MILANO - Chissà come reagirebbe Nils Liedholm, appassionato di astrologia e convinto che i nati sotto il segno della Bilancia fossero più bravi degli altri a giocare a calcio. Il Barone poteva citare se stesso, Falcao e Paolo Rossi. Senza contare i fuoriclasse dell'era successiva a quella del mitico allenatore di Milan e Roma: Totti e Shevchenko, segno Bilancia e vicini di compleanno negli ultimi dieci giorni del settembre 1976 (Ronaldo fuori dal club per poche ore essendo nato il 22 settembre). Evidentemente i selezionatori dei settori giovanili italiani non sono dello stesso parere di Liedholm. A scorrere le date di nascita dei principali vivai nazionali si scopre una netta prevalenza dei ragazzi nati nel primo semestre dell'anno. Abbastanza sorprendenti questi dati. Analizzando i 1.358 giovani talenti di Giovanissimi, Allievi Nazionali e Primavera delle 20 squadre di Serie A si scopre che i nati nel primo semestre sono ben 988, quelli del secondo appena 370 (il 27%). Una sproporzione ancora più clamorosa se si considera che, statistiche Istat alla mano, ogni anno in Italia nascono più bambini dal 1° luglio al 31 dicembre, rispetto al periodo compreso tra il 1° gennaio e il 30 giugno. Invece i vivai italiani fotografano una realtà esattamente opposta.
Quali sono le cause di questo fenomeno? Tra i responsabili di settore giovanile si preferisce glissare. Qualcuno cita studi americani sulla maggiore abilità sportiva dei nati del primo semestre. Altri si stupiscono per i numeri e sostengono che sia solo un caso. Ma la verità è abbastanza intuitiva: "La prima selezione viene fatta tra gli 8 e 10 anni - spiega un dirigente di lungo corso - a quell'età un bambino nato a gennaio o febbraio è nettamente in vantaggio fisicamente rispetto a un coetaneo di novembre e dicembre". E' in quella fase che viene immessa nel sistema calcio la 'materia prima' che poi verrà modellata negli anni successivi. E la scelta viene fatta per qualche centimetro e qualche chilo in più. Ci sono altre due cause minori. La prima: i giovani stranieri nati nel primo semestre si svincolano prima, quindi è più facili ingaggiarli. La seconda: in parte questo sbilanciamento è un retaggio dell'epoca in cui le categorie erano calcolate su biennio a cavallo dei semestri e non su biennio da 1° gennaio a 31 dicembre come succede adesso (la Figc sta studiando ulteriori modifiche per rendere più strette queste finestre).
Sorprende notare che anche dirigenti espertissimi siano convinti che col tempo scompaia la vistosa differenza anagrafica, retaggio della prima selezione. Non è così. La correzione è minima. Nei Giovanissimi Nazionali i nati nel secondo semestre sono solo il 22%. In Primavera il rapporto sale al 29%, quindi esiste una minima risalita dovuta a fattori tecnici nel momento in cui lo sviluppo fisico si avvicina al culmine. Esistono club dove, prendendo come riferimento le tre categorie principali, i nati nel secondo semestre sono una rarità: ad esempio, Empoli e Inter con percentuali intorno al 15% (peraltro due dei settori giovanili migliori d'Italia). Anche le Nazionali giovanili azzurre confermano questa tendenza. In un'interessantissima tesi del 2013, Claudio Valentini, studente della facoltà di Scienze Motorie dell'Università Statale di Milano, ora preparatore atletico di squadre dilettantistiche della zona del Lago d'Orta, ha evidenziato addirittura una prevalenza per trimestre. In quell'annata ben il 54% dei convocati dell'Under 16 era nato tra gennaio e marzo (tra ottobre e dicembre solo il 5%). La percentuale era scesa al 38% nell'Under 21 e al 28% nella Nazionale A.
Significa che, a poco a poco, i valori tecnici emergono recuperando sulla maggiore robustezza fisica. Lo dimostra anche l'analisi delle squadre arrivate ai quarti di finale dell'ultima Champions League: Bayern, Porto e Monaco avevano una prevalenza di nati nel secondo semestre. Quello che succede in tre delle migliori otto formazioni d'Europa non succede in nessuna delle 60 principali squadre giovanili dei vivai di Serie A. Vuol dire che ovviamente i ragazzi bravi a giocare a calcio nascono in ogni mese dell'anno, non solo nei primi sei. Ma chi viene alla luce dal 1° luglio in poi ha la strada in salita e recupera in maniera molto parziale solo negli anni successivi (va detto che i criteri italiani vengono seguiti anche all'estero, solo l'Inghilterra fa eccezione in modo vistoso). Quanti bambini si perdono in questa selezione? Quante risorse calcistiche finiscono per disperdersi in omaggio a scelte effettuate solo sul fisico in età pre-adolescenziale? Sono domande che dovrebbero preoccupare una Federazione come quella italiana alle prese con un costante deficit di talenti. Il Barone Liedholm, oroscopo calcistico alla mano, non si darebbe pace.
Quali sono le cause di questo fenomeno? Tra i responsabili di settore giovanile si preferisce glissare. Qualcuno cita studi americani sulla maggiore abilità sportiva dei nati del primo semestre. Altri si stupiscono per i numeri e sostengono che sia solo un caso. Ma la verità è abbastanza intuitiva: "La prima selezione viene fatta tra gli 8 e 10 anni - spiega un dirigente di lungo corso - a quell'età un bambino nato a gennaio o febbraio è nettamente in vantaggio fisicamente rispetto a un coetaneo di novembre e dicembre". E' in quella fase che viene immessa nel sistema calcio la 'materia prima' che poi verrà modellata negli anni successivi. E la scelta viene fatta per qualche centimetro e qualche chilo in più. Ci sono altre due cause minori. La prima: i giovani stranieri nati nel primo semestre si svincolano prima, quindi è più facili ingaggiarli. La seconda: in parte questo sbilanciamento è un retaggio dell'epoca in cui le categorie erano calcolate su biennio a cavallo dei semestri e non su biennio da 1° gennaio a 31 dicembre come succede adesso (la Figc sta studiando ulteriori modifiche per rendere più strette queste finestre).
Sorprende notare che anche dirigenti espertissimi siano convinti che col tempo scompaia la vistosa differenza anagrafica, retaggio della prima selezione. Non è così. La correzione è minima. Nei Giovanissimi Nazionali i nati nel secondo semestre sono solo il 22%. In Primavera il rapporto sale al 29%, quindi esiste una minima risalita dovuta a fattori tecnici nel momento in cui lo sviluppo fisico si avvicina al culmine. Esistono club dove, prendendo come riferimento le tre categorie principali, i nati nel secondo semestre sono una rarità: ad esempio, Empoli e Inter con percentuali intorno al 15% (peraltro due dei settori giovanili migliori d'Italia). Anche le Nazionali giovanili azzurre confermano questa tendenza. In un'interessantissima tesi del 2013, Claudio Valentini, studente della facoltà di Scienze Motorie dell'Università Statale di Milano, ora preparatore atletico di squadre dilettantistiche della zona del Lago d'Orta, ha evidenziato addirittura una prevalenza per trimestre. In quell'annata ben il 54% dei convocati dell'Under 16 era nato tra gennaio e marzo (tra ottobre e dicembre solo il 5%). La percentuale era scesa al 38% nell'Under 21 e al 28% nella Nazionale A.
Significa che, a poco a poco, i valori tecnici emergono recuperando sulla maggiore robustezza fisica. Lo dimostra anche l'analisi delle squadre arrivate ai quarti di finale dell'ultima Champions League: Bayern, Porto e Monaco avevano una prevalenza di nati nel secondo semestre. Quello che succede in tre delle migliori otto formazioni d'Europa non succede in nessuna delle 60 principali squadre giovanili dei vivai di Serie A. Vuol dire che ovviamente i ragazzi bravi a giocare a calcio nascono in ogni mese dell'anno, non solo nei primi sei. Ma chi viene alla luce dal 1° luglio in poi ha la strada in salita e recupera in maniera molto parziale solo negli anni successivi (va detto che i criteri italiani vengono seguiti anche all'estero, solo l'Inghilterra fa eccezione in modo vistoso). Quanti bambini si perdono in questa selezione? Quante risorse calcistiche finiscono per disperdersi in omaggio a scelte effettuate solo sul fisico in età pre-adolescenziale? Sono domande che dovrebbero preoccupare una Federazione come quella italiana alle prese con un costante deficit di talenti. Il Barone Liedholm, oroscopo calcistico alla mano, non si darebbe pace.