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Morì in guerra sul fronte russo
Schalke lo riporta a casa 70 anni dopo

Adolf Urban era stato attaccante della squadra che dominò il calcio tedesco negli anni trenta. Sergente durante la Seconda Guerra Mondiale, perse la vita sul fronte orientale e fu sepolto in Russia. Ora il presidente del club della Ruhr, Clemens Tonnies, ha provveduto a riportarlo in Germania FOTOdi LUIGI PANELLA
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E' una delle società tedesche che volge spesso lo sguardo verso il passato. Non è un fatto 'egoistico', che potrebbe essere giustificato dal rimpianto, quel consolarsi con i ricordi per un titolo che manca dal 1958 e che più volte negli ultimi anni è sfumato per un soffio. E' proprio una questione di legame tra club e territorio, di simbiosi tra tifosi e giocatori. Non deve quindi meravigliare che lo Schalke 04, a distanza di settanta anni, non abbia dimenticato Adolf Urban, mitico giocatore degli anni trenta. Ne ha riportato a casa il corpo,  sepolto in Russia dal 1943, dandogli sepoltura nel cimitero di Gelsenkirchen, nei pressi dello stadio. Lo stesso presidente del club, Clemens Tonnies, è volato personalmente in Russia per occuparsi di tutto

Tra gli anni trenta e quaranta, Urban era l'attaccante di una squadra che, come capacità dominante, può essere tranquillamente paragonata al Bayern Monaco dei giorni nostri. Basta pens…
E' una delle società tedesche che volge spesso lo sguardo verso il passato. Non è un fatto 'egoistico', che potrebbe essere giustificato dal rimpianto, quel consolarsi con i ricordi per un titolo che manca dal 1958 e che più volte negli ultimi anni è sfumato per un soffio. E' proprio una questione di legame tra club e territorio, di simbiosi tra tifosi e giocatori. Non deve quindi meravigliare che lo Schalke 04, a distanza di settanta anni, non abbia dimenticato Adolf Urban, mitico giocatore degli anni trenta. Ne ha riportato a casa il corpo,  sepolto in Russia dal 1943, dandogli sepoltura nel cimitero di Gelsenkirchen, nei pressi dello stadio. Lo stesso presidente del club, Clemens Tonnies, è volato personalmente in Russia per occuparsi di tutto

Tra gli anni trenta e quaranta, Urban era l'attaccante di una squadra che, come capacità dominante, può essere tranquillamente paragonata al Bayern Monaco dei giorni nostri. Basta pensare che dal 1933 al 1945, lo Schalke giocò 189 partite in campionato, vincendone 162, pareggiandone 21 e perdendone soltanto 6. Un periodo d'oro. In cinque dei sette titoli vinti dai 'Koenigsblauen', Urban ci mise molto di suo. Contribuì inoltre anche alla vittoria in una Coppa di Germania, fu chiamato dalla nazionale tedesca: vi giocò 21 partite segnando 11 reti. Poi la follia della guerra, che non risparmiò nessuno, neanche gli idoli sportivi più acclamati. Come Luz Long, rivale nel salto in lungo ma anche amico fraterno di Jesse Owens a Berlino '36, che morì nel '43 in Sicilia, anche Urban, perse la vita in combattimento, nell'inferno del fronte russo, a soli 29 anni. Fu sepolto in Russia, ora a distanza di settanta anni, lo Schalke lo ha riportato in Germania.

Questione di un rapporto, se non unico, raro tra squadra e tifosi. Nello Schalke molti sostenitori, magari più datati che attuali, hanno provato la fatica della miniera. Due campioni della squadra di cui faceva parte Urban, Ernst Kuzorra e Fritz Szepan, lavoravano duramente nel sottosuolo, poi una volta alla luce del sole dominavano sui campi di calcio. Entrambi erano di origine polacca, ma la cosa non impedì allo Schalke di essere esaltato dal regime nazista come simbolo della 'nuova Germania'.

E ancora adesso i superprofessionisti del calcio moderno  che giocano nello Schalke, almeno per una volta diventano 'knappen' come vengono definiti i minatori nella Ruhr. Il caschetto protettivo e il volto annerito, per capire le origini di chi va allo stadio a soffrire per loro. Forse per questo, nononostante il titolo si faccia aspettare da 53 anni - salvo improbabili rimonte questo sarà il 54 - il pubblico è sempre stato vicinissimo alla squadra. Il tutto sopportando delusioni come quella del 2001 quando, mentre in campo si festeggiava un titolo che sembrava giù vinto, sui tabelloni rimbalzò da Amburgo l'immagine di un gol del Bayern che spense l'ennesimo sogno. Anche per questo, il club non ha mai dimenticato un grande campione di 70 anni fa.