La storia

Dott. Eva Carneiro, il Chelsea nelle sue mani
"Ma io tifo per il Real Madrid"

Padre spagnolo, madre inglese, la 31enne nata a Gibilterra è arrivata a Stamford Bridge nel 2009 e ora è a capo dello staff medico dei Blues. Folgorata dal calcio durante i Mondiali di Francia '98, è tornata alla ribalta durante la semifinale con l'Atletico per l'infortunio di Cech FOTO
di ENRICO SISTI

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ROMA - Who's that girl? Siccome Atletico-Chelsea non è piaciuta granché, a Londra e in Spagna molti hanno pensato, oscillando fra lo scientifico e il sentimentale, di rilanciare quel volto che neanche tanto vagamente ricorda Jennifer Lopez, un volto precipitato in mezzo ai giganti: vicino a Cahill e Terry, ma soprattutto a Cech, che lei in persona martedì sera ha accompagnato fuori dal prato del Calderon, per le sue dimensioni ridotte la JLo del pallone sembra un orsacchiotto. Chi è quella ragazza? E' il medico della prima squadra del Chelsea, è Eva Carneiro, 31 anni, viso ormai conosciuto. Ma c'è poco da fare: come per le segnalinee, una donna in campo colpisce sempre, ti chiedi sempre: ma che ci fa? Eva è una che conosce ossa, legamenti, fibre muscolari, sa come proteggerle, sa cosa fare quando uno dei suoi strilla in campo, ha un modo tutto suo di incoraggiare gli infortunati, con uno sguardo preoccupato che è del tutto surreale immaginare proveniente da un medico "maschio".

Eva è nello staff sanitario di Stamford Bridge dal 2009. Ora è a capo di tutto, ma non fa nulla di plateale, come per esempio rinunciare alla propria felpa d'ordinanza, per renderlo palese. Padre spagnolo, madre inglese, Eva è nata a Gibilterra. Ha iniziato a studiare medicina all'Università di Nottingham. All'inizio il calcio le faceva un po' schifo. Poco alla volta ha cominciato a rendersi conto che forse si sbagliava: "Vidi partite divertenti". Il colpo di fulmine, "assolutamente casuale", arrivò mentre era in vacanza con i genitori in Messico. In Francia si stavano giocando i Mondiali. Eva avava 16 anni. In teoria il suo sport era il basket: "Ma guardavo e basta". Piaceva anche a suo padre. La passione della ragazza era la danza, salsa, samba: "Volevo diventare una tosta, da competizione". La colpirono Zidane e tutto il Brasile. La prima partita intera che vide nella sua vita fu, da un bar, Messico-Brasile. Rimase folgorata anche dal mistero del malessere di Ronaldo. Si battezzò professionalmente con un massacrante tirocinio "che se ne esci vivo diventi un medico, ma non è detto che ne esci vivo e ancora motivato": lo effettuò in un reparto di chirurgia d'emergenza nelle Highlands: "Quando ha visto tutto sei pronto a vedere anche tutto il resto". Sa di battuta ma i medici dei pronto soccorso sanno di cosa parla.

Ha approfondito la medicina, concentrandosi sull'ortopedia, in Australia, sempre seguendo la famiglia. Impara a usare la tavola da surf. Si fa male a una caviglia e non riesce a curarsi bene: "Da lì ho capito che le cure degli infortuni richiedono più tempo e più attenzione, ma sul surf ho vissuto forse i momenti più belli della mita vita". Si è laureata a Londra. Lo sport l'ha cercata presto. Il suo primo impiego è stato all'interno del Comitato olimpico inglese. Dopo aver seguito gli atleti britannici ai Giochi di Pechino passa alla nazionale di calcio femminile. Al Chelsea approda nel 2009 come scorta del medico capo, poco prima che venisse ingaggiato Carlo Ancelotti: "Carlo lo seguo sempre. E adesso ho anche un motivo strettamente personale: sono tifosa del Real Madrid". Però non la disturba un'eventuale finale Chelsea-Real Madrid (peraltro possibile): "Soffrirò forse, come i giocatori, chi va in campo soffre sempre". Villas-Boas la promuove a medico capo: "Imbarazzo? Nessuno". La gente s'immagina uomini nudi negli spogliatoi, promiscuità, situazioni imbarazzanti: "Macché, io sono un medico". E non dice altro. Circola un video in cui calcia delle punizioni. A giro, a fil di palo. E pensare che la JLo del pallone, con quel destro così ben educato, è soltanto il medico di Mourinho.