La storia

Tra ring e privato, Alì icona di un'epoca

E' di Nancy Hajeski il libro ufficiale (Edizioni Ultra) sullo sportivo più famoso di tutti i tempi. Una lettura alternativa del fuoriclasse: non solo boxe, ma anche aneddoti, frasi storiche, tante immagini private ed altre relative sulla battaglia per i diritti civili dei neri d'America LE FOTO
di LUIGI PANELLA

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Un viaggio suggestivo attraverso il più grande tra i grandi. Frasi celebri, aneddoti e soprattutto foto che testimoniano come per Muhammad Alì la boxe, di cui è stato fuoriclasse assoluto, sia paradossalmente stata solo una delle innumerevoli sfaccettature. Di lui si è detto e scritto di tutto, ma Nancy Hajeski, giornalista del 'New York Times', è riuscita a trovare una ulteriore chiave di lettura nel libro ufficiale (Edizioni Ultra) che porta il nome del pugile - probabilmente dello sportivo - più famoso della storia.

Testimonianze dirette e frasi celebri tracciano un profilo dell'uomo che, esponendosi sempre in prima fila, è andato ben al di là dello sport, diventando l'autentica icona dei neri d'America. Sul ring la storia dei pesi massimi l'hanno cambiata in tanti. Si può anche riavvolgere il nastro fino al primo campione nero, il mitico Jack Johnson che sfidava i bianchi e il loro conformismo nei primi anni del Novecento. L'ha cambiata Joe Louis, "The Black Bomber", 25 difese del titolo, record imbattuto e solo avvicinato alla lontana (è a quota 17) dal campione attuale, Vladimir Klitschko. Ma nessuno sportivo ha inciso sulla società come Muhammad Alì, nessuno si è preso come lui sulle spalle le esigenze, la voglia di diritti civili della propria gente come ha fatto lui.
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Nel libro tante frasi di Alì, ma anche dei suoi avversari. Una è di Archie Moore, la vecchia mangusta. Un Alì spaccone, prima di un incontro oggettivamente improponibile (Moore era troppo avanti con l'età) fece la promessa -mantenuta- di metterlo giù al quarto round. "A dire il vero il ragazzo avrebbe bisogno di una sculacciata, ma non ho idea di chi potrebbe dargliela", commentò lo sconfitto. Un'altra è di Brian London, che nell'agosto del 1966 lanciò l'assalto al titolo mondiale, respinto con perdite per ko al terzo round. Con humour tutto britannico, ironizzò sull'eventualità di un nuovo incontro: "Mi piacebbe una rivincita, ma solo se Alì si mettesse un peso di 50 libbre ad ogni caviglia", tanto per sottolineare l'impressionante velocità di esecuzione del campione. 

E poi ancora. L'Alì personaggio pubblico, che riceve regali da Elvis Presley (di cui indossa una vestaglia) o presenzia ad avvenimenti di beneficenza con Jacqueline Kennedy-Onassis. L'Alì padre, che corre dietro alla carrozzine delle figlie e trasforma i pugni in velluto quando dà il biberon alla figlioletta. Tutto sempre con un ring sullo sfondo. L'Alì deluso dopo la sconfitta con Frazier, quello con la mascella fratturata da Ken Norton: l'ex marines che piega il renitente alla leva in un match che sembrava avere significati simboinquietanti per la carriera del fuoriclasse. L'Alì trionfante nel matchj con Foreman, in quella che sembrava un'impresa impossibile, per storia personale, età e tipologia dei contendenti. Il match combattuto in Africa grazie alla geniale idea di un organizzatore al suo prima grande evento, Don Kiing. Un tipo pragmatico l'uomo dai capelli elettrici, che più che ai diritti dei neri pensava ai quattrini senza nascondersi più di tanto: "Martin Luther King ci ha portato sulla vetta della montagna, io voglio che andiamo in banca..."