La storia

Sochi, torna la squadra giamaicana di bob
L'appello: "Aiutateci con il crowdfunding"

Dopo dodici anni d'assenza, l'isola caraibica si qualifica alle Olimpiadi invernali. Ma i soldi non bastano e il team cerca fondi su Internet. Secondo il sito The Verge, sono stati già raccolti 30mila dollari FOTO
di ROSITA RIJTANO

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ROMA - Ci sono riusciti, dodici anni d'assenza non hanno raffreddato i sogni della squadra giamaicana di bob, ora di nuovo in pista alle Olimpiadi invernali di Sochi, in Russia. Un ritorno atteso dal 2002. Saranno "the hottest thing on the ice", la cosa più calda sul ghiaccio, promettono i bobbisti caraibici. Poche ore fa è arrivato l'annuncio ufficiale della Federazione internazionale di bob (FIBT). "Sì, ci siamo qualificati, siamo molto orgogliosi" commentano a Repubblica.it dal Comitato Olimpico nazionale. Ma per le tute, per il bob, per i viaggi servono soldi, ne servono tanti, così anche per i Giochi è sul web che si sbarca il lunario e la squadra lancia un appello: "Aiutateci con il crowdfunding".

Il successo era stato anticipato sabato scorso, quando l'account del Team Jamaica aveva postato su Twitter un cinguettio. "La Jamaica si è qualificata con un bob a due posti", è l'annuncio condiviso, sembra, dalla pagina ufficiale di Sochi 2014. Poi il mistero, il tweet scompare. Da Kingston cercano invano conferme, mentre i sostenitori del team si scatenano su internet. Sulla piattaforma di Jack Dorsey diventa subito popolare l'hashtag #coolrunnings, in omaggio al film che ha raccontato l'esordio ghiacciato dei giamaicani nel 1988. "Alle due e trenta di domenica mattina - scrivono sulla pagina ufficiale della squadra - il server è andato giù a causa della grande mole di traffico. Ci dispiace, non eravamo preparati. È incredibile quanta gente ami il Jamaican Bobsled Team". L'ok formale però è arrivato solo lunedì mattina. Adesso non c'è più dubbio: l'isola delle Grandi Antille gareggerà.

A scivolare nel bob sulla pista olimpica, questa volta, saranno in due. Identikit: Marvin Dixon, classe 1985, un metro e 77 centimetri per 87 chilogrammi; e Winston Watts, quarantasette anni, ha alle spalle i Giochi del 1994, 1998 e 2002, quando si piazzò al 28esimo posto e riuscì a battere il record per la partenza più veloce, in 4.78 secondi. Un ritorno, quello di Watts, dopo un ritiro iniziato nel 2006 con l'esclusione dalle Olimpiadi torinesi che lo convinse ad abbandonare la pista e lavorare in una compagnia petrolifera a Evanston, nel Wyoming, nord dell'America. Non senza rimpianti: "Quando abbandoni qualcosa che ti piace veramente", ha confessato al network statunitense Nbc, "non ti rassegni a vederlo andar via. Ero arrabbiato e affamato".

Nel 2010 Watts decide di ricominciare, nonostante i suoi 45 anni. Perché l'età anagrafica, assicura, è solo un numero. Riprende la tuta, il casco, il bob, si allena e gareggia insieme a Dixon e non solo. Sono oltre una decina, i compagni d'avventura, con un desiderio: riportare il loro Paese natale sulla scena internazionale dei Giochi invernali. Ce la fanno, dopo tre anni e decine di chilometri macinati sulle strade nordamericane a bordo di una Honda Accord gialla e nera: accumulando punto su punto nelle gare di bob di basso livello.

La passione da sola però non basta, a mancare sono i soldi. Come fare? La squadra non ha dubbi, l'unica possibilità è racimolarli in Rete. Con l'obiettivo di recuperare gli 80 mila dollari necessari per le spese, Watts e compagni lanciano delle campagne di raccolta fondi sulla piattaforma Indiegogo, aprono un conto PayPal. "Aiutateci ad arrivare alle Olimpiadi", è lo slogan. Ma i risultati iniziali sono deludenti. Lo scorso week-end in cassa manca il contante per andare a St Moritz, alle qualificazioni finali: hanno dovuto seguirle da casa, sperando che nessuno li superasse nella classifica generale. Non solo. In un primo momento, l'insufficienza di capitale mette a rischio anche il volo per la Russia in caso di qualificazione. "Non sono sicuro che abbiamo abbastanza denaro da volare a Sochi. Le nostre famiglie vengono prima", è stata la precisazione di Watts in un'intervista recente al The Telegraph.

Tutto cambia dopo l'annuncio ufficiale. L'Associazione olimpica giamaicana e il Comitato di Sochi hanno assicurato che copriranno i costi del viaggio, mentre secondo il sito The Verge gli internauti hanno già donato 30 mila dollari in Dogecoin, la criptomoneta virtuale. Il pericolo di non vederli in pista sembra scampato. Anche se Watts fa sapere che non è ancora abbastanza, che l'equipaggiamento costa e loro sono ancora in cerca d'aiuto per realizzare il sogno di quella che chiama la "seconda generazione di Cool runnings".

L'esordio della squadra giamaicana sulla pista da bob è di ventisei anni fa, il 1988, a Calgary. Un'avventura passata alla storia. Ha ispirato il film della Disney "Cool runnings", in italiano "Quattro sotto zero", e ha fatto sognare i fan della squadra caraibica nonostante l'esperienza Olimpica sia finita con il rovesciamento del bob. Dal 2002 in poi nessuna qualificazione. Fino a Sochi: dove i sostenitori potranno seguire il team più da vicino grazie al nuovo tipo di ripresa televisiva appena annunciato. Che cosa significa per la Giamaica tornare sul ghiaccio? Lo spiega Watts a Repubblica.it: "Sono confuso e molto emozionato. Non avere una squadra alle Olimpiadi per così tanto tempo è triste per una Nazione. La qualificazione vuol dire così tanto per il nostro Paese e farà di nuovo la storia".