Lunedì all'Olimpico sarà una notte particolare, per i laziali e non solo. Deserto lo stadio quando gioca la Lazio di Lotito in corsa per l'Europa, in più di sessantamila per una partita tra ex calciatori. ''Di Padre in Figlio'', tre generazioni di laziali sulle tribune a 40 anni esatti dal primo scudetto. Un triangolare organizzato dai protagonisti del 1974, guidati da Pino Wilson, capitano di quella squadra e organizzatore dell'evento. Ci saranno Sergio Cragnotti, Roberto Mancini, Alessandro Nesta, Dejan Stankovic e tanti altri giocatori e dirigenti che hanno scritto pagine di storia di questo club e hanno accolto con entusiasmo l’invito per la rimpatriata. Parteciperanno anche alcuni calciatori della Lazio attuale, sicuramente Keita, Ledesma e Radu. Ma le star della serata saranno quelli del '74. Non a caso, anche in questa circostanza, due librI vogliono ricordare quella squadra così folle, atipica, spaccata ed al tempo stesso unità, in pratica, una contraddizione in tutto. "Pistole e Palloni" di Guy Chiappaventi e "12 maggio 1974, le ore della gloria" di Franco Recanatesi.
Nel primo vengono ripercorsi i retroscena non solo calcistici, ma anche sociali di un periodo particolarmente turbolento. La passione per le pistole che contaggia tutti. L'esempio è Avelino Moriggi, il portiere di riserva di Pulici ragazzo serissimo: uno che non giocava mai ma che in allenamento si impegnava se possibile anche più degli altri. Lo fregava il carattere schivo che lo esponeva a scherzi di ferocia inaudita, come quello della pillolina per fare la pipì verde somministratagli a suo insaputa dal ritorno del viaggio di nozze. Eppure, come racconta Felice Pulici, anche lui si presenta con una colt a canna lunga. Armi per tutti, spuntano persino Mitra M-16, fucile per la caccia all'elefante. tanto che una volta a Bergamo il comandante dell'aereo si impunta e fa lasciare tutto a terra. L'armiere, il ragazzo con la pistola, è Sergio Petrelli. Specialista nell'iniziazione, spara con il fucile da caccia senza pallini, ma con rumore e fiammata terrorizzanti. Giacomo La Rosa è quello che se la vede più brutta. Petrellim che tra l'altro è suo amico, gli spara una pallottola nel materasso, tra le gambe. Per il resto è un tiro a segno improvvisato sulla Aurelia, dove c'è l'hotel del ritiro. Una volta una pallottola vacante si conficca nell'armadio di un ragazzo sordomuto ospite in una struttura adiacente.
Anche Martini ha una pistola, ma un giorno ha una specie di presentimento. "Facciamola finita di giocare ai cow boy, che prima o poi succede la cazzata". E la 'cazzata' successe in una gioielleria in un giorno di gennaio del 1977, con la morte assurda, dai contorni peraltro mai definitivamente chiariti, di Luciano Re Cecconi. Dalle pistole alla politica. Martini è anche quello definito più di destra in una squadra di destra. E' lui stesso a rivelare il proprio voto per Almirante, ma contesta l'etichetta di fascista d'assalto che si lancia col paracadute. In generale, l'ex deputato di Alleanza Nazionale rivendica comportamenti 'socialisti' in squadra, come quello di dividere per tutti i componenti della rosa il premio partita, o autotassarsi per aumentare lo stipendio delle componenti più umili del club.
E' anche la squadra dei clan. Quello di Chinaglia e Pulici da una parte, quello di Martini e Re Cecconi dall'altra. Spogliatoi diversi, territorio proibito per gli altri. Il solo Wilson può spogliarsi da una parte e poi stare dall'altra. C'è la famigerata partita del venerdì. Ancora i parastinchi non sono obbligatori, tanto che Mario Facco, attualmente stimato commentarore Rai per la Legapro, non li indossa la domenica, senza però mai dimenticarli nelle tremenda partita in famiglia del venerdì, attesissima anche dai tifosi. A Sion, dopo una eliminazione sfiorata dalla coppa Uefa, c'è una zuffa nel tunnel, vetri rotti ecc. Ma al tempo stesso c'è coesione. La squadra è sotto con il Verona all'intervallo, ma i giocatori dopo un paio di minuti già sono in campo, pronti per una rimonta che puntialmente arriva.
Si arriva così al giorno dello scudetto. "12 maggio 1974, le ore della gloria". Lazio-Foggia 1-0, la partita che vale il primo scudetto della storia biancoazzurra. Questa è la ricostruzione dei tre giorni – vigilia, la partita, la festa – che accompagnano l'impresa. Le ore tese all’hotel Americana: le confessioni, le ansie, le partite a carte, le telefonate ai familiari, la cena in un silenzio inconsueto. La notte insonne: i pensieri, i dialoghi con il compagno di camera. Pulici che legge Sant’Agostino a Petrelli, Chinaglia e Oddi che giocano a scopetta fino all’alba, Nanni che chiede aiuto a Frustalupi. La domenica: la messa solo per sei, le raccomandazioni di Maestrelli. Wilson non tocca cibo. Il pullman verso lo stadio, tutti zitti. L’Olimpico gremito di passione: a Garlaschelli tremano le gambe. La partita col Foggia. Rigore. Re Cecconi a Chinaglia: “Tiraglielo a destra”. L’invasione di campo, la fuga. La Lazio è campione d’Italia! La folle notte al Jackie ‘O e non solo…Franco Recanatesi, che da giornalista seguì passo dopo passo quella storica stagione della Lazio, ha riannodato con tutti i giocatori di allora il filo dei loro ricordi più intimi.
Nel primo vengono ripercorsi i retroscena non solo calcistici, ma anche sociali di un periodo particolarmente turbolento. La passione per le pistole che contaggia tutti. L'esempio è Avelino Moriggi, il portiere di riserva di Pulici ragazzo serissimo: uno che non giocava mai ma che in allenamento si impegnava se possibile anche più degli altri. Lo fregava il carattere schivo che lo esponeva a scherzi di ferocia inaudita, come quello della pillolina per fare la pipì verde somministratagli a suo insaputa dal ritorno del viaggio di nozze. Eppure, come racconta Felice Pulici, anche lui si presenta con una colt a canna lunga. Armi per tutti, spuntano persino Mitra M-16, fucile per la caccia all'elefante. tanto che una volta a Bergamo il comandante dell'aereo si impunta e fa lasciare tutto a terra. L'armiere, il ragazzo con la pistola, è Sergio Petrelli. Specialista nell'iniziazione, spara con il fucile da caccia senza pallini, ma con rumore e fiammata terrorizzanti. Giacomo La Rosa è quello che se la vede più brutta. Petrellim che tra l'altro è suo amico, gli spara una pallottola nel materasso, tra le gambe. Per il resto è un tiro a segno improvvisato sulla Aurelia, dove c'è l'hotel del ritiro. Una volta una pallottola vacante si conficca nell'armadio di un ragazzo sordomuto ospite in una struttura adiacente.
Anche Martini ha una pistola, ma un giorno ha una specie di presentimento. "Facciamola finita di giocare ai cow boy, che prima o poi succede la cazzata". E la 'cazzata' successe in una gioielleria in un giorno di gennaio del 1977, con la morte assurda, dai contorni peraltro mai definitivamente chiariti, di Luciano Re Cecconi. Dalle pistole alla politica. Martini è anche quello definito più di destra in una squadra di destra. E' lui stesso a rivelare il proprio voto per Almirante, ma contesta l'etichetta di fascista d'assalto che si lancia col paracadute. In generale, l'ex deputato di Alleanza Nazionale rivendica comportamenti 'socialisti' in squadra, come quello di dividere per tutti i componenti della rosa il premio partita, o autotassarsi per aumentare lo stipendio delle componenti più umili del club.
E' anche la squadra dei clan. Quello di Chinaglia e Pulici da una parte, quello di Martini e Re Cecconi dall'altra. Spogliatoi diversi, territorio proibito per gli altri. Il solo Wilson può spogliarsi da una parte e poi stare dall'altra. C'è la famigerata partita del venerdì. Ancora i parastinchi non sono obbligatori, tanto che Mario Facco, attualmente stimato commentarore Rai per la Legapro, non li indossa la domenica, senza però mai dimenticarli nelle tremenda partita in famiglia del venerdì, attesissima anche dai tifosi. A Sion, dopo una eliminazione sfiorata dalla coppa Uefa, c'è una zuffa nel tunnel, vetri rotti ecc. Ma al tempo stesso c'è coesione. La squadra è sotto con il Verona all'intervallo, ma i giocatori dopo un paio di minuti già sono in campo, pronti per una rimonta che puntialmente arriva.
Si arriva così al giorno dello scudetto. "12 maggio 1974, le ore della gloria". Lazio-Foggia 1-0, la partita che vale il primo scudetto della storia biancoazzurra. Questa è la ricostruzione dei tre giorni – vigilia, la partita, la festa – che accompagnano l'impresa. Le ore tese all’hotel Americana: le confessioni, le ansie, le partite a carte, le telefonate ai familiari, la cena in un silenzio inconsueto. La notte insonne: i pensieri, i dialoghi con il compagno di camera. Pulici che legge Sant’Agostino a Petrelli, Chinaglia e Oddi che giocano a scopetta fino all’alba, Nanni che chiede aiuto a Frustalupi. La domenica: la messa solo per sei, le raccomandazioni di Maestrelli. Wilson non tocca cibo. Il pullman verso lo stadio, tutti zitti. L’Olimpico gremito di passione: a Garlaschelli tremano le gambe. La partita col Foggia. Rigore. Re Cecconi a Chinaglia: “Tiraglielo a destra”. L’invasione di campo, la fuga. La Lazio è campione d’Italia! La folle notte al Jackie ‘O e non solo…Franco Recanatesi, che da giornalista seguì passo dopo passo quella storica stagione della Lazio, ha riannodato con tutti i giocatori di allora il filo dei loro ricordi più intimi.