La storia

In Francia c'è il 'miracolo' Guingamp: un paesino che vuole conquistare l'Europa

Con  7.300 abitanti, in Bretagna, è la più piccola realtà rimasta nelle competizioni europee. Si gioca gli ottavi contro la Dinamo Kiev. Ha un budget 20 volte inferiore a quello del Psg
di ENRICO SISTI

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Un paesino di 7.300 abitanti (meno di quanti dichiarati ambiziosamente sul web: addirittura più di 8.000!) del dipartimento della Côtes-d'Armor, in Bretagna, una basilica di Notre-Dame col campanile a punta, un fascio di salite, vicoli, mura antiche, tre castelli a incorniciare il minimo disegno urbano, uno stadio con 18 mila posti, che è un po' come se Roma avesse uno stadio capace di contenere 9 milioni di persone, una squadra di calcio che a tratti fa sognare, un'amministrazione virtuosa. E' il Guingamp, nella parte sinistra della classifica di Ligue 1, la più ridotta manifestazione geografica, economica (il budget più basso del continente, a livello di massime serie, con 25 milioni di euro, circa venti volte più basso di quello del Paris Saint-Gemain) e sportiva rimasta a competere in Europa (giovedì sera il ritorno contro la Dinamo Kiev in Europa League dopo la vittoria per 2-1 dell'andata).

"E' veramente una realtà ferma, per fortuna, a una dimensione umana, è come nessuno riuscisse a togliergli di dosso le ragnatele del passato", raccontava qualche mese fa Didier Drogba, che a Guingamp è passato di corsa (nello stesso periodo di Malouda) lasciando tuttavia il segno nella stagione 2002-2003 (20 gol), prima di prendere il volo per l'Olympique Marsiglia. Ha ragione Drogba, che al Guingamp ricordano con affetto e qualcuno, andando alla partita, ancora si vanta, come accade anche per Jean-Pierre Papin, di aver irrobustito la fibra di un campione vero. In paese si sentono come gli Asterix del pallone: su una parete dello stadio il personaggio è ricordato da un disegno che non si presta a interpretazionIi: non passa lo straniero e non passeranno le esasperazione del calcio moderno. La virtuosa traccia finanziaria del club (che per esteso è En Avant de Guingamp) conta su 85 azionisti che come recita una maglietta ostentata dai tifosi ("siamo orgogliosi di essere contadini") appartengono al paese, sono tutti piccoli impresari di zona dove per zona s'intende un cerchio con un diametro non superiore ai 50 chilometri: nessuno di loro possiede più del 3% del pacchetto. Sono loro che garantiscono il 70% delle entrate della società: "Non abbiamo emiri, non abbiamo russi, né thailandesi, né cinesi", racconta il presidente del Guingamp Bertrand Desplat, "noi siamo soltanto piccola gente bretone". L'unione, più che mai in questo caso, fa la forza: "Prendi ottantacinque piccole aziende e hai in mano qualcosa di potente, anche se la misura di questa potenza non serve a calcolare il peso specifico di Real Madrid o Manchester United".

Come per miracolo, un paese di meno di 8 mila anime, fra cui  molti anziani e bambini al di sotto dei tre anni, riesce ogni volta a riempire la quasi totalità delle tribune del Roudourou: lo scorso anno la media spettatori è stata di 15 mila persone, quest'anno un filo sotto, ma sono dettagli, dipende se la signora che vende il latte alla fine di Rue Montbareil ha voglia di portare il figlio a divertirsi, se all'idraulico Forandeu è passata la febbre, se i signori Blossat sono liberi da impegni: 10.500 gli abbonati, vengono dai paesi vicini, dai villaggi, dalle zone portuali dei dintorni: "La gente magari non va più in chiesa, ma allo stadio sì", prosegue Desplat. Per ora il risultato è: "Roudourou 1, chiese 0".

I salari dei calciatori del Guingamp, vincitori lo scorso anno della loro seconda Coppa di Francia (la prima nel 2009), non sono tali da rientrare nella super tassa del governo Hollande sugli stipendi d'oro (oltre un milione di euro). Una delle abilità del club, il cui unico trofeo internazionale è l'Intertoto del '96, sta nel vendere i propri talenti senza impoverire l'impianto. Storicamente è stata questa la chiave di volta. Soltanto nel caso di Vincent Candela, l'allora dirigenza fece blocco per evitare l'aspirazione del giocatore a un trasferimento importante: "Fu un braccio di ferro", ricorda l'ex romanista. L'affare fu gestito dall'allora ds giallorosso Giorgio Perinetti. Franco Sensi tirò fuori quattro miliardi e soltanto una volta informati della cifra i francesi accettarono di cedere il loro gioiello, il primo calciatore del Guingamp a finire in nazionale: "Litigavo sempre con l'allenatore (Rouxel, ndr) ma il più delle volte era colpa mia", ricorda Candela. Siccome non credevano che i soldi sarebbero arrivati, in due tranche come da accordi, aspettarono che i primi due miliardi fossero in banca: "Erano sospettosi". Adesso le trattative si stanno concentrando su Claudio Beauvue, il capocannoniere di stagione, acquistato per 300 mila euro nel 2013 dal Chateauroux, una squadra di Ligue 2: "Per noi 300 mila euro sono già una bella cifra, non sono tirchio ma vorrei che i nostri giocatori venissero a costo zero direttamente dalle giovanili". Gli osservatori dell'Arsenal, del Newcastle e dell'Everton gironzolano intorno al 27enne della Guadalupa ed è probabile che partirà per non meno di 10 milioni. E non mancano le stramberie. Eccone una di Desplat: "Ai miei allenatori (compreso l'attuale Gourvennec, ndr) dico: non so se posso comprarvi un equipaggiamento degno della Ligue 1". Poi il presidente bizzarro e felice aggiunge: "Se avete mai incontrato Wayne Rooney fategli sapere da parte mia che vorrei che chiudesse la carriera da noi, anche a 45 anni, in qualunque ruolo". Perché? "Semplice, perché ha il carattere dei ciclisti delle nostre parti, a cominciare da Hinault (originario di Yffiniac, a un tiro di schioppo da Guingamp, ndr): cattivo, generoso, combattente". Può sempre mandargli una mail. No, forse costa troppo.