La storia

"Nel nome del rugby", la palla ovale
secondo Mauro Bergamasco

Un libro, scritto da Francesca Boccaletto (fatto raro per questo sport) racconta la storia del più grande dei due fratelli, che confessa gioie, dolori, incertezze e desideri. E un sogno: "Ho 35 anni, ma voglio la Coppa del mondo 2015"
di MASSIMO CALANDRI

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ROMA - Avevano dieci anni e indossavano entrambi un body attillato da ginnastica artistica. Il bambino coi riccioloni era Mauro Bergamasco, il guerriero dell'Italrugby, una vita ovale: mille battaglie e neppure un passo indietro, placcaggi e cicatrici, il sogno di non togliersi la maglia numero 7, mai, "perché la prossima stagione ci sono i Mondiali e per me sarebbe la quinta volta". La biondina magra era Francesca Boccaletto, figlia di un pilone antico - Lucio detto 'Bocca', 13 maglie azzurre, capitano dei Dogi -, oggi giornalista e autrice di un libro ("Nel nome del rugby", Infinito) che racconta la storia di quel bambino col body, destinato a diventare un campione però stringendo una palla ovale tra le mani. Un emozionante racconto scritto da due piccoli, grandi amici, in cui Bergamauro - 35 anni, il più vecchio dei due fratelli veneti - confessa le proprie gioie, i dolori, le incertezze, i desideri. "Voglio la Coppa del Mondo del 2015, in Inghilterra. Lo so che sarà dura, ma sono abituato alle sfide. Alla pressione. E comunque vada, se avrò dato il massimo e lavorato bene ne sarà valsa la pena".

"Volevo solo fare un bel viaggio". Il suo nome compare anche tra i trenta azzurri appena selezionati dal ct Jacques Brunel per il tour di giugno nel Pacifico. Sono vent'anni che Mauro corre felice inseguendo una palla piena di vento, prima a Selvazzano nella squadra allenata da papà Arturo, poi Petrarca, Benetton, una lunga parentesi parigina con lo Stade Français, gli Aironi e ora Parma con la franchigia federale. Il rapporto con il genitore, anche lui grande campione e azzurro di rugby e con il fratello Mirco. L'esordio in Nazionale con Georges Coste, due mete all'Olanda, la prima volta a Twickenham in Coppa del Mondo contro Jonny Wilkinson e un inglese che gli rompe le costole tanto per fargli capire com'è difficile affrontare i più grandi. "Sì, ho fatto molte belle esperienze. Apertura e poi terza linea a Padova, il salto di qualità a Treviso, la voglia di andare all'estero e i consigli di Dominguez e Munari, poi Parigi con mio fratello: volevamo solo fare un bel viaggio".

Un diario segreto. La prefazione del libro è di Arturo Bergamasco, il padre. La postfazione di Georges Coste, l'ex ct che in campo è stato come un papà per lui e per quella magica generazione che ha trascinato l'Italia nel Sei Nazioni. In mezzo c'è Francesca che chiede, Mauro risponde: e i due bambini diventano adulti insieme. Tre mete da ricordare, tutte a Edimburgo: con la Nazionale, nel 2003 e nel 2007, autentici capolavori, una volta con la maglia dello Stade Français. Il coraggio, la paura, i sacrifici. E un segreto: "Prima di una partita, c'è chi per scaricare la tensione ascolta musica. Chi preferisce leggere. Io scrivo. Impressioni, pensieri buttati là. Scarico la mente. Sono dieci anni che lo faccio. Un diario, più o meno. Magari un giorno raccolgo tutti gli appunti, chissà". Il rugby e la ricerca della felicità. "Che è fatta di equilibrio, serenità, affetti. E non può essere conquistata affannandosi, non possiamo rincorrerla se ci sfugge. A un certo punto arriva, bussa alla tua porta senza essere stata invitata".