La storia

"Finché vivrò": un romanzo d'amore
per la Viola e per il calcio

Andrea Bianchi e Stefano Cappellini hanno scritto a quattro mani il "Manuale di chi tifa Fiorentina": non è solo tifo ma fede e devozione pura. Un libro che si può leggere come un romanzo d'amore, di ossessioni e di tradimenti: non si spiega altrimenti la rimozione di Roberto Baggio
di ENRICO BORELLINI

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Certo, che la mamma e il papà di Andrea Bianchi e Stefano Cappellini, non devono aver voluto granché bene ai loro pargoli. Altrimenti non avrebbero permesso che i due bimbi si innamorassero della Fiorentina. Condannati a una vita di stenti sportivi, povera di successi, piena di sofferenze, delusioni sicure e magre soddisfazioni. O forse erano genitori di sinistra, per cui la libertà veniva prima di tutto, anche nella scelta della squadra per cui tifare. O semplicemente genitori lungimiranti che volevano far vedere ai figli che la vita è fatta di tante delusioni e poche soddisfazioni. Genitori insomma che volevano che i figli venissero su con la mangiatoia alta.

Quello di Bianchi e Cappellini per la Fiorentina, non è tifo, ma fede, amore viscerale, devozione pura. Un qualcosa di trascendentale, mistico ed estatico allo stesso tempo, che "Finchévivrò, il manuale di chi tifa Fiorentina", titolo del libro che hanno scritto a quattro mani, ben rappresenta. Una fede che traspare in ognuna delle 89 pagine dell'agile libello edito da Fandango in libreria da qualche giorno a 5 euro e 90.

Il libro, non è solo per tifosi o addetti ai lavori. E soprattutto non è solo per tifosi viola, anzi, della Viola: è un libro per chi guarda al calcio anche distrattamente, magari come rumore di fondo domenicale che attraversa tutte le trasmissioni televisive da cui non ci si può astenere nemmeno volendo. E lo si può leggere come un romanzo, un romanzo d'amore.

Ma come tutti gli amori, ricco anche di odi e di ossessioni. Per la Juve sopra a tutto. Un astio che fa rimuovere da questo romanzo d'amore, un campione come Roberto Baggio, pressoché ignorato nel libro, che lo esclude dalla classifica dei Top 11 viola di tutti i tempi. Un sacrilegio verrebbe da dire. Ma del resto, Firenze, non ha mai perdonato al Divin Codino, il passaggio ai bianconeri, classificandolo come un tradimento. Che Bianchi e Cappellini liquidano nel libro con uno sprezzante "è finita una poesia ed è cominciata una carriera".

Chi invece non ha mai tradito è stato Giancarlo Antognoni, gratificato di un capitolo e di tante attenzioni. Per lui si scomoda l'epica di Eduardo Galeano e di Gianni Mura, di Gianni Brera e di Giovanni Arpino e di tutti i cantori delle gesta del putto fiorentino. Fino a ricordarne la quasi morte sul campo ed esaltarne la fedeltà ai colori. Mai vacillata, nemmeno di fronte a una sontuosa offerta dei giallorossi con incluso attico e affaccio su Trinità dei Monti, tentazione  per la moglie romana del campione. Che seppe dire di no in nome della fede e dell'amore alla Viola.