ROMA - E' cresciuto, il piccolo predatore che ama la musica ed il ballo in acqua. Ora ha 18 anni e fa paura (agonistica) alle sincronette italiane. Giorgio Minisini è appena diventato maggiorenne ma ha già una lunga storia da raccontare, un percorso che è un messaggio sociale e di vita. Un esempio.
Diciamolo subito: perché il sincronizzato?
"Volevo che la gente capisse. E per dare valore ad uno sport che si conosce poco".
E s'arrabbia se la chiamano sirenetto...
"Perché non faccio concorsi di bellezza. Nel fare nuoto sincronizzato, a volte, sei talmente cotto dalla stanchezza che sorridi per non piangere. Senza gli occhialetti, in acqua, impazzisci. All'ultima vasca vedi le luci: devi essere un barracuda, un predatore per resistere".
Il sincro resta però uno sport femminile per definizione
"Su questo argomento ho avuto discussioni, sono venuto anche alle mani, ho fatto a botte".
Gli insulti ci sono stati?
"Perché certe persone giudicano prima di vedere. Ma sono episodi vecchi, di quando avevo dieci/undici anni. Fortunatamente non ne sono più capitati".
A undici anni era già un veterano
"Ho iniziato che avevo sei anni, ma forse già a quattro".
Figlio d'arte
"Sì, ma mamma e papà non c'entrano: la scelta è stata mia".
C'era anche il taekwondo
"Vero, e mi piaceva. Ma stare in acqua è qualcosa di unico per me, ed ha prevalso".
Qualche problema di spogliatoio l'avrà pur avuto
"Beh, qualche volta ho aperto la porta pensando di essere solo e non lo ero: immaginate gli urletti e le grida, ma niente di che. In fondo ero il figlio di tutte".
Può dire di conoscere bene le ragazze.
"Ah, ah, le ragazze: parlano di cose incredibili e, anche di fronte ad argomenti scottanti o imbarazzanti, non mi hanno mai escluso".
Nel sincro è arrivato anche l'amore.
"Eleonora... si allenava con mia sorella, poi sono cresciuto e...".
E ora le batte, le ragazze
"All'inizio già vincevo, poi a undici anni loro erano più sviluppate di me, e io non m'allenavo. Ho dovuto impegnarmi".
Come?
"Con la tecnica. Espressività facciale, interpretazione musicale, punte dei piedi, ginocchia...".
Ma potrà mai competere con la grazia femminile?
"E chi ci pensa? Non voglio essere come loro, non le inseguo. Le ragazze cercano la leggiadria, i movimenti lenti e fluidi. Io cerco potenza, velocità, bellezza".
Bellezza?
"Esatto, bellezza. Loro sono brave nel cercare l'occhiata del giudice maschio. Ora questo riesco a farlo anch'io: avere la forza di sostenere lo sguardo".
Per lei non c'è stata solo la fatica agonistica, ma anche quella sociale
"Gli altri non mi hanno mai influenzato. I dubbi li ho avuti quando non ottenevo risultati. Ma sono stati solo pensieri passeggeri".
E oggi vince medaglie e firma autografi
"Il bronzo di categoria con il mio club, l'Olgiata. E gli autografi, una cosa incredibile per come la vedo io, per come sono io".
Le è stata recapitata anche una certa lettera...
"Gli americani mi hanno invitato: vogliono che mi esibisca ai loro campionati. Qualcuno, dall'altra parte del mondo, s'è accorto di me".
Rivedrà Bill May, il pioniere del sincro maschile.
"L'ho già conosciuto, è il mio ispiratore".
Però Olimpiadi e Mondiali restano il grande rimpianto.
"Sono vietate agli uomini per legge, è giusto io mi chiedo? Ad ogni modo non cambierei nulla".
Questo è l'oggi: e il futuro?
"Il sogno sarebbe lavorare nel Cirque du Soleil".
Spettacolo e sport insieme
"Esatto, ma è quasi impossibile se non ti convocano loro. Ma sognare non costa nulla, vero?".
Diciamolo subito: perché il sincronizzato?
"Volevo che la gente capisse. E per dare valore ad uno sport che si conosce poco".
E s'arrabbia se la chiamano sirenetto...
"Perché non faccio concorsi di bellezza. Nel fare nuoto sincronizzato, a volte, sei talmente cotto dalla stanchezza che sorridi per non piangere. Senza gli occhialetti, in acqua, impazzisci. All'ultima vasca vedi le luci: devi essere un barracuda, un predatore per resistere".
Il sincro resta però uno sport femminile per definizione
"Su questo argomento ho avuto discussioni, sono venuto anche alle mani, ho fatto a botte".
Gli insulti ci sono stati?
"Perché certe persone giudicano prima di vedere. Ma sono episodi vecchi, di quando avevo dieci/undici anni. Fortunatamente non ne sono più capitati".
A undici anni era già un veterano
"Ho iniziato che avevo sei anni, ma forse già a quattro".
Figlio d'arte
"Sì, ma mamma e papà non c'entrano: la scelta è stata mia".
C'era anche il taekwondo
"Vero, e mi piaceva. Ma stare in acqua è qualcosa di unico per me, ed ha prevalso".
Qualche problema di spogliatoio l'avrà pur avuto
"Beh, qualche volta ho aperto la porta pensando di essere solo e non lo ero: immaginate gli urletti e le grida, ma niente di che. In fondo ero il figlio di tutte".
Può dire di conoscere bene le ragazze.
"Ah, ah, le ragazze: parlano di cose incredibili e, anche di fronte ad argomenti scottanti o imbarazzanti, non mi hanno mai escluso".
Nel sincro è arrivato anche l'amore.
"Eleonora... si allenava con mia sorella, poi sono cresciuto e...".
E ora le batte, le ragazze
"All'inizio già vincevo, poi a undici anni loro erano più sviluppate di me, e io non m'allenavo. Ho dovuto impegnarmi".
Come?
"Con la tecnica. Espressività facciale, interpretazione musicale, punte dei piedi, ginocchia...".
Ma potrà mai competere con la grazia femminile?
"E chi ci pensa? Non voglio essere come loro, non le inseguo. Le ragazze cercano la leggiadria, i movimenti lenti e fluidi. Io cerco potenza, velocità, bellezza".
Bellezza?
"Esatto, bellezza. Loro sono brave nel cercare l'occhiata del giudice maschio. Ora questo riesco a farlo anch'io: avere la forza di sostenere lo sguardo".
Per lei non c'è stata solo la fatica agonistica, ma anche quella sociale
"Gli altri non mi hanno mai influenzato. I dubbi li ho avuti quando non ottenevo risultati. Ma sono stati solo pensieri passeggeri".
E oggi vince medaglie e firma autografi
"Il bronzo di categoria con il mio club, l'Olgiata. E gli autografi, una cosa incredibile per come la vedo io, per come sono io".
Le è stata recapitata anche una certa lettera...
"Gli americani mi hanno invitato: vogliono che mi esibisca ai loro campionati. Qualcuno, dall'altra parte del mondo, s'è accorto di me".
Rivedrà Bill May, il pioniere del sincro maschile.
"L'ho già conosciuto, è il mio ispiratore".
Però Olimpiadi e Mondiali restano il grande rimpianto.
"Sono vietate agli uomini per legge, è giusto io mi chiedo? Ad ogni modo non cambierei nulla".
Questo è l'oggi: e il futuro?
"Il sogno sarebbe lavorare nel Cirque du Soleil".
Spettacolo e sport insieme
"Esatto, ma è quasi impossibile se non ti convocano loro. Ma sognare non costa nulla, vero?".