai mancate (Boston vs Los Angeles per dirne una) ma si dice che un vecchio adagio dello sport USA recitasse: "Tutto quello che intendi fare nello sport, fallo a New York"; litigi inclusi, a quanto pare. Torna il derby del basket sotto la grande mela, o meglio riparte la rivalità Knicks/Nets, e tutto questo grazie alla prepotente comparsa del magnate russo Michail Dmitrievi Prochorov, sul cielo dei New Jersey Nets. Come si rinverdisce una rivalità a NY? Portate una franchigia a Brooklyn, e mettetevi comodi. Certo, i tifosi faranno presto la loro parte, e le interviste di fine estate nelle quali Paul Pierce - neo arrivo bostoniano - spiega di non provare alcuna simpatia (eufemismo) per i Knicks non aiutano, ma per ora sono i due presidenti a tirarsi i capelli. A quanto riportava il NY Post, il patron dei Knicks James Dolan, avrebbe dovuto rigolversi al commissioner NBA (David Stern) per dare un taglio ai dispettucci e al "trash talking" del suo dirimpettaio russo, reo di avergli piazzato un gigantesco banner pubblicitario dei Nets proprio sotto il Madison Square Garden (tempio dei Knicks) e di averlo definito "little man" in un'intervista su un magazine.
Forse Stern ha spiegato loro come si risolvono, negli States, le diatribe; facendo business insieme. Ed ecco - puntuale - l'accordo tra le due franchigie newyorkesi per gestire e ospitare insieme l'All Star Game nel febbraio 2015. Quasi due miloni e mezzo di abitanti, se non fosse uno dei cinque distretti di NY, Brooklyn sarebbe a pieno titolo una delle più importanti città degli Stati Uniti. Inutile ricordarne la profonda anima italiana ("broccolino" era definita quella mistura di italiano e inglese parlata dai nostri connazionali, sempre inventori anche quando non lo sanno) e sottolineare che gente come George Gershwin, Al Capone, Mel Brooks, Michael Jordan, Joe Turturro, Barbra Streisand, Mike Tyson e tanti altri, sono solo un piccolo campione della vastitià di fantasia che scorre nelle sale materità di quei paraggi. Padrone di casa dei Nets fino dal 2009, Prochorov ha fatto la propria fortuna nel settore finanziario, arrivando a controllare buona parte della produzione di minerali preziosi nel Paese. Fino a poco tempo fa, Forbes lo classificava come il secondo uomo più ricco della Russia; le posizioni magari cambiano il concetto resta. Nel 2012 i Nets si trasferiscono a Brooklyn (Barclays Center) e scaldano i motori per sferrare l'attacco, quello vero; nel campionato 2013/2014 (regular season in partenza il 29 ottobre) vogliono la supremazia cittadina e il titolo NBA. Knicks in città, e poi Chicago, Indiana e soprattutto gli Heat di Lebron James, sono avvisati. Prochorov sta spendendo quasi duecento milioni di dollari per allestire la squadra, in un gruppo alla cui testa c'era già Deron Williams, in un sol colpo i Nets aggiungono la spina dorsale di Boston (Kevin Garnett, Paul Pierce e Jason Terry) e Andrej Kirilenko. Il tutto sotto la guida - in panca - della bandiera Jason Kidd.
Nel caso dei nuovi Nets lo spostamento della squadra non è stato molto distante, ma quello delle franchigie che emigrano e cambiano città è - volenti o nolenti - una realtà fisiologica nello sport professionistico USA. Il fenomeno invece, è decisamente meno digerito (a causa della diversa visceralità che lega un tifoso alla propria squadra/città) dalle tifoserie europee e sudamericane. Ma perdere una squadra del proprio "rione" è un dolore che il quartiere di Brooklyn conosce già, forse è il grande padre di questo tipo di dolori. Chi ricorda il film "Blue in the face" (diretto nel 1995 da Wayne Wang) naturale prosecuzione di quello "Smoke" che raccontava la vita e le disavventure di una tabaccheria di Brooklyn e dei suoi avventori? Accanto ad incurisoni "vip" come quelle di Madonna, Lou Reed e di Jim Jarmush, nella clientela della tabaccheria di Harvey Keitel (Agguie nel film) si repirano la filosofia, il ricordo e le gesta degli adorati Brooklyn Dodgers, la loro squadra di baseball. La fortuna è una forma di pazienza e fu il baseball a insegnarlo ai ragazzi di Brooklyn che, a cavallo degli anni Cinquanta, arrivarono spesso ad un passo dal loro sogno; vincere le World Series. Per ben sei volte si ritrovarono gli odiati concittadini degli Yankees sulla loro strada, ma questo consentì loro di scoprire un paio di cose sulla vittoria; che un po' delude, ma che è valsa la pena aspettarla se la notte in cui arriva, batti gli Yankees. Nel 1955 finalmente Brooklyn è campione, ma due stagioni dopo i Dodgers, fra le lacrime e il dolore della loro gente, verranno trasferiti a Los Angels. Imprenditorialmente la virata verso la California si rivelò un successo, ma il vuoto nel petto della gente di Brooklyn, fu incolmabile. Magari - a risarcirli - ci si proverà con un altro sport e coi nuovi Nets, ma in certe minuscole e polverose tabaccherie di Brooklyn, tutto questo potrebbe non essere sufficiente.
Forse Stern ha spiegato loro come si risolvono, negli States, le diatribe; facendo business insieme. Ed ecco - puntuale - l'accordo tra le due franchigie newyorkesi per gestire e ospitare insieme l'All Star Game nel febbraio 2015. Quasi due miloni e mezzo di abitanti, se non fosse uno dei cinque distretti di NY, Brooklyn sarebbe a pieno titolo una delle più importanti città degli Stati Uniti. Inutile ricordarne la profonda anima italiana ("broccolino" era definita quella mistura di italiano e inglese parlata dai nostri connazionali, sempre inventori anche quando non lo sanno) e sottolineare che gente come George Gershwin, Al Capone, Mel Brooks, Michael Jordan, Joe Turturro, Barbra Streisand, Mike Tyson e tanti altri, sono solo un piccolo campione della vastitià di fantasia che scorre nelle sale materità di quei paraggi. Padrone di casa dei Nets fino dal 2009, Prochorov ha fatto la propria fortuna nel settore finanziario, arrivando a controllare buona parte della produzione di minerali preziosi nel Paese. Fino a poco tempo fa, Forbes lo classificava come il secondo uomo più ricco della Russia; le posizioni magari cambiano il concetto resta. Nel 2012 i Nets si trasferiscono a Brooklyn (Barclays Center) e scaldano i motori per sferrare l'attacco, quello vero; nel campionato 2013/2014 (regular season in partenza il 29 ottobre) vogliono la supremazia cittadina e il titolo NBA. Knicks in città, e poi Chicago, Indiana e soprattutto gli Heat di Lebron James, sono avvisati. Prochorov sta spendendo quasi duecento milioni di dollari per allestire la squadra, in un gruppo alla cui testa c'era già Deron Williams, in un sol colpo i Nets aggiungono la spina dorsale di Boston (Kevin Garnett, Paul Pierce e Jason Terry) e Andrej Kirilenko. Il tutto sotto la guida - in panca - della bandiera Jason Kidd.
Nel caso dei nuovi Nets lo spostamento della squadra non è stato molto distante, ma quello delle franchigie che emigrano e cambiano città è - volenti o nolenti - una realtà fisiologica nello sport professionistico USA. Il fenomeno invece, è decisamente meno digerito (a causa della diversa visceralità che lega un tifoso alla propria squadra/città) dalle tifoserie europee e sudamericane. Ma perdere una squadra del proprio "rione" è un dolore che il quartiere di Brooklyn conosce già, forse è il grande padre di questo tipo di dolori. Chi ricorda il film "Blue in the face" (diretto nel 1995 da Wayne Wang) naturale prosecuzione di quello "Smoke" che raccontava la vita e le disavventure di una tabaccheria di Brooklyn e dei suoi avventori? Accanto ad incurisoni "vip" come quelle di Madonna, Lou Reed e di Jim Jarmush, nella clientela della tabaccheria di Harvey Keitel (Agguie nel film) si repirano la filosofia, il ricordo e le gesta degli adorati Brooklyn Dodgers, la loro squadra di baseball. La fortuna è una forma di pazienza e fu il baseball a insegnarlo ai ragazzi di Brooklyn che, a cavallo degli anni Cinquanta, arrivarono spesso ad un passo dal loro sogno; vincere le World Series. Per ben sei volte si ritrovarono gli odiati concittadini degli Yankees sulla loro strada, ma questo consentì loro di scoprire un paio di cose sulla vittoria; che un po' delude, ma che è valsa la pena aspettarla se la notte in cui arriva, batti gli Yankees. Nel 1955 finalmente Brooklyn è campione, ma due stagioni dopo i Dodgers, fra le lacrime e il dolore della loro gente, verranno trasferiti a Los Angels. Imprenditorialmente la virata verso la California si rivelò un successo, ma il vuoto nel petto della gente di Brooklyn, fu incolmabile. Magari - a risarcirli - ci si proverà con un altro sport e coi nuovi Nets, ma in certe minuscole e polverose tabaccherie di Brooklyn, tutto questo potrebbe non essere sufficiente.