Staffette, atletica, due parole che unite, ogni tanto, per alcuni minuti o secondi, cambiano lo scenario: lo sport individuale improvvisamente si trasforma in uno sport di squadra. Ce ne sono tante, di tutte le distanze, per tutti i gusti e talenti (ci sono anche le staffette di mezzofondo e fondo). Sabato 2 e domenica 3 maggio, a Nassau, Bahamas, si terrà la seconda edizione delle Iaaf World Relays, una sorta di campionato mondiale di staffette veloci separato dai veri e propri mondiali di atletica, durante il quale si corrono soltanto le distanze classiche, la 4x100 (il giro) e la 4x400 (il miglio). A Nassau si corre anche altro: la 4x200 e la 4x800 (programma più magro rispetto a quello dello scorso anno, quando venne inserita anche la 4x1500). Si gareggerà nella notte italiana di sabato e in quella di domenica: iscritti 669 atleti di 43 Paesi, e in palio c'è un montepremi complessivo di 1 milione e 400mila dollari, oltre alla qualificazione diretta ai Giochi Olimpici di Rio 2016 per i primi otto team classificati di 4x100 e 4x400.
"E' una rogna, bisogna accettare l'idea di mettere d'accordo e far convivere quattro egoisti", spiegava con una frase a effetto, ma non troppo lontana dalla realtà, Carlo Vittori, che ai suoi tempi doveva gestire le turbolenze affettuose (non sempre affettuose per la verità) che legavano e allontanavano Pietro Mennea dai suoi compagni di lavoro. Parlare di staffette è soprattutto parlare di 4x100, la più famosa e spettacolare di tutte. Per sua natura lo sprinter è esattamente ciò che descriveva Vittori, è uno che pensa (che deve pensare!) soltanto a se stesso, che deve correre senza preoccuparsi di chi gli sta accanto, senza farsi condizionare dai movimenti dell'altro, dalla partenza dai blocchi in avanti, è uno che vive una vita prestativa spesso brevissima (pensate a quanto dura un 60 metri!) in cui è sufficiente una distrazione minima, valutabile in millesimi di secondo, un appoggio appena più laterale, valutabile in millimetri, così come l'altezza del bacino da terra (il cosiddetto "carrello"), per scombinare tutto e alterare un risultato. Nella staffetta le distrazioni si moltiplicano e si fondono. L'obiettivo di una staffetta è azzerare le distrazioni, in un certo senso è accorciare la pista. Il sogno della 4x100 di ogni nazione che si presenta a una gara importante (o società affiliata a una qualsiasi federazione che si presenta ai suoi campionati) è un fluire costante del "testimone" di mano in mano, è come immaginare un uomo solo che si esprime attraverso quattro frazionisti: quest'uomo diviso in quattro è la quaternità dell'atletica, una specie di figura mistica che i tecnici delle staffette inseguono, cercando di comporre, ricostruire, perché esiste sempre la possibilità di migliorare il cambio da un frazionista all'altro, c'è sempre occasione di passare il testimone (in inglese si chiama, rudemente "baton") al massimo della velocità per chi sta dietro e al massimo dell'accelerazione per chi sta davanti. Il tutto in uno spazio predeterminato, segnato e ben visibile sulla pista mediate una linea gialla, inconfondibile (se il passaggio avviene oltre la staffetta è squalificata).
La 4x100 è il fascino dell'armonia, quattro solisti che non sono chiamati a effettuare dei controcanti, ma eseguire quattro assoli come se fosse uno, immaginate le chitarre di Mark Knopfler, David Gilmour, Carlos Santana e Eric Clapton eseguire un unico pezzo dandosi il cambio, come se una fosse l'emanazione dell'altra. Per correre una 4x100 al top, creare la quaternità, esprimere la massima velocità di punta, accorciare al massimo i tempi di cambio, non farsi condizionare dalla bassa capacità di controllo visivo (secondo, terzo e quarto frazionista assistono a quanto gli succede dietro a testa in giù e spesso con qualche atleta avversario nel proprio campo visivo) e approdare in allenamento all'automatizzazione del gesto (dei tre passaggi di testimone).
Restiamo alla 4x100 (a Nassau ci sarà anche Bolt fra gli atleti giamaicani nella 4x100 e nella 4x200): "La magia della staffetta è la capacità di un atleta di restare concentrato e prestativo anche senza correre, anche quando non tocca ancora a lui. La concentrazione degli atleti è fondamentale, l'aspetto emotivo decisivo", spiega Loren Seagrave, il coach americano che da qualche mese è diventato il consulente del settore sprint dell'atletica azzurra (che supervisiona con incontri periodici in Florida). "Direi quasi che 4x100 chieda ogni volta al velocista di esprimere una virtù che non rientra nel programma psicologico della sua disciplina e della sua cultura agonistica: la pazienza. Pensate ai secondi, terzi e quarti frazionisti di una 4x100. La gara è iniziata, non c'è dubbio, loro sono già in gara ma sono ancora fermi, anzi debbono restare fermi finché il compagno che li precede non giunge ad un punto stabilito della corsia". Pazienza. Pazienza ed esplosione. Un arnese insolito, uno consueto.
I velocisti azzurri di Seagrave, coordinati in Italia da Giorgio Frinolli e Riccardo Pisani, saranno in gara nelle due 4x100 (maschile e femminile), nella 4x400 femminile e nella 4x200 maschile.(in tutto 6 ragazzi e 10 ragazze). "Stiamo facendo gruppo ed esperienza, le staffette sono un settore su cui la nuova Fidal punta molto", spiega Frinolli. La qualità è già buona (magari non per una medaglia olimpica o mondiale), i risultati dei test della scorsa settimana non sono stati esaltanti, ma siamo pur sempre in aprile e l'obiettivo è di stare al top per i Mondiali di Pechino di agosto. Seagrave è convinto che soprattutto la 4x400 femminile, con Grenot, Bazzoni, Chigbolu e Milani, in prospettiva e in ambito europeo, può prendersi parecchie soddisfazioni (per esempio agli Europei outdoor di Amsterdam del prossimo anno). Frinolli ci fa il punto della situazione: "La 4x100 maschile è in un buon momento, nonostante la competizione maschile sia la più qualificata di tutte, la 4x100 femminile è composta da ragazze unite, che in pratica è il gruppo che si è esibito agli Europei di Zurigo dello scorso anno, più Gloria Hooper (che da mesi si allena a Bradenton con Seagrave, ndr), Ma le ragazze sono un po' più indietro con la preparazione: debbono ancora abituarsi, collettivamente e individualmente, a sopportare la pressione dell'alto livello. La 4x200 uomini è potenzialmente in crescita. La 4x400 donne può lottare per risultati importanti (stessa opinione di Seagrave, ndr)". Come per esempio la finale mondiale a Pechino.
Gruppi già compatti: "Sconvolgere una staffetta non è mai consigliabile", prosegue Frinolli. Ma come fare a lavorare sull'amalgama? E' necessario che i quattro siano anche amici: "Assolutamente no", spiega Andrea Colombo, psicologo dello sport al seguito della spedizione di Nassau. "Per aiutare gli atleti esistono tre modalità: colloqui individuali per conoscersi, incontri di gruppo finalizzati alla creazione del clima motivazionale in ogni gruppo staffetta, e poi al bisogno, su richiesta, diciamo così". Ma cosa toccare e cosa non toccare della psicologia dell'atleta che entra in un gruppo? "Mai forzare la sensazione che si stia vivendo l'esperienza unicamente come un obbligo, ciò che fa esprimere il talento non è il dovere, ma la partecipazione". Ci sono casi particolari? "Potrebbe emergere la difficoltà di quell'atleta che, rispetto ai compagni, vive nella paura di non sentirsi accettato, teme che il suo talento non venga apprezzato dagli altri".
Un buon viatico agli attuali azzurri (arriva dal prof. Filippo Di Mulo, sotto il quale la 4x100 maschile ottenne agli Europei di Barcellona del 2010 il record italiano con 38"17 (Donati, Collio, Di Gregorio, Checchucci), record per alcuni giorni sfiorato dai dubbi e da un colpo di coda (poco credibile) dell'inchiesta della magistratura di Bolzano sul doping di Schwazer: "Noi", racconta Di Mulo, che insegna Scienze Motorie in un liceo di Giarre, "siamo arrivati al record con atleti da 10"40, quindi quel record lo abbiamo ottenuto con tanta applicazione in quei momenti in cui si poteva guadagnare: i cambi. Il nostro differenziale è stato eccellente: 3"03. Ossia siamo scesi di 3 secondi e tre millesimi dalla somma dei quattro primati degli atleti coinvolti. Se la Giamaica avesse fatto altrettanto avrebbe chiuso la 4x100 di Londra in 36"10 o giù di lì". Di Mulo regala un "endorsement" ai ragazzi della staffetta di oggi: "Sono più veloci: Tumi, Obou, Desalu, Marani, Galvan, possono fare il nuovo record e magari fermare il cronometro a 38" netti, ma devono mettersi in testa di lavorare molto, come facemmo noi, sui cambi, con la videoanalisi, di tecnica e lavoro motivazionale per preparare una 4x100 non ce n'è mai abbastanza. Ma stiano tranquilli: per rendersi conto degli errori c'è sempre tempo". In punto, a quanto pare di capire, è rendersene conto. Quanti sbagliano, quanti vedono finire il testimone per terra, quanti non arrivano a "prendere" il compagno davanti, all'Italia è successo tante volte, qualche brutta figura da dimenticare (ma purtroppo indimenticabile). Ma anche qualche medaglia.
Sempre 4x100: a Helsinki, nella prima edizione dei mondiali nell'83, Tilli, Simionato, Pavoni e Mennea conquistarono l'argento con l'allora record italiano (38"37) dietro gli Stati Uniti di King, Gault, Smith e Lewis). Ai mondiali di Goteborg ('95), Puggioni, Madonia, Cipolloni e Floris presero il bronzo (39"07), poi bronzi e argenti europei e tante finali. Mennea un giorno s'era messo in testa di andare a protestare presso la Iaaf: voleva il bronzo olimpico di Los Angeles (la staffetta canadese era stata squalificata). Ma forse era soltanto un gioco. Non fu un gioco invece quando Pietro, con Franco Ossola, Luigi Benedetti e Pasqualino Abeti corsero a Barletta una 4x200 (il mezzo miglio è un'abitudine fra le staffette delle università americane) nell'estate del '72, sfidando, appunto, alcuni quartetti collegiali americani. Ebbene, in quel giorno caldo a Barletta gli azzurri stabilirono il primato del mondo con 1'21"15, che resistette per ben quattro anni. Fu il primo record del mondo di Pietro, un piccolo record per un piccolo Pietro che stava per diventare grande.
ORARI TV PER L'ITALIA- Prima giornata delle IAAF World Relays in diretta su EuroSport 2 HD dalle ore 1:00 alle 4:00 di domenica 3 maggio (replica dalle 21:30 alle 23:00 dello stesso giorno). Seconda giornata in differita lunedì 4 maggio ore 12:00-14:00 (replica ore 19:00-21:00). Differite anche su RaiSport 1: prima giornata, domenica 3 maggio, ore 22:30-1:00 - Seconda giornata: lunedì 4 maggio, ore 17:00-19:00.
"E' una rogna, bisogna accettare l'idea di mettere d'accordo e far convivere quattro egoisti", spiegava con una frase a effetto, ma non troppo lontana dalla realtà, Carlo Vittori, che ai suoi tempi doveva gestire le turbolenze affettuose (non sempre affettuose per la verità) che legavano e allontanavano Pietro Mennea dai suoi compagni di lavoro. Parlare di staffette è soprattutto parlare di 4x100, la più famosa e spettacolare di tutte. Per sua natura lo sprinter è esattamente ciò che descriveva Vittori, è uno che pensa (che deve pensare!) soltanto a se stesso, che deve correre senza preoccuparsi di chi gli sta accanto, senza farsi condizionare dai movimenti dell'altro, dalla partenza dai blocchi in avanti, è uno che vive una vita prestativa spesso brevissima (pensate a quanto dura un 60 metri!) in cui è sufficiente una distrazione minima, valutabile in millesimi di secondo, un appoggio appena più laterale, valutabile in millimetri, così come l'altezza del bacino da terra (il cosiddetto "carrello"), per scombinare tutto e alterare un risultato. Nella staffetta le distrazioni si moltiplicano e si fondono. L'obiettivo di una staffetta è azzerare le distrazioni, in un certo senso è accorciare la pista. Il sogno della 4x100 di ogni nazione che si presenta a una gara importante (o società affiliata a una qualsiasi federazione che si presenta ai suoi campionati) è un fluire costante del "testimone" di mano in mano, è come immaginare un uomo solo che si esprime attraverso quattro frazionisti: quest'uomo diviso in quattro è la quaternità dell'atletica, una specie di figura mistica che i tecnici delle staffette inseguono, cercando di comporre, ricostruire, perché esiste sempre la possibilità di migliorare il cambio da un frazionista all'altro, c'è sempre occasione di passare il testimone (in inglese si chiama, rudemente "baton") al massimo della velocità per chi sta dietro e al massimo dell'accelerazione per chi sta davanti. Il tutto in uno spazio predeterminato, segnato e ben visibile sulla pista mediate una linea gialla, inconfondibile (se il passaggio avviene oltre la staffetta è squalificata).
La 4x100 è il fascino dell'armonia, quattro solisti che non sono chiamati a effettuare dei controcanti, ma eseguire quattro assoli come se fosse uno, immaginate le chitarre di Mark Knopfler, David Gilmour, Carlos Santana e Eric Clapton eseguire un unico pezzo dandosi il cambio, come se una fosse l'emanazione dell'altra. Per correre una 4x100 al top, creare la quaternità, esprimere la massima velocità di punta, accorciare al massimo i tempi di cambio, non farsi condizionare dalla bassa capacità di controllo visivo (secondo, terzo e quarto frazionista assistono a quanto gli succede dietro a testa in giù e spesso con qualche atleta avversario nel proprio campo visivo) e approdare in allenamento all'automatizzazione del gesto (dei tre passaggi di testimone).
Restiamo alla 4x100 (a Nassau ci sarà anche Bolt fra gli atleti giamaicani nella 4x100 e nella 4x200): "La magia della staffetta è la capacità di un atleta di restare concentrato e prestativo anche senza correre, anche quando non tocca ancora a lui. La concentrazione degli atleti è fondamentale, l'aspetto emotivo decisivo", spiega Loren Seagrave, il coach americano che da qualche mese è diventato il consulente del settore sprint dell'atletica azzurra (che supervisiona con incontri periodici in Florida). "Direi quasi che 4x100 chieda ogni volta al velocista di esprimere una virtù che non rientra nel programma psicologico della sua disciplina e della sua cultura agonistica: la pazienza. Pensate ai secondi, terzi e quarti frazionisti di una 4x100. La gara è iniziata, non c'è dubbio, loro sono già in gara ma sono ancora fermi, anzi debbono restare fermi finché il compagno che li precede non giunge ad un punto stabilito della corsia". Pazienza. Pazienza ed esplosione. Un arnese insolito, uno consueto.
I velocisti azzurri di Seagrave, coordinati in Italia da Giorgio Frinolli e Riccardo Pisani, saranno in gara nelle due 4x100 (maschile e femminile), nella 4x400 femminile e nella 4x200 maschile.(in tutto 6 ragazzi e 10 ragazze). "Stiamo facendo gruppo ed esperienza, le staffette sono un settore su cui la nuova Fidal punta molto", spiega Frinolli. La qualità è già buona (magari non per una medaglia olimpica o mondiale), i risultati dei test della scorsa settimana non sono stati esaltanti, ma siamo pur sempre in aprile e l'obiettivo è di stare al top per i Mondiali di Pechino di agosto. Seagrave è convinto che soprattutto la 4x400 femminile, con Grenot, Bazzoni, Chigbolu e Milani, in prospettiva e in ambito europeo, può prendersi parecchie soddisfazioni (per esempio agli Europei outdoor di Amsterdam del prossimo anno). Frinolli ci fa il punto della situazione: "La 4x100 maschile è in un buon momento, nonostante la competizione maschile sia la più qualificata di tutte, la 4x100 femminile è composta da ragazze unite, che in pratica è il gruppo che si è esibito agli Europei di Zurigo dello scorso anno, più Gloria Hooper (che da mesi si allena a Bradenton con Seagrave, ndr), Ma le ragazze sono un po' più indietro con la preparazione: debbono ancora abituarsi, collettivamente e individualmente, a sopportare la pressione dell'alto livello. La 4x200 uomini è potenzialmente in crescita. La 4x400 donne può lottare per risultati importanti (stessa opinione di Seagrave, ndr)". Come per esempio la finale mondiale a Pechino.
Gruppi già compatti: "Sconvolgere una staffetta non è mai consigliabile", prosegue Frinolli. Ma come fare a lavorare sull'amalgama? E' necessario che i quattro siano anche amici: "Assolutamente no", spiega Andrea Colombo, psicologo dello sport al seguito della spedizione di Nassau. "Per aiutare gli atleti esistono tre modalità: colloqui individuali per conoscersi, incontri di gruppo finalizzati alla creazione del clima motivazionale in ogni gruppo staffetta, e poi al bisogno, su richiesta, diciamo così". Ma cosa toccare e cosa non toccare della psicologia dell'atleta che entra in un gruppo? "Mai forzare la sensazione che si stia vivendo l'esperienza unicamente come un obbligo, ciò che fa esprimere il talento non è il dovere, ma la partecipazione". Ci sono casi particolari? "Potrebbe emergere la difficoltà di quell'atleta che, rispetto ai compagni, vive nella paura di non sentirsi accettato, teme che il suo talento non venga apprezzato dagli altri".
Un buon viatico agli attuali azzurri (arriva dal prof. Filippo Di Mulo, sotto il quale la 4x100 maschile ottenne agli Europei di Barcellona del 2010 il record italiano con 38"17 (Donati, Collio, Di Gregorio, Checchucci), record per alcuni giorni sfiorato dai dubbi e da un colpo di coda (poco credibile) dell'inchiesta della magistratura di Bolzano sul doping di Schwazer: "Noi", racconta Di Mulo, che insegna Scienze Motorie in un liceo di Giarre, "siamo arrivati al record con atleti da 10"40, quindi quel record lo abbiamo ottenuto con tanta applicazione in quei momenti in cui si poteva guadagnare: i cambi. Il nostro differenziale è stato eccellente: 3"03. Ossia siamo scesi di 3 secondi e tre millesimi dalla somma dei quattro primati degli atleti coinvolti. Se la Giamaica avesse fatto altrettanto avrebbe chiuso la 4x100 di Londra in 36"10 o giù di lì". Di Mulo regala un "endorsement" ai ragazzi della staffetta di oggi: "Sono più veloci: Tumi, Obou, Desalu, Marani, Galvan, possono fare il nuovo record e magari fermare il cronometro a 38" netti, ma devono mettersi in testa di lavorare molto, come facemmo noi, sui cambi, con la videoanalisi, di tecnica e lavoro motivazionale per preparare una 4x100 non ce n'è mai abbastanza. Ma stiano tranquilli: per rendersi conto degli errori c'è sempre tempo". In punto, a quanto pare di capire, è rendersene conto. Quanti sbagliano, quanti vedono finire il testimone per terra, quanti non arrivano a "prendere" il compagno davanti, all'Italia è successo tante volte, qualche brutta figura da dimenticare (ma purtroppo indimenticabile). Ma anche qualche medaglia.
Sempre 4x100: a Helsinki, nella prima edizione dei mondiali nell'83, Tilli, Simionato, Pavoni e Mennea conquistarono l'argento con l'allora record italiano (38"37) dietro gli Stati Uniti di King, Gault, Smith e Lewis). Ai mondiali di Goteborg ('95), Puggioni, Madonia, Cipolloni e Floris presero il bronzo (39"07), poi bronzi e argenti europei e tante finali. Mennea un giorno s'era messo in testa di andare a protestare presso la Iaaf: voleva il bronzo olimpico di Los Angeles (la staffetta canadese era stata squalificata). Ma forse era soltanto un gioco. Non fu un gioco invece quando Pietro, con Franco Ossola, Luigi Benedetti e Pasqualino Abeti corsero a Barletta una 4x200 (il mezzo miglio è un'abitudine fra le staffette delle università americane) nell'estate del '72, sfidando, appunto, alcuni quartetti collegiali americani. Ebbene, in quel giorno caldo a Barletta gli azzurri stabilirono il primato del mondo con 1'21"15, che resistette per ben quattro anni. Fu il primo record del mondo di Pietro, un piccolo record per un piccolo Pietro che stava per diventare grande.
ORARI TV PER L'ITALIA- Prima giornata delle IAAF World Relays in diretta su EuroSport 2 HD dalle ore 1:00 alle 4:00 di domenica 3 maggio (replica dalle 21:30 alle 23:00 dello stesso giorno). Seconda giornata in differita lunedì 4 maggio ore 12:00-14:00 (replica ore 19:00-21:00). Differite anche su RaiSport 1: prima giornata, domenica 3 maggio, ore 22:30-1:00 - Seconda giornata: lunedì 4 maggio, ore 17:00-19:00.