"Sono felicissimo e nessuno è più contento di me in questi momenti". Daniel Leone, 22 anni a giugno, non sta nella pelle dopo essere tornato sui campi di allenamento con la sua Reggina sei mesi dopo la rimozione di un tumore alla testa. La storia, sofferta, del giovanissimo portiere trova il suo gioioso epilogo lo scorso marzo, quando Daniel, accompagnato dai genitori, va a visitarsi dal dottor Giuseppe Capua, dirigente federale e direttore del centro di traumatologia e medicina dello sport del San Camillo di Roma per ottenere l'autorizzazione a riprendere gli allenamenti. Era vissuto sul confine della vita da quella maledetta domenica di ottobre, dopo la gara col Matera: il campanello di allarme destato da un repentino mal di testa, la visita all'ospedale cittadino, una tac di controllo e il verdetto sinistro con il riscontro di un tumore vicino il cervello. Momenti difficili con l'intervento chirurgico all'ospedale di Reggio Calabria, dove è rimasto ricoverato per circa una settimana.
Il periodo successivo Daniel l'ha trascorso a fare la chemioterapia. Quindi è arrivato al San Camillo: "Lo sport è una finestra per riconciliarsi con la vita - dice il dottor Capua - in questi momenti lo sta salvando. Pensate nel momento di maggior sconforto il ragazzo si è preoccupato del male che poteva arrecare ai suoi genitori". Terminato il controllo, Il Dottor Capua gli ha stretto la mano, liberandolo da un incubo in cui era piombato per uscirne come dice il protagonista "piano piano". E tutto si fa lentamente, come la gavetta che mai gli era sembrata così dura e difficile da affrontare anche se "adesso sarò un altro Leone, dopo quello che ho passato sarà più difficile per gli altri tornare a prendermi", confida digrignando i denti. Ha già ricominciato a riprendere confidenza con le pedalate della bicicletta in palestra e gli esercizi a cui il suo fisico si sottopone quotidianamente. Ricorda perfettamente l'esempio del giocatore del Barcellona Eric Abidal, ma Daniel non vuol tornare solo a giocare, desidera continuare ad alimentare il sogno che a 12 anni lo ha spinto ad arrivare sino a Teramo da Napoli per allenarsi tra gli allievi regionali con l'intenzione di trasformarsi in un airone tra i pali.
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La solita trafila nelle giovanili della Reggina, con le panchine anche in serie B, le partite in C col Pontedera e la Torres poi il ritorno nella squadra che più lo ha seguito, la Reggina. "Per me la gavetta non è mai stata così dura" ripete Daniel all'infinito e mai più dolce è stato il ritorno in campo. Nello spogliatoio i suoi compagni lo hanno accolto con un sorriso e lui fieramente conserva quel ricordo nel cuore: "Nonostante la situazione di classifica sono riuscito a portare allegria". I genitori hanno lasciato la casa di Napoli per accudire il figlio e ora visti i risultati tutti sono molto più sereni. "Se stanno tranquilli loro anche io mi sento più calmo", confessa Leone. Un altro ragazzo rispetto a quello di qualche mese fa, più maturo e consapevole che il campo di gioco gli è improvvisamente diventato alleato per un trampolino di lancio dedicato alle future promozioni.
Il periodo successivo Daniel l'ha trascorso a fare la chemioterapia. Quindi è arrivato al San Camillo: "Lo sport è una finestra per riconciliarsi con la vita - dice il dottor Capua - in questi momenti lo sta salvando. Pensate nel momento di maggior sconforto il ragazzo si è preoccupato del male che poteva arrecare ai suoi genitori". Terminato il controllo, Il Dottor Capua gli ha stretto la mano, liberandolo da un incubo in cui era piombato per uscirne come dice il protagonista "piano piano". E tutto si fa lentamente, come la gavetta che mai gli era sembrata così dura e difficile da affrontare anche se "adesso sarò un altro Leone, dopo quello che ho passato sarà più difficile per gli altri tornare a prendermi", confida digrignando i denti. Ha già ricominciato a riprendere confidenza con le pedalate della bicicletta in palestra e gli esercizi a cui il suo fisico si sottopone quotidianamente. Ricorda perfettamente l'esempio del giocatore del Barcellona Eric Abidal, ma Daniel non vuol tornare solo a giocare, desidera continuare ad alimentare il sogno che a 12 anni lo ha spinto ad arrivare sino a Teramo da Napoli per allenarsi tra gli allievi regionali con l'intenzione di trasformarsi in un airone tra i pali.
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La solita trafila nelle giovanili della Reggina, con le panchine anche in serie B, le partite in C col Pontedera e la Torres poi il ritorno nella squadra che più lo ha seguito, la Reggina. "Per me la gavetta non è mai stata così dura" ripete Daniel all'infinito e mai più dolce è stato il ritorno in campo. Nello spogliatoio i suoi compagni lo hanno accolto con un sorriso e lui fieramente conserva quel ricordo nel cuore: "Nonostante la situazione di classifica sono riuscito a portare allegria". I genitori hanno lasciato la casa di Napoli per accudire il figlio e ora visti i risultati tutti sono molto più sereni. "Se stanno tranquilli loro anche io mi sento più calmo", confessa Leone. Un altro ragazzo rispetto a quello di qualche mese fa, più maturo e consapevole che il campo di gioco gli è improvvisamente diventato alleato per un trampolino di lancio dedicato alle future promozioni.