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La notte in cui nacque il mito

Il 25 febbraio 1964 il più famoso pugile di tutti i tempi conquistò il titolo mondiale dei pesi massimi, battendo un avversario fortissimo e dal passato oscuro. Un incontro che lasciò spazio a dubbi, ma a partire dal quale il ragazzo del Kentucky costruì la sua leggenda FOTO
di LUIGI PANELLA

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"E' solo uno sbruffone, Sonny non gli darà scampo". Sono in molti a pensarla così quel 25 febbraio millenovecentosessantaquattro al Convention Center di Miami Beach. Quel Sonny di cognome fa Liston, è il campione del mondo dei pesi massimi, è un tipo poco raccomandabile che non piace molto all'America carica di pregiudizi degli anni sessanta. Faccia cattiva, passato cattivo, ha conquistato il titolo strapazzando in malomodo un nero come lui, ma con i lineamenti delicati ed i modi gentili, Floyd Patterson. Troppo buono Floyd, tecnicamente fortissimo, ma per lui, per il suo carattere, i pugni di Liston sono martellate: due match, nei quali Patterson non riesce a sentire il gong del primo round, viene travolto.

Lo 'sbruffone' invece è Cassius Marcellus Clay, sta per farlo ma ancora non ha abbandonato il 'nome da schiavo' per diventare leggenda come Muhammad Alì. E' linguacciuto, sostiene di danzare come una farfalla e pungere come un'ape, arriva al titolo mondiale non certo da sconosciuto: ha vinto l'oro alle Olimpiadi di Roma tra i mediomassimi. Poi è passato professionista e di categoria, ha vinto tutti i match ma ha sofferto nell'ultimo: a Wembley, Henry Cooper, un gentleman dal pugno assassino ma dalle arcate sopraccigliari di burro, lo colpisce con un terrificante sinistro spedendolo al tappeto. Clay tiene botta in qualche modo, poi vince colpendo l'inglese nel suo punto debole.

Ma la domanda è scontata. Come può quel presuntuoso giovanotto tenere a galla la mascella se toccato da enormi mani d'acciaio, sproporzionate al punto tale da richiedere guantoni su misura? E avrà in fondo all'anima un po' paura di quell'avversario così pericoloso? In effetti non è facile confrontarsi con Sonny: ha 24 tra fratelli e sorelle, ha passato l'infanzia tra povertà e soprusi, non risulta sia mai andato a scuola, frustato crudelmente dal padre mentre si guadagna la sopravvivenza in una piantagione di cotone dell'Arkansas. Una volta cresciuto, non va molto meglio: dalle rapine a mano armata al carcere, per molti versi la sua fortuna, visto che un prete ne nota le potenzialità straordinarie nel pugilato.

Sonny combatte per se stesso, per riscattare una vita tremenda. Clay combatte per la causa degli afroamericani, subito dopo il match ha scelto di convertirsi all'Islam, di dedicarsi alla causa dei neri. Il match si avvicina e, secondo un cliché che ne caratterizzerà altri incontri storici (su tutti probabilmente la trilogia contro Joe Frazier), quel tipo del Kentucky inizia una lunga guerra psicologica. Va a 'trovare' Liston nel suo quartiere generale, lo provoca, lo infastidisce davanti ai giornalisti sapientemente convocati.

Schermaglie, si dice, ma il ring è un'altra cosa. Liston ha 32 anni, forse anche di più: addirittura la madre, ascoltata sulla data di nascita del piccolo Charles (questo il suo vero nome), risponde in maniera vaga. Clay (22) è più bello, è più fresco, ha più idee. Sul quadrato si dimostra inafferrabile, veloce come nessun peso massimo è mai stato prima. Liston non riesce ad inquadrarlo, quella sagoma sfuggente non dà punti di riferimento per quei pugni così pesanti che spostano solo l'aria. In quel senso di impotenza emerge tutta la sua disperazione, la rabbia per uscire fuori dal tunnel: un unguento sui guantoni, misterioso, Clay torna strillando all'angolo con un forte bruciore agli occhi. Ma Angelo Dundee, lo storico manager, riesce a risolvere il problema ed alla settima ripresa la storia è compiuta. Liston abbandona per un problema alla spalla, i massimi hanno un nuovo re.

L'incontro, che fu comunque travolto dai sospetti (si tirò in ballo la mafia), ebbe un seguito che fa ancora parlare a mezzo secondo di distanza. A Lewiston, nel Maine, 15 mesi dopo. Ambiente piccolo (meno di 2.500 spettatori), qualcuno dirà, davanti a pochi testimoni. Un colpo di Alì (ormai si chiamava così) che vedono in pochi: Liston è al tappeto. "Sono talmente veloce che mentre battevate le palpebre l'ho colpito", ironizza Alì, ma i dubbi restano. Dubbi, come quelli sulla morte di Liston, avvenuta nel 1970 per cause naturali alle quali non tutti credono. Una ridda di ipotesi, una addirittura sull'omicidio per impedirgli di prendere profitti, come da vecchi accordi, sulla carriera di Alì, che stava per tornare a combattere per il titolo - ed una borsa enorme per l'epoca - contro Frazier. Dietrologia mai dimostrata. Solo una cosa è certa: in quel giorno di febbraio del 1964 era nato un mito.