ISTANBUL - Ed ecco, quel bizzarro tizio che sta appoggiando un piattino pieno di olive al bancone del bar all'aeroporto di Istanbul, col bicchiere nell'altra mano, è proprio Ilie Nastase. Quello che giocava a tennis come se si trattasse di dipingere senza pennello, spalmando i colori con le mani sulla tela, o sprizzandoli direttamente dai tubetti. Quello che in campo tagliava in due tutte le traiettorie della logica, per divertire pazzamente il pubblico. Si può domandare altro, a un artista?
Il vecchio Ilie non è mica vecchio, e si veste come un vecchio che non è vecchio. Si veste come uno che anche da vecchio sarà Ilie Nastase. E cioè: pantaloni di pelle nera aderentissimi, stretti stretti sul fondo; camicia altrettanto nera e stretta; una specie di maglia che però sembra una seconda veste più larga della prima, questa però chiara e aperta sul davanti; stivaletti neri. Lui.
La seconda cosa più rimarchevole di Ilie Nastase sono i capelli, grigi e dritti come spaghetti e naturalmente lunghi. Sembrano un copricapo d'acciaio, o magari un'opera d'arte contemporanea, di quelle che nei musei appoggiano su qualche tavolino e tu le guardi assorto, fingendo di capirle, altrimenti fai la figura del mentecatto. Il colore dei capelli di Nastase è quello di un tubo di scappamento, ma non di quelli troppo usati, grigio e un poco brunito. Lui li porta con allegria come se avesse vent'anni. Viene da pensare a quale grande libro avrebbe scritto quest'uomo insieme all'uomo che invece ha scritto quello di Agassi: ma poi rimuovi il pensiero, perché a occhio Ilie Nastase non è davvero il tipo che va da Fazio a presentare un libro, figurarsi.
La prima cosa più rimarchevole di Ilie Nastase è lo sguardo acceso, dentro una clamorosa faccia da schiaffi non databile. Gli occhi sono due faretti che lanciano minuscoli aghi di luce in ogni dove, si capisce che lui è curioso e vuole guardare proprio tutto. Quando alla fine si accorge che lo stai guardando, ti punta con attenzione canina e ti dedica un prezioso decimo di secondo, come se tu non fossi una persona ma una pallina da tennis, cioè l'oggetto per lui più importante al mondo.
Anche se quell'importanza non può durare più dell'istante di un colpo di racchetta. Ilie Nastase ti guarda, e tu capisci che lui sta pensando "lo so, amico, che mi hai riconosciuto, e ti posso assicurare che non me ne importa un accidente e però ti voglio bene". E hai come la sensazione che Ilie Nastase stia per correre sotto rete qui, solo per te, adesso.
Il vecchio Ilie non è mica vecchio, e si veste come un vecchio che non è vecchio. Si veste come uno che anche da vecchio sarà Ilie Nastase. E cioè: pantaloni di pelle nera aderentissimi, stretti stretti sul fondo; camicia altrettanto nera e stretta; una specie di maglia che però sembra una seconda veste più larga della prima, questa però chiara e aperta sul davanti; stivaletti neri. Lui.
La seconda cosa più rimarchevole di Ilie Nastase sono i capelli, grigi e dritti come spaghetti e naturalmente lunghi. Sembrano un copricapo d'acciaio, o magari un'opera d'arte contemporanea, di quelle che nei musei appoggiano su qualche tavolino e tu le guardi assorto, fingendo di capirle, altrimenti fai la figura del mentecatto. Il colore dei capelli di Nastase è quello di un tubo di scappamento, ma non di quelli troppo usati, grigio e un poco brunito. Lui li porta con allegria come se avesse vent'anni. Viene da pensare a quale grande libro avrebbe scritto quest'uomo insieme all'uomo che invece ha scritto quello di Agassi: ma poi rimuovi il pensiero, perché a occhio Ilie Nastase non è davvero il tipo che va da Fazio a presentare un libro, figurarsi.
La prima cosa più rimarchevole di Ilie Nastase è lo sguardo acceso, dentro una clamorosa faccia da schiaffi non databile. Gli occhi sono due faretti che lanciano minuscoli aghi di luce in ogni dove, si capisce che lui è curioso e vuole guardare proprio tutto. Quando alla fine si accorge che lo stai guardando, ti punta con attenzione canina e ti dedica un prezioso decimo di secondo, come se tu non fossi una persona ma una pallina da tennis, cioè l'oggetto per lui più importante al mondo.
Anche se quell'importanza non può durare più dell'istante di un colpo di racchetta. Ilie Nastase ti guarda, e tu capisci che lui sta pensando "lo so, amico, che mi hai riconosciuto, e ti posso assicurare che non me ne importa un accidente e però ti voglio bene". E hai come la sensazione che Ilie Nastase stia per correre sotto rete qui, solo per te, adesso.