La storia

Cazenave più forte della sfortuna
"Ho pianto, sono ancora un rugbista"

Lo scorso anno il francese perse un occhio, la federazione di rugby francese non concesse il nulla osta per giocare, sarebbe stato il regista dei bleu. Lui però non se è perso d'animo, con occhiali speciali ha provato con i dilettanti di Reggio Emilia e domenica è tornato in campo: "Ero molto concentrato, non ho mai avuto paura"
di MASSIMO CALANDRI

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Ad agosto, ad un anno dal drammatico incidente in cui aveva perso l'uso dell'occhio sinistro, Florian Cazenave raccontava a Repubblica la sua storia caparbia e commovente: mediano di mischia del prestigioso Perpignan e futuro regista della nazionale francese di rugby, bocciato dalla Federazione transalpina che dopo le dimissioni dall'ospedale gli aveva rifiutato il nulla osta, pur di tornare a giocare aveva bussato alla porta dei dilettanti di Reggio Emilia, serie A italiana. Dalle cattedrali ovali alle zuffe nel fango con gli amatori veri, dai mondiali inglesi ai terzi tempi con birre e salamelle. Indossando un paio di occhiali speciali e tanto coraggio. "Voglio dimostrare che a 24 anni sono ancora un atleta. Tornare al grande rugby. In Francia o in Italia, è lo stesso". Florian è stato di parola. Qualche giorno fa è sceso in campo con la maglia rossonera del Reggio Emilia contro Viadana, ultima amichevole prima del campionato che parte domenica. Sì, è ancora un atleta vero. Un rugbista.

"Ma un minuto prima di lasciare gli spogliatoi ed entrare in campo, sono scoppiato a piangere", confessa. "Lacrime di gioia. E qualcosa che non so spiegare. E' stata veramente dura. In un secondo, ho ripensato a tutto quello che mi è successo in quest'ultimo anno. Al fatto che non tornerò più a giocare in Francia. Singhiozzavo". Poi però, è stato solo rugby. "Ero molto concentrato. Non ho mai avuto paura. Il primo tempo ho cercato di restare calmo. Di 'osservare' il gioco. Osservare: strana parola, vero?". Nella ripresa, la svolta. "Ho deciso di andare a contatto. Nessun problema con i goggles glass: sui placcaggi, sulle ruck, gli occhiali battevano sui corpi dei miei avversari ma io nemmeno me ne accorgevo. La sola cosa strana è che mi devo abituare a portare il caschetto di protezione. Ma sono già due settimane che mi alleno con quella roba addosso, non è complicato".

Un'estate fa, il più stupido degli incidenti: la festa del paese, gli amici che si siedono a tavola, uno gli passa la sedia dall'alto mentre lui si volta di scatto e si ferisce con uno spigolo, proprio al centro dell'orbita. "Non mi sono mai arreso, nemmeno quando la Federazione francese mi ha detto che avevo chiuso per sempre. Sapevo che in Italia gli occhiali speciali sono permessi, c'è già un rugbista che li usa (l'irlandese Ian McKinley, n. d. r.)". Jacques Brunel, ct degli azzurri e suo vecchio allenatore, ha fatto da tramite con la società emiliana. "Mi sono trovato benissimo subito, un ambiente fantastico". E l'altro giorno, che emozione. "In questi mesi ho fatto degli esercizi speciali per allargare il mio campo visivo, e sta funzionando. Prima seguivo l'istinto, adesso devo ragionare ed anticipare le scelte. Forse non è più il mio rugby di prima, ma è sempre rugby: e io non voglio altro, dalla vita".