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Dollari, sponsor e tv: cowboy come rockstar, fanno concorrenza alle stelle di football e basket

I protagonisti della 'Professional Bull Riders', la lega Usa dei rodei, sono pagati in media quasi più delle superstar di Nfl e Nba: basta rimanere in sella ai tori per otto secondi. Una mania che conta oltre tre milioni di fan e che oltrepassa i confini degli stati tradizionali come Texas e Oklahoma FOTO

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ROMA - Migliaia di dollari in tasca per qualche istante in sella a un toro. Negli Stati Uniti i cowboy che fanno parte della Professional Bull Riders, la principale lega di rodei, sono ormai stelle come i campioni Nfl o Nba. E spesso pagati meglio, lavorando meno. Basta non cascare entro otto secondi e piovono dollari. Il vincitore delle World Series 2014, il brasiliano Joao Ricardo Vieira, ha messo assieme quest'anno circa 304 mila dollari. In media, 1268 dollari per ogni secondo in cui ha tenuto testa all'animale. Ndamukong Suh, Detroit Lions, il più pagato nella Nfl con 22,5 milioni di dollari annui, l'anno scorso ha guadagnato 934 dollari al secondo. Ancora meno Kobe Bryant, cinque anelli vinti in carriera con i Los Angeles Lakers (Nba) e contratto da 23,5 mln di dollari l'anno: per lui 324 dollari al secondo per le 35 partite giocate (su 82) nella regular season 2015. E lo stesso discorso vale per Zack Greinke, lanciatore dei Los Angeles Dodgers, 30 mln di dollari l'anno scorso in banca per 212 dollari a ogni ticchettìo di orologio e per Alex Ovechkin, santità della National Hockey League che ha incassato 97 dollari al secondo dai Washington Capitals (ingaggio poco meno di dieci mln di dollari annui).

Ma è solo l'inizio. Per i cowboy arrivano assegni dagli sponsor. E i montepremi dei tornei crescono, con la rodeo mania che conta tre milioni di fan, non attingendo solo negli Stati con tradizione di stivali e cappelli come Texas (i San Antonio Spurs ogni anno sono costretti per oltre un mese a girovagare nei palazzetti Nba cedendo il loro ai rodei) e Oklahoma. Trecento eventi live l'anno, da gennaio a maggio, poi da agosto a ottobre, con le World Series. Bull riders accolti come rockstar in arene sold out, dal Madison Square Garden a California, Arizona. Per questo motivo la WWE/IMG, colosso dell'entertainment statunitense - sotto contratto Ben Affleck e Matt Damon -, ha acquistato due mesi fa per circa 110 mln di dollari la Professional Bull Riders da Spire, società di private equity newyorkese che otto anni fa aveva rilevato le quote di maggioranza da una ventina di cowboy in pensione dopo aver investito mille dollari a testa nella società nel 1992. Investimento dal rischio calcolato. I cowboy che si avvitano su se stessi per evitare di essere disarcionati dai tori incollano gli americani (e non solo) davanti alla tv: 37 partner televisivi in 114 Paesi, serbatoio da oltre mezzo miliardo di spettatori, oltre alle dirette trasmesse dalla Cbs.
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Ma non è un mondo solo a colori. Gli attori protagonisti dei rodei fanno i conti con ritmi da globetrotter. Sempre in viaggio, tra una competizione e l'altra. E una preparazione maniacale, sulle caratteristiche tecniche dei tori da montare, analizzati al video durante i lunghi viaggi. E a differenza dei campioni delle quattro leghe principali americane con i loro contratti garantiti, come tennisti e golfisti incassano solo in base ai risultati. Senza dimenticare gli infortuni, i segni sul corpo e mente che lasciano le cadute dai tori.